Yandex Vs Google, lo scontro dei titani

11 novembre 2015 Anna Kuchma, RBTH
Il Servizio federale antimonopoli russo ha riconosciuto Google colpevole di violazione della legge “Sulla tutela della concorrenza”. La causa era stata intentata dal motore di ricerca russo Yandex. Ora entro il 18 novembre Google dovrà decidere se autorizzare i produttori del dispositivo Android a preinstallare gli applicativi della concorrenza. Incluso quello di Yandex
Google VS Yandex
Il logo di Google in un ufficio a Toronto FonteReuters

Rbth ha chiesto ad Anton Krokhmalyuk, esperto di internet e responsabile del marketing di E-Legion, cosa veramente è accaduto. 

“Nel febbraio 2015, su richiesta di Yandex, il Servizio federale antimonopoli russo ha intentato causa contro Google - spiega Krokhmalyuk -. La società It russa ha accusato la società americana di abuso di posizione dominante nel mercato dei dispositivi Android”.

In che modo Google ha potuto violare la legge sulla concorrenza?

Quanto costa un gigabyte

Quello di Android è un sistema operativo gratuito di Google che domina il mercato dei dispositivi mobili iOs, occupando una quota dell’85%. Lo scorso anno in dicembre la società It americana ha proibito ai produttori di dispositivi mobili Android di preinstallare (vale a dire scaricare sul telefonino prima di pagare) gli applicativi della concorrenza, inclusi i motori di ricerca. In caso di violazione della norma Google aveva minacciato di disattivare sui dispositivi i suoi servizi più popolari: Google Maps, Youtube, Gmail e il negozio multimediale Google Play, la fonte principale di applicativi per i possessori di Android.

I produttori di smartphone (Fly, Explay e Prestigio), che prima utilizzavano Yandex, alla fine erano stati costretti a rinunciare alla partnership con la società russa.

Perché per Yandex è una questione così rilevante?

Per Yandex la Russia è un mercato cruciale e inoltre le quote di ricerca in Yandex sono in costante calo, mentre quelle di Google sono in crescita. Se la tendenza continuerà a perdurare, tra 2-3 anni il colosso americano diventerà il leader nel campo della ricerca in internet. Nel settembre 2015 Yandex deteneva il 57,4% delle quote nel mercato russo della ricerca e Google il 34,9% (secondo le stime di Liveinternet).

Perciò per la società russa diventa importante poter collocare i suoi applicativi e motori di ricerca sui dispositivi, e Fly, Prestigio, Explay detengono una quota considerevole del mercato russo.

Chi sarà ora a decidere quale motore di ricerca deve comparire sul telefonino?

Wikipedia a rischio?

La vittoria di Yandex riporterà il mercato alle precedenti regole del gioco. Chi desidera installare i suoi applicativi dovrà stipulare un accordo coi produttori di smartphone e tablet, proponendo condizioni più vantaggiose. Così Google sarà quindi tenuto a informare gli utenti dei dispositivi mobili Android della possibilità di disattivare gli applicativi già disponibili e sostituire il motore di ricerca esistente per default nel browser Google Chrome e anche proporre per l’installazione i widget di ricerca e i servizi della concorrenza.

Quali perdite finanziarie subirà Google sul mercato russo?

Oltre a Yandex, Google non ha di fatto altri concorrenti nella Federazione Russa. Secondo le stime di Spark-Interfax, nel 2014 il soggetto giuridico Google in Russia ha incassato 18 miliardi di rubli (circa 300 milioni di dollari). L’utile netto della società ammonta a 44 miliardi di dollari, vale a dire che l’utile russo è stato di circa lo 0,5%. Difficilmente la perdita dello 0,5% potrebbe risultare un problema per la società americana.

Tuttavia, la decisione del Servizio federale antimonopoli russo costituisce un precedente interessante per la comunità internazionale e in futuro potrebbe fungere da pretesto per le cause intentate da altre società. L’Unione Europea sta raccogliendo da tempo le prove delle violazioni perpetrate da Google. Nel caso la colpevolezza di Google venisse dimostrata, la Commissione Europea avrebbe il diritto di pretendere dalla società It americana il pagamento di una sanzione pari al 10% dei ricavi, per una cifra record di 6 miliardi di dollari.

 

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