Denise Silvestri, verso il cuore delle parole

La traduttrice Denise Silvestri al momento sta lavorando alla traduzione del romanzo di Viktor Pelevin “t”. Nella foto, uno scaffale di libri

La traduttrice Denise Silvestri al momento sta lavorando alla traduzione del romanzo di Viktor Pelevin “t”. Nella foto, uno scaffale di libri

Alexej Furman/RIA Novosti
Ha tradotto Sorokin, Chizhova e Iskander. Fino a vincere il premio Von Rezzori 2014 per la migliore opera di narrativa straniera tradotta in Italia. Ecco i segreti e le difficoltà di questo nobile mestiere, raccontati da chi ha fatto conoscere i nuovi talenti russi al Belpaese

Denise Silvestri (nella vignetta in basso) ha tradotto in italiano Vladimir Sorokin, Fazil Iskander ed Elena Chizhova. Con “La giornata di un Oprichnik” di Vladimir Sorokin ha vinto il premio Von Rezzori per la migliore opera di narrativa straniera tradotta in Italia nel 2014.

Oltre al romanzo antiutopico di Sorokin, il portfolio di traduzioni della quarantenne milanese comprende anche la non meno inquietante allegoria di Fazil Iskander “Conigli e boa”, il brutale “Boys don't cry” di Ilia Stogov e il tenero “Il tempo delle donne” di Elena Chizhova. Al momento sta lavorando alla traduzione del romanzo di Viktor Pelevin “t”.

Come si è avvicinata allo studio della lingua e della letteratura russa e come ha iniziato a realizzare traduzioni letterarie?

Mi sono iscritta alla facoltà di Lingue e letterature straniere perché avevo un’attrazione fortissima verso le lingue (alle scuole superiori avevo studiato inglese, francese e tedesco) e l’inglese era stata la mia prima scelta. Pensavo mi sarei specializzata proprio in quella lingua, ma poi, cercando qualcosa di più difficile da studiare, sono approdata al russo, alla Russia, alla sua cultura e letteratura e ho cambiato specializzazione in corso d’opera, laureandomi con una tesi in Letteratura russa contemporanea. Dopo la laurea è arrivata prima una borsa di studio universitaria in cultura russa, poi il lavoro come redattrice (precaria) per varie case editrici e infine la traduzione letteraria, prima dall’inglese e finalmente, dopo dieci anni, più stabilmente dal russo.

Qual è stata la prima opera russa che lei ha tradotto?

Ricordo molto bene la mia prima traduzione, di un contemporaneo: Boys don’t cry (Macho ne plachut) di Ilja Stogoff. La prima occasione di sperimentare se fossi all’altezza. Era il 2004. Ero molto più acerba di così, ma è stata un buon battesimo del fuoco. Dopo, per molti anni ho lavorato soprattutto come redattrice, correggendo le traduzioni altrui, e come traduttrice dall’inglese.

Le traduzioni
e quei ponti tra culture

Lei è specializzata in letteratura russa contemporanea: come mai?

È successo e basta. I miei studi erano stati soprattutto incentrati sul Novecento russo, mi è sembrato naturale approdare poi ai contemporanei. Inoltre, non mi sono mai cimentata nella traduzione dei classici, non me ne hanno mai proposti, e a dir la verità ne ho anche un sacro terrore. Non che i contemporanei siano più facili, ma i classici russi sono stati tradotti e ritradotti in italiano, e credo di servire meglio alla causa della diffusione della letteratura e cultura russa facendo conoscere al lettore italiano scrittori russi importanti un po' trascurati dalla nostra editoria.

Frequenta i “suoi” autori?

Qualche volta mi capita di entrare in contatto con loro, qualche volta no. Quando succede però è molto positivo. Con Elena Chizhova, in occasione della traduzione di Il tempo delle donne, ho scambiato alcune e-mail per capire meglio alcune parole e alcuni oggetti sovietici dell’ambientazione anni Sessanta del romanzo. La sua gentilezza e comprensione mi ha toccata nel profondo. Con Sorokin ci siamo visti ad alcuni festival letterari italiani e in occasione della vincita di La giornata di un oprichnik da me tradotto al Premio Von Rezzori 2015 (Miglior libro di narrativa straniera tradotto in Italia nel 2014) a Firenze e sono state esperienze incredibili. Sono stata molto fortunata: degli scrittori russi con cui sono entrata in contatto posso solo parlare bene sia a livello artistico sia umano.

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Ci parli un po’ del mercato italiano di libri di letteratura straniera: c’è una richiesta particolare di letteratura russa contemporanea?

La letteratura russa contemporanea è molto difficile da proporre in generale agli editori italiani, non perché non ne apprezzino il valore, ma perché si sono convinti che il lettore italiano sia così affezionato ai classici russi da non apprezzare come dovrebbe i contemporanei. Io ho molta più fiducia nel lettore e per fortuna non sono sola in questo: alcuni editori lungimiranti li propongono con coraggio, li sostengono e vengono ripagati dalla qualità delle opere.

Lei traduce dall’inglese e dal russo: cosa sente più vicino alla mentalità italiana? Perché?

Il lettore italiano, ovviamente, è più vicino al mondo di lingua inglese perché bombardato ogni giorno da telefilm, film, letteratura di massa, che gli rendono più "normali" quelle ambientazioni, ma è attratto anche dalla Russia: quando la scopre se ne innamora. La chiave, appunto, è fargliela scoprire.

Cos’è stato accolto con maggior comprensione da parte dei lettori italiani: “Il tempo delle donne” di Elena Chizhova o "La giornata di un Oprichnik" di Sorokin?

Credo che i due libri abbiano avuto due gruppi di lettori diversi. "Il tempo delle donne" è stato pubblicato da una grossa casa editrice, quindi ha forse avuto vita editoriale più facile per arrivare al lettore, che quando lo ha letto non ha potuto far altro che amarlo. "Per essere un russo non è andato affatto male" mi dicevano in casa editrice. "La giornata di un oprichnik" invece ha faticato di più ad arrivare al pubblico italiano, non a caso è stato tradotto da noi ben 8 anni dopo la sua pubblicazione in Russia. Poi, per fortuna, un piccolo editore, Atmosphere Libri, che si sta prodigando molto per la diffusione dei russi contemporanei, ha scelto di pubblicarlo e il libro è stato amato al punto da chiunque lo leggesse da giungere fino agli occhi giusti, quelli della giuria di uno dei premi letterari più importanti d’Italia e vincere. Quale dei due sia più adatto ai lettori italiani? Per motivi diversi credo tutti e due.

In Italia ci sono molti traduttori di letteratura russa? C’è tanta concorrenza? Si può vivere solo di traduzione?

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I traduttori letterari dal russo sono molti, tutti molto bravi, ma siamo in pochi a lavorare solo in editoria. La maggior parte ha anche incarichi universitari. Io ci sto provando a vivere solo di traduzione ma non è affatto facile. Le condizioni lavorative per un traduttore editoriale in Italia sono molto difficili.

Alcuni libri italiani escono in Russia grazie al sostegno finanziario dell’Istituto italiano di cultura e perfino di alcune banche italiane private. Nel suo lavoro percepisce un simile sostegno da parte delle istituzioni russe?

Sì, ci sono, per esempio, la Fondazione Prokhorov, con il progetto Transcript, e la Fondazione Peredova, due istituzioni che mi preme ringraziare con il cuore. Rilasciano fondi a sostegno della traduzione e della pubblicazione di autori russi all’estero. Stanno facendo un lavoro incredibile, almeno in Italia, per sostenere la pubblicazione degli autori russi. È anche merito loro se il lettore italiano si sta piano piano avvicinando ai contemporanei russi e ad alcuni classici dimenticati. In questo sono davvero fondamentali.

Dalla versione cartacea di Russia Beyond the Headlines del 17 settembre 2015

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