Lingua e visti: gli ostacoli

al boom dei turisti russi in Italia

Poche guide russofone e una burocrazia a rilento. Il punto sulle maggiori criticità dell'accoglienza nel Belpaese, sempre più ambito dai viaggiatori della Federazione
Domenico Di Salvo
(Foto: Ufficio Stampa)

Le bellezze architettoniche, la cultura, la cucina, la natura, il mito della Dolce Vita. Sono queste le cose che fanno innamorare i russi dell'Italia. L'Anno incrociato del Turismo, grazie al lavoro del nuovo ambasciatore italiano a Mosca Cesare Maria Ragaglini, mira a incrementare ulteriormente i flussi turistici dalla Federazione attraverso un vasto programma di comunicazione e attività promozionali.

In particolar modo, l'obiettivo è di mettere in risalto le piccole città e i borghi fino ad oggi rimasti fondamentalmente nell'ombra. I primi benefici di questo progetto li abbiamo già visti: nei primi otto mesi del 2013 il numero di visti rilasciati dai nostri Consolati è aumentato del 21 per cento, con un picco del 70 per cento registrato dal consolato di San Pietroburgo.

Ovviamente ci sono molte cose da migliorare nell'offerta turistica che l'Italia riserva ai visitatori dell'Est: fra le criticità segnalate dagli operatori russi riscontriamo una certa carenza nei servizi di accoglienza rivolti ai loro connazionali, soprattutto nelle destinazioni minori. Faccio riferimento, ad esempio, alla scarsa presenza di personale russofono negli alberghi e all'insufficienza di guide turistiche e specifici servizi in lingua: dai punti informativi ai menu.

Fra le esigenze che il turista russo richiede durante il suo soggiorno in Italia ci sono state segnalate una maggiore attenzione alla lingua e una più ampia varietà nell'offerta alimentare (dalle minestre al caffè americano, dagli alcolici a una colazione abbondante).

Sappiamo, inoltre, che amano il comfort, come l'accesso al wi-fi e i servizi extra in camera. La possibilità di fare shopping e divertirsi, poi, è in cima alle richieste: spazio quindi a outlet, mercatini, discoteche, divertimenti e locali.Mi rendo comunque conto che il regime dei visti crea non pochi ostacoli nello sviluppo dei nostri rapporti turistici: nonostante siano state notevolmente semplificate rispetto al 2004, le procedure burocratiche rappresentano ancora oggi una barriera oggettiva per chi vuole far visita al Belpaese. Senza visti, infatti, l'Italia potrebbe aumentare significativamente il numero di turisti provenienti dall'area Csi.

Ad ogni modo, da qualche anno è possibile presentare le pratiche per il documento d'ingresso anche in altre città russe diverse da Mosca e San Pietroburgo, come Ekaterinburg, Kazan, Krasnodar, Omsk e molte altre ancora. Attualmente i rappresentanti della Federazione Russa e dell'Unione Europea stanno discutendo attivamente l'ipotesi di una completa abolizione di questi documenti.

Ci tengo comunque a precisare che, al contrario di ciò che ritengono in molti, il turismo russo non è esclusivamente classificabile nella tipologia del lusso: infatti esiste una fascia di classe media che viaggia e visita il nostro Paese richiedendo offerte economiche. Le cifre, comunque, parlano chiaro: secondo i dati della Banca d'Italia, nei primi dieci mesi del 2012 i turisti dalla Federazione hanno speso in Italia oltre un miliardo di euro: un dato decisamente superiore ai 925 milioni registrati nel 2011, il doppio rispetto al 2008. 

L'autore è direttore di Enit in Russia

L'articolo è stato pubblicato nell'edizione cartacea di "Russia Oggi" del 31 ottobre 2013

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