Isole per meditare

Dove la natura incontra il cielo, nella penisola di Kola (Foto: Flickr / Vlad Tuchkov)

Dove la natura incontra il cielo, nella penisola di Kola (Foto: Flickr / Vlad Tuchkov)

I saami, che vivono nella penisola di Kola, sul lago Lovozero, nella regione di Murmansk, predicono il futuro, guardando il cielo polare e interpretando le luci dell’aurora boreale

Lovozero, isola di Kurga. I pini alti dieci metri, solleticano il cielo con le loro cime, scricchiolando di tanto in tanto. Le paludi, poco profonde, si alternano a rocce e piccole insenature sabbiose. Una piccola capanna fatta di tronchi sorge accanto a una vecchia pista d’atterraggio, immersa in boschetti profumati di mirtilli e bacche di rovo, mentre non lontano un piccolo peschereccio ondeggia al ritmo delle onde.

Siamo ai confini del mondo. In lontananza, la piccola isola di Cholma è ancora nascosta dalla nebbia del mattino. Dietro di essa sorgono le isole di Cherny e Kobrasuol. Sulla superficie del lago Lovozero si contano 114 isole di varie dimensioni, ognuna delle quali rappresenta i confini del mondo. La più grande è l’isola di Kurga, che con i suoi laghi e le sue isole, anche se molto piccole, si estende per 7 chilometri di lunghezza.

Il festival del Nord

Una tappa del “Festival del Nord” si svolge proprio qui, l'ultimo fine settimana di marzo: si tratta di una competizione nei tradizionali sport del Nord: chi è il migliore a prendere al laccio una renna, a sciare sulla neve o a guidare un gruppo di renne. Nel mese di giugno, invece, si può assistere alle “Olimpiadi saami”, durante le quali regna un’atmosfera quasi carnevalesca. Si può, ad esempio, vedere un incontro di wrestling in cui i partecipanti, abbigliati con le tipiche “uniformi” invernali sami, assomigliano a dei rotoli pelosi; o lanciare un dardo bitorzoluto con una balestra sbilenca (anche se la balestra è sbilenca per una ragione precisa, non ci sono quasi più artigiani in grado di costruirne una che sia diritta). A molti piace anche guardare il calcio sami: le donne vestite con lunghe gonne rincorrono, per tutta la palude, una grande palla di cuoio, imbottita di pelli di renna

I laghi Lovozero e Seydozero, localizzati nel cuore della penisola di Kola, sono da secoli considerati sacri dal popolo sami. Le loro rive sono puntellate da una miriade di seyd o luoghi di culto. Secondo la leggenda, questi luoghi custodirebbero i segreti di altre persone e non devono essere distrutti per nessun motivo al mondo.

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Ancora oggi, le genti del posto vi portano sacrifici e offerte. La roccia Kuyvchorr, conosciuta semplicemente con il nome di Kuyva, è, per i sami, il principale seyd della penisola. La sagoma di una figura umana, lunga diversi metri, sembra prendere forma sulla parete rocciosa.

“Questo è Kuyva-Noyd, uno sciamano che in tempi antichi rapì una bellissima ragazza del popolo sami. E Seydozero sono le sue lacrime”, ci racconta la nostra guida Stepan, accarezzando con le dita un mazzo di ribes rossi.

Kuyva è il personaggio principale delle leggende sami, nelle quali compare sotto varie spoglie. Uno sciamano, uno stregone malvagio, che ha perso la sua forza, un eroe e un difensore: chiunque egli fosse, la roccia che porta la sua immagine, è tutt’oggi considerata sacra dalla popolazione locale. La sua superficie è percorsa da numerose crepe che ricreano la sagoma di una figura umana.

Nonostante i laghi Lovozero e Seydozero rientrino nel Circolo Polare Artico, la tundra è immersa nel profumo inebriante dei ribes e dei camemori maturi, che sono dolci come le bacche che vengono raccolte nelle estremità meridionali del Paese. Il clima subartico in queste zone è mitigato dalla Corrente del Golfo, una corrente oceanica calda. La notte polare dura 44 giorni mentre il giorno polare 61.

La raccolta dei camemori, la pesca, l’allevamento delle renne e la caccia sono i principali passatempi degli abitanti del villaggio sami di Lovozero, che è stato fondato alla fine del XVI secolo. I sami sono gli unici allevatori caucasici di renne al mondo. In tempi antichi, vagavano per le distese della Finlandia e della Norvegia, al seguito delle loro mandrie; poi il rafforzamento dei confini di Stato li ha costretti a uno stile di vita più sedentario. Il primo centro russo per lo studio dell’aurora boreale è stato aperto sulle rive del lago 65 anni fa. La moderna Lovozero, la “capitale della Lapponia russa”, non è che un progetto di costruzione dell’epoca sovietica e un piccolo insediamento di dacie, che i locali chiamano ironicamente “Parigi”.

Le case di mattoni, sparse e isolate, sono immerse nella nebbia lattiginosa, quasi a delimitare i confini del mondo, oltre ai quali, nascosto dalla foschia, si estende il nulla. Un ragazzo biondo con le spalle larghe e gli stivali fatti di pelle di renna arranca lungo una strada stretta, con l’asfalto logoro. La sua figura svanisce in fretta nella foschia biancastra.

La renna rimane a oggi l’animale più importante per i sami: si tratta dell'alimento principale per gli abitanti del luogo, che dalla sua pelle ricavano vestiti pesanti, calzature e borse e utilizzano le sue corna per intagliare souvenir e distillare preparati medici artigianali. La principale attività commerciale del villaggio è la cooperativa Tundra, che produce e congela carne di renna. Alcune visite organizzate speciali offrono escursioni all’interno dello stabilimento. Le renne vengono macellate in inverno, tra dicembre e febbraio (ahimè, i vegetariani non riuscirebbero a sopravvivere al nord), ed è in questo periodo dell’anno che risulta possibile assaporare della carne fresca. Da qui, poi, partono gli itinerari verso le località turistiche più popolari: Seydozero, la tundra di Lovozero, i fiumi Kurga, Sara e Tsara, famosi per il rafting.

L'elevato grado di interesse dimostrato verso questi luoghi non è dovuto solo alla bellezza unica dei paesaggi naturali o alla fiorente cultura etnica; la penisola di Kola attrae ancora oggi i “cacciatori di Iperborea”: le persone che cercano la terra leggendaria esaltata nella letteratura greca e particolarmente amata dagli scrittori fantasy.

“Si narra che gli iperborei vivessero qui. È un po’ come Atlantide. Alcuni studiosi sono venuti fin qui e hanno svolto delle ricerche. Alcuni non ci credono, altri sì. Sapete che cosa vi dico: io sono un iperboreo”, il pescatore Appolinari ci sorride soddisfatto, sdraiato su una barca sulla riva sabbiosa. “Siamo tutti iperborei qui ...”.

Iperborea, assieme ad Atlantide, Lemuria e Pacifia, è uno degli ipotetici continenti che sprofondò negli oceani del mondo, quando le placche tettoniche entrarono in collisione. Si crede che Seydozero sia il centro della civiltà preglaciale iperborea, e che i sami siano i discendenti degli iperborei e i guardiani del loro sapere. I resti di antiche strutture e luoghi sacri di origine sconosciuta continuano a essere ritrovati nei fondali del lago e sulle colline.

Gli storici considerano il mito degli iperborei come un chiaro esempio di idee utopiche riguardanti popoli marginali che sono tipiche delle culture antiche, e non lo prendono sul serio.

Le rane saltellano tra le canne, producendo un debole fruscio. In lontananza, dall'altra parte del lago, brillano i fari di alcuni pescherecci. Verrebbe quasi da credere che, spingendosi verso nord, si possa arrivare a Iperborea. È nella natura umana credere nell’ignoto. In tempi antichi, lo sciamanesimo era una pratica molto diffusa nella penisola di Kola. Ora, tuttavia, la maggior parte dei sami è ortodossa, anche se gli stregoni godono ancora di un rispetto speciale tra la gente.

“La gente ha cercato ben due volte di costruire una chiesa ortodossa qui, ma i lavori di costruzione si sono interrotti dopo una serie di incidenti. È la terra che si oppone”, afferma Antonina Ivanovna, mentre mescola del brodo in una pentola, immersa nei suoi pensieri e cacciando via con la mano zanzare e moscerini. Lo yavv è un brodo a base di farina di segale e cipolle - il piatto nazionale sami che viene servito con empetri neri congelati. “Questi sono luoghi sacri e di pace -, continua Antonina. - In estate la gente viene sulle isole per meditare. Montano delle tende e rimangono qui fino all’arrivo dei primi freddi. Ci piace questo tipo di visitatori ...”. L'unico mezzo di trasporto su Lovozero e Seydozero è la barca a motore. Il costo medio di un viaggio dall'isola alla terraferma costa sui 1.500 rubli, o 37 euro.

Lovozero, sulle rive del fiume Virma, delimita il confine delle terre abitate. Al di là di esso, si trovano solo la tundra, paludi, innumerevoli laghi e i campi nomadi dei pastori di renne. I confini del mondo sono proprio qui: ciò è confermato dalla geografia e dai racconti popolari. E anche qualora si trovassero altrove, le leggende sami lo ignorano, per quanto si cerchi di dimostrarlo.

Come arrivare: Lovozero è raggiungibile in aereo; il volo andata e ritorno Mosca-Murmansk costa circa 300 euro. Poi ci sono ancora 190 km da percorrere in autobus o in taxi. Il tragitto in taxi costa sui 70-100 euro.

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