Siria, perché i raid russi partono dall’Iran?

17 agosto 2016 Nikolaj Litovkin, RBTH
Con l’utilizzo da parte di Mosca della base iraniana di Hamadan si apre una nuova fase nella lotta contro il terrorismo e si disegnano nuovi equilibri sullo scacchiere mediorientale
Syria Iran
Dal 16 agosto i bombardieri russi hanno iniziato a utilizzare la base iraniana di Hamadan. Fonte: Mil.ru

Aerei dell’aviazione militare russa sono stati trasferiti il 16 agosto nella base aerea di Hamadan, in Iran. Al momento un battaglione di sei Tu-22M3 e di quattro Su-34 sta eseguendo interventi nella zona nord-orientale della Siria. Il 17 agosto, a seguito di un’operazione nella provincia di Deir ez-Zor, sono stati annientati due posti di commando dell’Is e oltre 150 militanti.

L'importanza della base di Hamadan

In un primo momento i voli dei bombardieri a lungo raggio Tu-22M3 partivano dall’aeroporto di Mozdok, nell’Ossezia del Nord (a 1.700 chilometri a sud di Mosca) e seguivano la rotta Mar del Caspio, Iran, Iraq e ritorno. In totale, ogni aereo percorreva 5.000 chilometri. Con i serbatoi di carburante pieni, l’arsenale di ogni Tu-22M3 poteva essere riempito solo di un terzo: dalle sei alle otto tonnellate di testate. Secondo il Ministero russo della Difesa era quindi necessario dislocare gli aerei direttamente nella zona dei combattimenti, aumentando così l’efficacia dei voli.

Secondo il presidente del Centro internazionale di analisi geopolitica, il colonnello generale in congedo Leonid Ivashov, la base aerea di Hmeimim in Siria non è adatta ai Tu-22M3 visto che la pista di atterraggio è troppo corta e mancano infrastrutture necessarie.

È per questo che la Russia si è rivolta all’Iran con la richiesta di poter dispiegare i propri velivoli in una delle basi aeree locali.

“Abbiamo aumentato di almeno tre volte l’efficacia dei voli dell’aviazione a lungo raggio – ha detto Ivashov -. Ora ogni bombardiere Tu-22M3 può trasportare 20 tonnellate di testate e può colpire dai 4 ai 5 obiettivi durante il volo”.

Tuttavia Hamadan non costituisce una base militare della Federazione Russa nel senso classico del termine. “Con il termine ‘base’ si può far riferimento a diverse cose – ha spiegato a Rbth il direttore del Centro di analisi strategica e tecnologica di Mosca Ruslan Pukhov -. Si può intendere una cittadella militare a tutti gli effetti o una decina di aerei da combattimento con il proprio personale. Hamadan non è una ‘Hmeimim 2’”.

I combattimenti ad Aleppo

Così come sostiene l’analista militare del giornale Lenta.ru Ilya Kramnik, il dispiegamento dei bombardieri russi in Iran cambia in modo significativo il braccio di ferro nella lotta contro il terrorismo.

“Il trasferimento dei Tu-22M3 e dei Su-34 in Iran non significa un ritorno delle forze armate russe in Medio Oriente – sostiene l’esperto -. Si tratta di una mossa strategica e di un rafforzamento qualitativo delle forze aerospaziali per il mantenimento del numero di velivoli impiegati nelle operazioni”. Secondo lui, l’obiettivo principale oggi è la vittoria delle forze governative nella battaglia di Aleppo. “Le truppe dello Stato Islamico stanno cercando di cambiare le sorti della battaglia con attentati terroristici suicidi, che stanno infliggendo una forte pressione psicologica e morale alle truppe siriane”.

Così come ha sottolineato, il compito della Russia è quello di distruggere i campi di addestramento dei terroristi suicidi, permettendo così alle forze governative di cambiare il corso della battaglia in una delle città chiave della Siria.

La questione dal punto di vista politico e militare

Secondo gli esperti, in questo modo Mosca e Teheran passano da un modello di business pragmatico di "acquirente-fornitore di armi" a una cooperazione militare. Tuttavia è presto per parlare di un riavvicinamento completo dei due Paesi.

Così come ha spiegato Pukhov, lo scopo dell'intervento russo in Siria non è solo quello di sostenere il governo di Assad e di combattere contro il terrorismo, ma anche di uscire da un isolamento politico-diplomatico nel quale il Paese è sprofondato dopo la crisi ucraina. "Di fatto abbiamo costretto i partner europei a sedersi attorno al tavolo dei negoziati e a risolvere la questione del Medio Oriente insieme. Hamadan è un altro segnale che indica che la Russia non ha intenzione di rinunciare ai propri interessi".

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