Stalin e il nuovo volto di Mosca

Mosca come era una volta (Foto: A. Cheprunov / Ria Novosti)

Mosca come era una volta (Foto: A. Cheprunov / Ria Novosti)

Il Piano della Ricostruzione Generale della capitale, promosso nel 1935, cambiò radicalmente la città, rendendola irriconoscibile. Grazie al leader sovietico, nel centro storico di una delle capitali più antiche d’Europa, accanto ai palazzi del XVIII-XIX secolo furono costruiti edifici giganteschi in stile impero

Pochi anni per dare un volto nuovo alla città. Fu questo l'esito del Piano di Ricostruzione Generale che Stalin promosse a partire dal 1935. Dal rispetto della tradizione architettonica ai nuovi "esperimenti" ideati secondo i canoni dei principi del socialismo reale. Ecco come anche il volto di Mosca fu rivoluzionato.

Le strade 

In conformità con il Piano Generale promosso da Stalin, le strade strette e tortuose dell’antica città di Mosca sarebbero dovute diventare delle arterie diritte e ampie non meno di 30-40 metri. In breve tempo, luoghi emblematici che sorgevano in prossimità del Cremlino, come le piazze Okhotny Ryad e Maneggio, o l’ulitsa Tverskaya, la strada principale della capitale, subirono ingenti trasformazioni.

La piazza Okhotny Ryad, nel cuore della capitale, era un grande mercato, puntellato di negozi e bancarelle specializzati nella vendita di selvaggina di piccola e grossa taglia (da qui il nome, “okhota” significa “caccia”). Lo stesso avveniva nella vicina Piazza del Maneggio, dove sorgevano botteghe e taverne. Queste piazze, nonostante si trovassero nel cuore di Mosca, erano considerate i luoghi più sporchi di tutta la capitale e necessitavano urgentemente di essere restaurate. Nonostante ciò, i lavori venivano continuamente posticipati. I mercanti non volevano apportare cambiamenti alle loro botteghe fintantoché continuavano a guadagnare. Fu solo nel 1932, con il regime sovietico, che le bancarelle e i negozi vennero smantellati e l’area asfaltata.

Il Palazzo dei Soviet (Foto: angreal.info)

L’ulitsa Tverskaya, a quell’epoca una strada stretta, tortuosa e puntellata di hotel e negozi, sarebbe dovuta diventare la via principale del nuovo Stato socialista. Fu così che la strada venne ampliata, passando dai 16 metri di larghezza originari ai 50 metri, mentre i bassi e modesti edifici a un piano, che si affacciavano su di essa, vennero rimpiazzati da enormi e maestosi palazzi a più piani. Negli stessi anni, a Berlino, un altro dittatore stava promuovendo la costruzione di ampi viali da parata e edifici enormi.

Il Piano Generale consolidò la struttura radiale e circolare delle strade della città. Struttura che con gli anni si è consolidata, sopravvivendo fino ai giorni nostri, e che difficilmente verrà sostituita da un altro sistema. Fu precisamente negli anni ’30 che venne elaborato il progetto per la costruzione di una strada circolare (quella che sarebbe poi diventata la MKAD, l’anello viario di Mosca). Alcuni tratti furono persino costruiti in quegli anni, finché i lavori non vennero interrotti a causa della guerra. La MKAD venne poi completata solo durante la Seconda Guerra Mondiale, secondo, però, un modello semplificato: la strada era sterrata e veniva utilizzata per il trasporto di materiali militare e di truppe. Non era pensata per un uso in tempi di pace. Risulta pertanto che, anche dopo la morte di Stalin, avvenuta nel 1953, il Piano Generale del 1935 continua per molti aspetti a realizzarsi ancora oggi, sebbene con alcune modifiche.

La via Tverskaya (Foto: Mikhail Ozersky / Ria Novosti)

L’architettura

L'architettura monumentale della Mosca di Stalin doveva mostrare al mondo intero le conquiste del popolo sovietico nel primo decennio del nuovo governo. Dall’esterno, gli edifici avevano un aspetto magnifico, mentre gli interni non sempre erano in un così buono stato. Le nuove ed enormi case, che sorgevano lungo l’ulitsa Tverskaya, non erano che delle kommunalki (appartamenti comunitari) con un solo bagno per ben dieci appartamenti. Gli appartamenti privati erano destinati solo all’élite sovietica.

Il desiderio di posizionarsi davanti al resto dei Paesi fece sì che nel 1937 a Mosca s’iniziasse a pianificare la costruzione dell'edificio più alto del mondo. Il Palazzo dei Soviet, alto 420 metri, avrebbe dovuto strappare il titolo di edificio più alto del mondo all'Empire State Building di New York (381 metri). "La famosa Torre Eiffel sarà 116 metri più bassa del Palazzo dei Soviet, " annunciava in quegli anni una voce allegra alla televisione sovietica. Il Palazzo dei Soviet sarebbe dovuto sorgere al posto della Cattedrale di Cristo Salvatore, demolita a tal fine nel 1931. Tuttavia, la Seconda Guerra Mondiale non permise di portare a termine l’ambizioso progetto edile.

Le autorità sovietiche non erano così cerimoniose nei confronti degli edifici antichi, che oggi difatti scarseggiano nel centro storico di Mosca. Rasero al suolo senza alcuno scrupolo le costruzioni edificate all’epoca degli Zar e le chiese. Il celebre monastero Strastnoy (della Passione), fondato a metà del XVII secolo, fu demolito sotto Stalin per estendere la zona transitabile. Ora, al posto del monastero, sorge il cinema “Rossiya”, costruito all’epoca di Krusciov. I bolscevichi non riuscirono naturalmente a demolirlo completamente: non disponevano di risorse e mezzi sufficienti. Alcuni edifici sono, infatti, rimasti miracolosamente in piedi. L'edificio di quattro piani del teatro Yermolova (Tverskaya, 5/6) si staglia ancora nella sua posizione originale, in netto contrasto con gli alti palazzoni che lo circondano.

Altri edifici considerati importanti dalla leadership sovietica furono sopraedificati o trasferiti altrove. Per spostarli, venivano separati dalle loro fondamenta e poi trasportati su rotaie. La persona che meglio si appropriò di questa tecnica fu l'ingegnere sovietico Emmanuel Hendel, nonostante i primi tentativi riusciti di trasferimento di edifici risalgano in realtà a molto prima, per essere precisi al 1812, quando il carpentiere di Ryazan, Dmitri Petrov, riuscì a trasferire una chiesa di legno nella città di Morshansk.

Secondo il Piano Generale, gli edifici nel centro della città non dovevano avere meno di sei piani, di modo che alcuni di essi vennero sopraedificati. La moderna sede del comune di Mosca (Tverskaya, 13), appartenente prima della Rivoluzione al governatore generale e successivamente al Consiglio Comunale di Mosca, fino al 1946 era un edificio di quattro piani. Nel 1946, l'architetto Dmitri Chechulin lo munì di altri due piani. Ancora prima, nel 1938, l'edificio venne dotato di una struttura sotterranea con una profondità di 13,5 metri rispetto al livello dell’ulitsa Tverskaya. È una fortuna che il Piano Generale del 1935 non sia stato realizzato completamente, altrimenti i suoi abitanti vivrebbero oggi in una città ostile piena di edifici enormi e opprimenti per il cittadino con ampi viali percorsi da centinaia di migliaia di automobili che costringerebbero i pedoni a camminare rasenti alle pareti degli edifici e a gridarsi all'orecchio per poter parlare tra di loro.

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