Petrolio, Gazprom Neft intensifica estrazioni nonostante l'Isis

11 gennaio 2017 Igor Rozin, RBTH
Anche se i giacimenti si trovano vicino a una zona del Kurdistan iracheno controllata dallo Stato Islamico, la compagnia russa prevede di incrementare la produzione del 17,3% rispetto agli ultimi anni
oil fields
Pozzo di petrolio nel Kurdistan iracheno. Fonte: AP

Gazprom Neft, una delle maggiori compagnie petrolifere russe, sta progettando di intensificare le operazioni di estrazione di petrolio vicino alle zone controllate dallo Stato Islamico in Kurdistan. I vertici dell’impresa sembrano infatti intenzionati a non interrompere le estrazioni nei tre giacimenti situati vicino alle zone interessate dagli scontri militari nei territori controllati dall’Isis nel nord dell’Iraq. Lo riporta il giornale Rbc Daily, citando l’intervista a un rappresentante anonimo di Gazprom Neft. Secondo il giornale, l’azienda vorrebbe incrementare i livelli di estrazioni a 220.000 tonnellate, il 17,3% in più rispetto al volume degli ultimi anni.

“Il fatto che una compagnia petrolifera continui a portare avanti la propria attività a 50 chilometri dagli scontri potrebbe sembrare un fatto alquanto estremo, ma non si tratta di un caso isolato, né in Iraq, né in altre zone interessate da conflitti armati – ha commentato Marat Terterov, fondatore e direttore esecutivo di Brussels Energy Club in un’intervista a Rbth -. Nel 2014 l’Isis si trovava a una distanza analoga alle principali aree di estrazione in Iraq, nella città di Bassora, e le aziende non hanno interrotto i lavori. Credo che i centri di produzione di oggi siano adeguatamente protetti da potenti imprese di sicurezza. Inoltre buona parte delle imprese petrolifere possiede un’assicurazione premium sui rischi quando operano in zone di questo tipo”.

Nella regione del Kurdistan, Gazprom Neft esplora i giacimenti insieme al governo regionale del Kurdistan e possiede l’80% dei giacimenti di Halabdzha e Shakal, mentre il governo curdo possiede il restante 20%, fa sapere Rbc Daily. Un terzo giacimento, quello di Garmian, è invece esplorato insieme alla compagnia petrolifera canadese WesternZagros e le azioni, secondo Rbc Daily, sono divise equamente: un 40% ciascuna e il restante 20% al governo del Kurdistan.

“È possibile trasportare il petrolio estratto dai giacimenti curdi fino in Turchia attraverso l’oleodotto Kirkuk-Ceyhan – ha commentato Igor Yushkov, analista capo della Fondazione Sicurezza Energetica Nazionale russa, facendo notare che è pressoché impossibile sapere chi acquista il petrolio dei tre giacimenti sfruttati da Gazprom nel Kurdistan iracheno -. Il petrolio di un preciso giacimento può mescolarsi con quello di altri giacimenti nell’oleodotto, e in questo modo non si può sapere chi acquista esattamente il petrolio prodotto da un’impresa in concreto. Inoltre le compagnie petrolifere lo rivendono a imprenditori privati che successivamente lo rivendono in piccole quantità”.

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