La rivoluzione di Olga

Olga Strada, direttrice dell'Istituto italiano di Cultura di Mosca

Olga Strada, direttrice dell'Istituto italiano di Cultura di Mosca

Patrick La Rouge
Olga Strada, nuova direttrice dell’Istituto italiano di Cultura di Mosca, punta a diffondere in Russia l’immagine più contemporanea del Belpaese. E sogna di far esibire le giovani rock band sui palcoscenici della capitale russa

Erano gli anni Sessanta. E Mosca, per Olga Strada, portava l’odore dei colori ad olio del pittore Aleksandr Laktionov e il sapore della ricotta con l’uvetta che vendevano sulla Tversakaja. “Ero solo una bambina. E i miei primi ricordi di questa città sono legati all’appartamento di uno dei pittori più importanti del Realismo Socialista, dove ero ospite”. Figlia del grande slavista Vittorio Strada, organizzatrice di mostre ed esposizioni, guru delle pubbliche relazioni in Russia, Olga Strada è stata da poco nominata direttrice dell’Istituto italiano di cultura di Mosca. 

Sono passati alcuni mesi dalla Sua nomina. Che tipo di “rivoluzione” ha subito l’Istituto in questo periodo? 

Non parlerei di “rivoluzione”, bensì di “evoluzione”. Ho cercato fin da subito di imporre un ritmo diverso e di proporre al pubblico russo un calendario di manifestazioni il più vario possibile.

Cos’ha trovato che non andava e secondo Lei andrebbe migliorato?

Non ho trovato situazioni critiche. Lo staff dell’Istituto è formato da persone competenti e motivate.

Dalla partecipazione del giovane artista romano Jacopo Mandich alla Biennale degli Urali, fino all’idea di promuovere ulteriormente la lingua italiana in Russia, la sensazione è quella di uno “svecchiamento” generale delle attività dell’Istituto. È così? 

C’è la voglia di offrire un’immagine più contemporanea del nostro Paese e più aderente a quelle che sono le nuove voci che compongono il variegato tessuto culturale. Stiamo infatti progettando di organizzare un festival del rock italiano e vorremmo presentare le nuove tendenze del jazz.

Quest’anno ricorrono i 750 anni dalla nascita di Dante. In che modo gli sta rendendo omaggio l’Istituto?

Carla Fracci e Ilse Liepa a Mosca

Abbiamo realizzato una serie di significativi appuntamenti per ricordare questa ricorrenza. Ad ottobre, per esempio, si è svolto un incontro attorno al XXVI canto dell’Inferno con due protagonisti del mondo dello spettacolo, da un lato Michele Placido, che ha letto il canto di Dante, e dall’altro Andrej Konchalovskij che ha offerto una sua singolare e interessante interpretazione del canto stesso e dell’opera di Dante in generale. Durante la fiera del libro Non/Fiction, Marco Santagata, finalista dell’ultima edizione del premio Strega, ha presentato il suo libro “Come donna innamorata” ispirato e dedicato a Beatrice Portinari. L’ultimo appuntamento dedicato a questo anniversario sarà invece il 21 dicembre (la prima si è svolta il 20 dicembre, ndr) con uno spettacolo di danza della No Gravity Dance Company di Emiliano Pellissari che presenterà il suo “Trilogy. Dall’Infermo al Paradiso”.

Il Suo è sempre stato un nome molto conosciuto a Mosca. Dal Festival del Cinema Italiano, alle mostre allestite anche in collaborazione con l’Ermitage, negli anni ha contribuito a far conoscere l’Italia in Russia e viceversa. Che immagine hanno, secondo Lei, i russi di noi italiani?

Il nostro Paese, con la sua cultura, la sua storia e le sue bellezze è nella top-10 delle preferenze dei russi. I russi apprezzano la nostra capacità di affrontare i vari problemi della vita e il nostro innato senso di armonia. Continuo a sorprendermi dell’ammirazione e dell’affetto di cui questo popolo ci onora. 

Come valuta l’interesse dello studio della lingua italiana da parte dei russi?

La lingua italiana viene vista non solo come uno strumento diretto di comunicazione, ma anche come un modo per poter meglio comprendere la nostra cultura. Lo dimostra l’elevato numero di iscrizioni, quasi cinquecento, ai corsi dell’Istituto. Da quest’anno poi sono stati introdotti nuovi indirizzi, come lo studio dell’italiano attraverso la storia dell’arte. 

Lei frequenta la Russia fin da bambina. C’è stato un incontro che le ha cambiato la vita?

Sicuramente quello con il regista Nikita Mikhalkov: una persona straordinaria, grazie alla quale ho avuto la possibilità di conoscere tutte le fasi di creazione di un film, dalle riprese al montaggio. È stato un incontro che mi ha arricchito umanamente e professionalmente.

Alla luce della delicata situazione a livello internazionale, come vede il futuro dei rapporti tra Italia e Russia?

La situazione internazionale è in continua e costante evoluzione. I recenti e tragici eventi, la nuova fase di terrore in cui l’Europa, e non solo, è entrata, dimostrano come ci si debba stringere e unire per annullare le forze che vogliono avvilire le nostre vite, la nostra cultura, il nostro futuro.

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