Perché la lingua russa è così difficile?

30 gennaio 2017 Oleg Egorov, RBTH
Un idioma tanto bello quanto complesso, composto da 33 lettere dell’alfabeto e una fonetica ancora più ricca. Rbth ha cercato di capire perché il russo è così ostico per gli studenti stranieri

“Quasi tutta la grammatica più ostica nel russo finisce al livello A2. Poi si comincia ad assaporare la libertà e lo sconfinato piacere di questa lingua”, dice Natalya Blinova, insegnante di lingua russa. Fonte: Каterina Lobanova“Quasi tutta la grammatica più ostica nel russo finisce al livello A2. Poi si comincia ad assaporare la libertà e lo sconfinato piacere di questa lingua”, dice Natalya Blinova, insegnante di lingua russa. Fonte: Каterina Lobanova

“Era piena di segni sconosciuti”. Così la traduttrice giapponese Mayu Okamoto descrive il suo primo approccio con la scrittura in cirillico. Gli stranieri, abituati ai caratteri latini (anche la maggioranza di chi vive in Asia di solito ha dimestichezza con la lingua inglese), comprendono fin dal primo sguardo che il russo è una lingua speciale.

Lettere indecifrabili

Natalya Blinova, che insegna lingua russa agli stranieri, racconta che gli studenti stranieri entrano subito in agitazione quando scoprono che il russo ha 33 lettere dell’alfabeto e una fonetica ancora più ricca. Non sempre le lettere si leggono come si scrivono (per esempio, anziché “khorosho”, i russi dicono “kharasho”) e anche le altre lettere e gli altri suoni sono alquanto singolari.

Particolarmente difficile è capire come si pronuncia la lettera “y” (ы). In un forum su internet una studentessa anglofona ha scritto che i suoi amici russi le hanno consigliato di “estrapolare” dalla tavola fonetica un suono intermedio tra il “segno molle” e la “i”, ma non tutti riescono a pronunciarlo. Una volta che ci si è abituati alla “y”, viene il momento di cimentarsi con lettere come la “sha” (ш) e la “shcha” (щ) che gli stranieri riescono a distinguere solo per una specie di zampina presente in una delle due lettere. Non c’è altro modo.

Inoltre, per uno straniero non è facile abituarsi all’accento russo: non solo l’accento in russo può cadere su qualunque sillaba (a differenza, per esempio, del francese), ma muta a seconda della forma della parola.
“È praticamente imprevedibile - dice Anna Soloveva, docente dell’Istituto di Lingua e cultura russa dell’Mgu -. È impossibile capire come mai al plurale 'stol' (tavolo) fa 'stolý' con l’accento sulla 'y' e 'telefón' (telefono) diventa 'telefóny'".

I casi

Supponiamo che uno straniero sia riuscito a farsi strada nella giungla della fonetica russa e abbia imparato a pronunciare correttamente le parole, a questo punto si trova di fronte a un nuovo scoglio: la grammatica. “La cosa più difficile per me nel russo è stato imparare a usare i casi, noi ne abbiamo di meno”, racconta uno studente tedesco di lingua russa, Simon Schirrmacher, parlando della sua esperienza. Simon è riuscito a imparare l’uso dei casi solo dopo circa un anno di soggiorno in Russia.

Questo è uno scoglio particolarmente difficile per gli stranieri nella cui lingua madre i casi sono assenti o non incidono sulla forma del sostantivo. 

“Mi sembrava incredibile che una parola dovesse trasformarsi a seconda del caso. Era un incubo! - dice Mayu Okamoto -. E poi c’è anche il problema della coniugazione dei verbi. Ogni volta che stai per pronunciare una frase, devi prima pensare a come dovrai modificare ogni parola e a quale forma verbale dovrai scegliere”

Le difficoltà coi verbi

Il know-how della lingua russa che gli stranieri faticano a comprendere è l’uso degli aspetti verbali, vale a dire delle forme dell’imperfettivo e del perfettivo. “Spero davvero di riuscire a decifrare un giorno o l’altro questo problema”, dichiara Simon Schirrmacher in un tono gentile che però tradisce il suo scetticismo. Mayu Okamoto descrive così la sua esperienza: “Ricordo di aver letto un centinaio di volte il manuale e di aver esaminato anche i disegni: ma qual era la differenza tra la forma ‘on prishel’ e ‘on prikhodil’ (è venuto). Cosa vuol dire? Che adesso lui è qui? Che è rimasto o che è già andato via? È terribile”.

Un’altra difficoltà che s’incontra è l’uso dei verbi di moto che nel russo sono in grandissimo numero. “Per esempio, per un verbo così semplice come ‘andare’ in italiano nella lingua russa esistono varie forme: ‘khodit’, ‘idti’, ‘poiti’, ‘ekhat’, ‘poekhat’, ‘ezdit’”, dice Natalya Blinova, enumerandole tutte. Anna Soloveva cita come esempio il suo verbo preferito, “katatsya”, che si può tradurre col significato di “utilizzare un mezzo di trasporto non solo per spostarsi, ma anche per svago”. Inoltre, con l’aggiunta di prefissi tutti i verbi possono cambiare significato. Anche questa regola non facilita certo la vita agli stranieri.

Un lato piacevole

Tuttavia, non è il caso di disperarsi: per alcuni aspetti il russo risulta una lingua più facile delle altre. I docenti menzionano, in primo luogo, la mancanza di articoli e il minor numero di tempi verbali (rispetto alle altre lingue europee) che in russo sono solo tre.

Soloveva ritiene che lo studio del russo non sia meno impegnativo di quello dell’inglese, basta abituarsi. “Se uno straniero studiasse il russo, come l’inglese, fin dalla prima infanzia, non gli sembrerebbe così difficile”, assicura la linguista. Natalya Blinova, a sua volta, rileva che esistono lingue ancora più difficili del russo: per esempio, il cinese o l’arabo.

“Nel russo quasi tutta la grammatica più ostica finisce al livello A2 - spiega Natalya Blinova -. Poi si comincia ad assaporare la libertà e lo sconfinato piacere che può dare l’apprendimento di una lingua così grande e bella”. 

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