Investimenti: migliorano le condizioni ma l'entusiasmo resta basso

11 aprile 2017 Kira Kalinina, RBTH
Secondo le stime dell’Onu, gli investimenti in Russia nel 2016 sarebbero stati pari a 19 miliardi di dollari: tre volte inferiori rispetto al periodo precedente alla crisi
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La percentuale di investitori che valuta positivamente il contesto imprenditoriale in Russia nel 2016 è quadruplicata. Fonte: Getty Images

Nell’ultimo rapporto della Conferenza delle Nazioni Unite su commercio e sviluppo, il flusso degli investimenti diretti in Russia è stimato a 19 miliardi di dollari. Si tratta di un volume tre volte inferiore a quello del periodo precedente alla crisi del 2013 (oltre 69,2 miliardi di dollari) e di quasi due volte inferiore a quello della crisi del 2009 (36,6 miliardi di dollari). Perché il miglioramento del clima imprenditoriale non produce come conseguenza un flusso di investimenti nel Paese?

L’opinione del mondo del business straniero

Secondo i dati dell’indagine “Valutazione del contesto economico della Russia”, effettuata dall’Unione industriali e imprenditori russi (Rspp) e dall’agenzia FleishmanHillard Vanguard – dati a disposizione di Rbth – la percentuale di investitori, che valutano positivamente il contesto imprenditoriale in Russia, nel 2016 è quadruplicata, passando al 23%, dal 6% del 2015.

Il mutamento della percezione potrebbe produrre effettivi risultati nei prossimi anni. “La valutazione positiva della dinamica del contesto imprenditoriale russo nel 2016 potrebbe significare che si registreranno investimenti concreti nel 2017 e nel 2018”, ritiene Elena Fadeeva, amministratore delegato della società FleishmanHillard Vanguard, che ha svolto l’indagine. L’oggetto dell’indagine non riguarda tanto gli investimenti effettuati quanto gli umori degli investitori, rileva la Fadeeva. È importante, aggiunge, che la politica investitiva del governo abbia potuto utilizzare le avvisaglie di un clima positivo, adattandosi agilmente alla situazione economica e alle sfide globali.

Nonostante il trend positivo i businessmen stranieri continuano a rilevare problemi nel contesto imprenditoriale della Russia, riscontrando in particolare considerevoli barriere in campo amministrativo (47% degli intervistati), carenza di quadri qualificati (47%) e un aumento dei prezzi (45%). Secondo quanto si rileva nell’indagine, a rivestire un altro ruolo rilevante, seppure minore, è anche la corruzione degli organi di potere (29%).

Gli investimenti diretti e il rapporto Doing Business

I dati dell’indagine condotta da Rssp e FleishmanHillard Vanguard non sono l’unico indicatore del miglioramento del clima di investimento in Russia. Negli ultimi quattro anni il Paese ha conquistato 52 posizioni nel ranking della Banca Mondiale “Doing Business” sulla qualità dell’attività d’impresa, passando dal 92esimo posto del 2013 al 40esimo nel 2016. Tuttavia, questo notevole miglioramento del clima di investimento non è servito ad attirare investitori durante il periodo della crisi economica.

A detta di Dmitrij Pankin, direttore della Banca eurasiatica per lo sviluppo, che effettua il monitoraggio dell’attività investitiva nei paesi dell’Unione economica eurasiatica (Russia, Kazakhstan, Bielorussia, Kirghizia e Armenia) si osserva un’incongruità tra l’avanzamento nel ranking Doing Business e il flusso di investimenti reali. “Esiste il rapporto Doing Business e ogni paese dell’Unione economica eurasiatica (Uee) si prefigge come obiettivo l’avanzamento nel ranking. Attualmente la Russia si trova al 40esimo posto nel ranking, il Kazakhstan al 35esimo, la Bielorussia al 37esimo”, afferma Pankin.

Tuttavia, malgrado l’avanzamento ottenuto nel ranking, il volume degli investimenti diretti nell’Uee negli ultimi anni si è ridotto. “Nel 2013 era pari a 622 miliardi di dollari, ma quest’anno è calato a 404 miliardi”, sostiene Pankin. Ciò attesterebbe che l’avanzamento ottenuto nel ranking Doing Business è solo un cambiamento formale e che occorre “analizzare più nel profondo la situazione delle nostre econonomie”. Secondo Pankin, uno dei fattori che ostacolano l’afflusso di nuovi investimenti all’interno dell’Uee è l’elevata quota del settore pubblico nei paesi membri. In Kazakhstan, per esempio, tale indicatore raggiunge un livello del 60% e in Russia del 70%.

Il rapporto Doing Buisness non è in grado di valutare in modo esaustivo il livello di qualità della vita d’impresa, concorda con lui Ekaterina Trofimova, amministratore delegato dell’Agenzia di rating Akra. “Questo ranking mira a valutare la complessità dell’interazione tra business e potere, e non gli ostacoli complessivi di chi fa impresa, vale a dire che non prende in considerazione i rischi, lo stato dell’economia, il sistema finanziario e così via”, precisa la Trofimova.

A suo avviso, “l’informazione più preziosa fornita dal ranking è indicare chiaramente quali sono i lati deboli dell’interazione tra pubblico e privato, il che per la Russia concerne di solito prevalentemente  il controllo sull’import-export e l’ottenimento di licenze edilizie”. 

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