Sulla via della seta, da Mosca a Pechino

Fonte: ufficio stampa
Diecimila chilometri fra le steppe del Kazakhstan e le dune sabbiose della Cina. Quindici tappe fra gli sterrati della Russia e le sabbie del deserto del Gobi. Senza sosta, da Mosca a Pechino. Ai nastri di partenza: 23 camion e 93 fuoristrada suddivisi in 116 squadre. Sono questi gli straordinari numeri del rally “La via della seta” che si è svolto dall’8 al 24 luglio. Una gara internazionale non priva di emozioni e di ostacoli. La corrispondente di Rbth ha percorso insieme ai piloti il tragitto che porta al traguardo

La partenza del rally “La via della seta” in Piazza Rossa a Mosca. Fonte: ufficio stampaLa partenza del rally “La via della seta” in Piazza Rossa a Mosca. Fonte: ufficio stampa

Partiti da Mosca, la pioggia insegue la colonna di camion e fuoristrada: le strade diventano impraticabili anche per le auto da corsa.

La gara vera comincia solo in Kazakhstan. Gli 800 km tra Astana e Balkhash sono un inferno anche per i veicoli più potenti. La steppa locale è molto insidiosa, si apre di fronte al pilota a perdita d'occhio e non ci si può rilassare: rimanere bloccati in un burrone o in una palude di sale sono rischi reali anche per il pilota più esperto. E i rami dei cespugli e degli arbusti sono così duri che possono sfondare anche le ruote più resistenti.

L’attenzione è offuscata dal caldo insopportabile: la temperatura in cabina arriva a toccare i 50 gradi. A fine tappa i piloti arrivano completamente zuppi.

La mappa del rally. Fonte: ufficio stampaLa mappa del rally. Fonte: ufficio stampa

Gli attacchi degli uccelli

Se al caldo e al suolo impervio i piloti sono preparati, gli attacchi degli uccelli sono davvero una sorpresa per tutti.

Sulla strada per Balkhash, l’auto di Eduard Nikolaev, pilota della "Kamaz-Master Team", viene colpita da uno stormo di passeri. Andava troppo veloce per schivarlo. Così i pennuti, a giudicare dal cofano della macchina cosparso di piume, non hanno fortuna. In compenso è più fortunato Nikolaev, arrivato al traguardo in testa alla classifica generale. Qualcun altro invece ha meno successo: la squadra cinese Geely Boyue Hanwei SMG Team, dopo l’incontro con gli uccelli, rimane senza parabrezza.

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La disfatta di Peterhansel

Sulla "Via della seta" Nikolaev guida un nuovo camion in prova, facilmente riconoscibile per il colore nero e il cofano insolito per una "Kamaz-Master". Eduard è inarrestabile: vola davanti a tutti lasciandosi dietro nuvole di polvere. Incidenti e guasti gli passano attorno. Non si può dire lo stesso del famoso francese Stéphane Peterhansel.

Il sedici volte campione della Dakar, a bordo del fuoristrada Team Peugeot Total, deve affrontare diversi momenti spiacevoli. Volato in cima alla classifica nelle fasi iniziali della gara, Peterhansel subisce poi un grave incidente che compromette la sua vittoria. Inciampando su un ostacolo, la vettura fa un salto voltandosi tre volte. Per fortuna non si fa male nessuno.

Corse senza sonno né riposo

Durante la gara bisogna scordarsi del sonno. Per via delle lunghe tappe da 700-800 km, sia i piloti che i giornalisti arrivano a destinazione di notte. La mattina la sveglia è alle tre o alle quattro. Nel bivacco la luce è accesa tutta la notte: i meccanici preparano i veicoli per la partenza. Sono tutti abituati a dormire con il rumore dei generatori e dei motori e sotto i riflettori accesi.

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Se non fosse per la mancanza di sonno, le soste nei campi speciali si possono definire quasi confortevoli. Il bivacco è simile a una piccola città provvisoria, con i "quartieri" per le squadre e lo spazio per le macchine tecniche e da corsa e un ristorante, dove si può mangiare e prendere un pasto freddo da asporto. Ci sono anche docce divise per uomini e donne. Gli uomini sono costretti a fare la fila.

La maggior parte dei piloti vive comodamente in roulotte, gli altri in tenda. Tutti si lamentano ora per la pioggia, ora per il freddo, il caldo o le zanzare. Ma presto non ci fai più caso. Più si va avanti, più il sonno si fa profondo...

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