Novorossiysk, quel dramma tinto di giallo

Centocinquanta pagine di documenti recuperati dal giornalista Luca Ribustini per svelare il mistero della nave da guerra affondata in circostanze misteriose nell'ottobre del 1955
 
La copertina del libro

Un tuffo nella scatoletta nera della storia. Per riscrivere, anzi forse portare alla luce un capitolo nuovo sull'affondamento del Novorossiysk, la grande corazzata della flotta sovietica, inabissatasi nella notte nel porto di Sebastopoli, Crimea, tra il 28 e 29 ottobre 1955. Secondo Luca Ribustini, giornalista, documentarista, nel suo libro “Il mistero della corazzata russa. Fuoco, fango e sangue” (Luigi Pellegrini Editore), la responsabilità sulla tragedia dell'ex Giulio Cesare, nave ceduta dall'Italia all'Urss nel 1949 come risarcimento di guerra dopo il secondo conflitto mondiale, sarebbe da attribuire alla Decima Mas, unità speciale della Marina Italiana che fece strage di navi nemiche durante la Guerra e che non voleva cedere lo scafo ai russi.

Oltre 600 marinai morti per sabotaggio, non per una mina magnetica tedesca sfuggita all'opera di bonifica, come credono in Russia, anche se non mancano teorie diverse.

 
Luci e ombre sulla tragedia

“La nave Giulio Cesare prima di essere ceduta ai russi fu riempita di esplosivo, per poi arrivare a Sebastopoli. Il materiale era stato piazzato nella parte più fragile dello scafo. E gli uomini della Decima Mas sapevano della fragilità della struttura e soprattutto dove si trovasse l'esplosivo. Con delle piccole cariche hanno fatto esplodere il tutto”, spiega l'autore del libro. Per un caso di cui si è occupata a lungo la storiografia sovietica, tra dolore, emozioni, risentimenti, vuoti di sceneggiatura nella ricostruzione dei fatti nella notte dell'inabissamento, mentre da parte Italia c'è stato solo silenzio. E che si è riaperto dopo le rivelazioni avvenute un anno e mezzo fa da un'ex incursore del gruppo Gamma della Decima Mas proprio all'autore del testo, rivendicando chiaramente la paternità del sabotaggio.

“Lo intervistai per sapere qualcosa di più di Junio Valerio Borghese, comandante della Decima Mas, (passato alla storia anche per il tentato colpo di stato in Italia nel Dopoguerra, il “Golpe Borghese”) e mi ritrovai di fronte un uomo esperto di codici cifrati, inserito nei servizi segreti, insomma era evidente che sapesse molto altro. E la sua confessione sul sabotaggio da parte della Decima Mas ha generato il mio libro-inchiesta, divenuta complicata per i tempi e per il reperimento dei documenti” aggiunge Ribustini.

Circa 150 pagine di documenti recuperati da archivi militari, civili e dei servizi segreti oltre a testimonianze esclusive rilasciate da personaggi coinvolti a vario titolo nella vicenda: le fonti che portano alla tesi del libro. Che per l'autore è solo il primo passo per annodare i fili della verità. Non un punto definitivo ma un assist per restringere il cerchio delle responsabilità: “Ho avuto modo di parlare con i reduci russi del Novorossiysk, sono anziani, non so se avranno forza e voglia di andare avanti ma chiedono un'inchiesta internazionale. In Italia ho incontrato difficoltà, quando si parla o si scrive della Decima Mas cala l'omertà – confessa il giornalista -. E mi auguro che i colleghi russi facciano la loro parte, analizzando documenti storici, materiale del Kgb. Solo così ci avvicineremo a sapere chi ha sulla coscienza tante vittime”.

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