Le orme di Stalin nella neve di Sochi

La città di Sochi, sede delle Olimpiadi invernali del 2014, è strettamente legata al nome di Stalin (Foto: Lori / Legion Media)

La città di Sochi, sede delle Olimpiadi invernali del 2014, è strettamente legata al nome di Stalin (Foto: Lori / Legion Media)

Anni '20, tutto parte dai reumatismi. E dall'acqua terapeutica del Mar Nero. Poi miliardi di rubli. Stanziati dal segretario generale del PCUS per trasformare la prossima sede delle olimpiadi invernali in un paradiso socialista per il benessere del popolo

I punti erano due. Primo: curare il suo atavico mal di schiena. E poi costruire un rifugio dove serbare l'inviolabilità della sua persona. Iosif Stalin e Sochi. La storia della città che ospiterà le prossime Olimpiadi invernali è indissolubilmente legata al nome del segratario generale del Pcus. Perchè fu proprio lui a intuire le enormi potenzialità turistiche della costa caucasica del Mar Nero. E per suo volere una semplice cittadina di provincia fu trasformata, in pochi anni, in un luogo di villeggiatura e cura noto in tutta l'Urss. Un paradiso socialista per i lavoratori. Tutto ebbe inizio negli anni '20 del secolo scorso, quando Stalin fece dei bagni a Matsesta. Riconoscendone i benefici già dopo la prima seduta, egli decise di elevare Sochi a propria località di vacanza e di cure annuali. Previa costruzione di una dimora, letteralmente, a prova di bomba.

Un week end a Sochi

Sochi, Mar Nero

Nel 1934 per volere di Stalin furono stanziati oltre un miliardo di rubli per la costruzione di infrastrutture a Sochi: si trattava di una cifra stratosferica per quegli anni. Nella città di villeggiatura fu costruita una strada di grande scorrimento a cui venne dato il nome di Prospettiva Stalin. Oggi quella strada si chiama Prospettiva Kurortnyj. Furono realizzati un acquedotto, dei parchi e numerosi sanatori, e naturalmente fu avviata la modernizzazione del centro di villeggiatura di Matsesta, per il quale il segretario generale del partito nutriva una particolare simpatia a causa delle proprietà curative delle sue acque ricche di acido solfidrico.

Stalin era solito frequentare abitualmente la città di Sochi (Foto: Lori / Legion Media)

La residenza del leader

Inizialmente, quando si recava a Sochi, Stalin alloggiava con la sua famiglia nella tenuta di Mikhajlovskoe. L'edificio era situato sulla cresta montuosa tra la gola di Matsesta e le cascate di Agur. Successivamente, sul territorio di questa tenuta situata a 50 metri sopra il livello del mare fu costruita una dacia a cui venne dato il nome di Zelenaja Roshcha. La dacia si è conservata fino ai nostri giorni e attualmente ospita un museo e un mini-albergo; è stata inclusa nel moderno complesso della casa di cura Zelenaja Roshcha.

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La residenza del segretario generale fu progettata dal giovane architetto sovietico Miron Merzhanov. Nel suo progetto egli intuì e anticipò tutti i possibili desideri di Stalin. Per favorire l'aerazione della dacia, essa è esposta da tutti i lati al vento proveniente dal mare e a quello che soffia dalle montagne. Stalin viveva in una dependance separata, perché amava la quiete e il silenzio. In un edificio vicino era alloggiato il personale di servizio; anche la cucina era qui, lontano dalle finestre di Iosif Vissarionovich, che mal sopportava gli odori del cibo e l'acciottolio delle stoviglie.

I gradini che conducono al piano superiore sono molto bassi e risultano scomodi per la maggior parte dei visitatori. Per Stalin invece erano pratici: per via dei reumatismi egli non poteva fare grandi passi. Persino le ringhiere dei balconi erano piuttosto basse, affinché il leader potesse osservare più comodamente quanto avveniva fuori. Secondo varie fonti, l'altezza del segretario generale del Comitato centrale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica si aggirava intorno ai 165 cm.

Per le camere della casa di Sochi l'architetto Merzhanov ideò anche delle apposite toppe delle serrature, studiate in modo che nessuno dei servitori potesse spiare Stalin o ascoltare le sue conversazioni.

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La facciata della casa è dipinta di un colore verde smeraldo, grazie al quale l'edificio si confonde con la vegetazione circostante. Ancora oggi esso conserva il suo aspetto originale. È noto che Stalin aveva paura degli attentati: individuare la dacia tra la vegetazione della cresta montuosa era tutt'altro che facile. Il problema della sicurezza del leader sovietico a Sochi era affrontato con grande serietà. Per lo più Stalin raggiungeva la città con una nave privata. Quando prendeva il treno, diversi convogli contrassegnati con il numero 1 sfrecciavano a tutta velocità in contemporanea: in uno di essi viaggiava il segretario generale, negli altri gli uomini della sua scorta. Intorno alla dacia di Sochi vi erano sempre tre impenetrabili cordoni di sorveglianza. Persino le poltrone e i divani erano realizzati su ordinazione speciale, imbottiti con del crine di cavallo per essere in grado di "bloccare" un proiettile in caso di necessità.

Stalin fu uno dei primi a intuire le grandi potenzialità della costa del Mar Nero (Foto: Lori / Legion Media)

Il Ponte della Riviera e Gagra

Si contano due casi di falliti attentati alla vita di Stalin compiuti a Sochi. Il primo avvenne nella notte tra il 25 e il 26 agosto del 1931, mentre l'automobile Buick a bordo della quale viaggiavano Stalin e Voroshilov stava attraversando il Ponte della Riviera. L'auto governativa si scontrò con un camion, contro il quale le guardie aprirono immediatamente il fuoco. Il conducente del camion si diede alla fuga; in seguito si venne a sapere che al momento dell'incidente era in stato di ebbrezza e che non aveva intenzione di uccidere il leader del popolo sovietico.

Il secondo caso avvenne un mese più tardi, mentre Stalin stava facendo una gita in mare su un motoscafo. Contro l'imbarcazione vennero sparati alcuni colpi di fucile dalla riva nei pressi della città di Gagra, non lontano da Sochi. Una guardia del corpo fece scudo di sé per proteggere Stalin dai proiettili, ma non ve n'era bisogno: le pallottole mancarono il bersaglio e non vi furono feriti. Più tardi si seppe che le guardie di frontiera non erano state avvisate per tempo del passaggio del motoscafo governativo, e pertanto il comandante del distaccamento aveva ordinato di sparare tre colpi di avvertimento.

A quel tempo, negli anni '30, Sochi era ormai diventata qualcosa di più della principale località di villeggiatura dell'Unione Sovietica. Vi venivano prese importanti decisioni dalle quali dipendeva il destino di milioni di persone. Ufficialmente il 22 giugno 1941 Stalin si trovava a Mosca, ma di recente alcuni storici inglesi, basandosi sulle informazioni dei loro servizi di intelligence, hanno reso noto che il comandante supremo delle forze armate sovietiche nei drammatici giorni dell'inizio della guerra si trovava in vacanza a Sochi. D'altronde, è possibile che quello avvistato sulla costa del Mar Nero fosse un sosia di Stalin: si dice che ve ne fossero ben quattro.

Durante la guerra, nella dacia Zelenaja Roshcha di Sochi vivevano i famigliari di Stalin. Il segretario generale tornò invece nella sua residenza meridionale solo nel 1945, quando nel paese ormai si festeggiava la vittoria. La salute di Iosif Vissarionovich era compromessa. Dopo l'ictus che aveva subito, Stalin era sorvegliato contemporaneamente da tre medici. Egli tornò a Matsesta, all'aria fresca di Sochi, alle passeggiate per i viali ombreggiati e alla sua residenza. Di sera Stalin guardava in una sala cinematografica i film in bianco e nero "Volga, Volga" e "Chaplin". Egli piantò di persona alcuni alberi nella sua dacia, ed era molto contento quando i limoni e i mandarini davano i loro frutti.

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