Beslan, dieci anni dopo. L'Italia non lascia la città

Il muro con i nomi delle vittime dell’attentato terroristico alla Scuola N. 1 (Foto: associazione Aiutateci a Salvare i bambini Onlus)

Il muro con i nomi delle vittime dell’attentato terroristico alla Scuola N. 1 (Foto: associazione Aiutateci a Salvare i bambini Onlus)

Per l’anniversario dell’attentato terroristico, il presidente dell’associazione Aiutateci a Salvare i bambini Onlus è tornato a far visita alla comunità osseta, dopo un lungo percorso a sostegno dei sopravvissuti e delle loro famiglie. “Il nostro lavoro non si ferma qui. Percepiamo grande riconoscenza”

Quando il vento soffia su Beslan, dalla città degli Angeli si alzano la polvere e le foglie. Vengono spazzate via, fuori dal cancello. Come a voler tener pulito un posto che da dieci anni regge l’insostenibile peso di una tragedia che ha spezzato la vita a oltre trecento persone. Molte delle quali bambini. 

A distanza di dieci anni dall’attacco terroristico alla scuola N. 1 di Beslan, Ennio Bordato, presidente dell’associazione Aiutateci a Salvare i bambini Onlus, è tornato a far visita a quella città. “Beslan non è cambiata. I bambini di ieri sono oggi dei ragazzi. Molti vanno all’università, studiano a Mosca o a San Pietroburgo. E coloro che hanno alle spalle il sostegno della famiglia riescono a guardare con speranza verso il futuro. Chi invece non ha questa fortuna, perché magari ha perso i genitori durante l’attentato, purtroppo si trova ancora in grosse difficoltà”. 

Da sinistra, il Console Onorario della Federazione Russa per il Trentino Bernhard Kiem, il sacerdote Padre Paolo de Carli, il presidente dell’associazione Aiutateci a Salvare i bambini Onlus Ennio Bordato e il sindaco di Beslan Majrbek Chubaev (Foto: associazione Aiutateci a Salvare i bambini Onlus)

Nei giorni immediatamente successivi all’attacco terroristico del settembre 2004, l’associazione ha ospitato a Trento 63 persone uscite vive da quella tragedia: 33 bambini e 30 adulti. “Sono passati dieci anni da quell’inferno. E non potevamo mancare all’anniversario - racconta Bordato -. Siamo quindi tornati a Beslan con una delegazione di tre persone, per testimoniare che il nostro impegno nei confronti di quella comunità non è cambiato”. Oltre ad aver ospitato i sopravvissuti, negli anni l’associazione ha messo a disposizione un’équipe di psicologi per seguire le persone che da allora soffrono di gravi disturbi. “La cittadinanza è molto legata all’Italia, perché è stato il primo paese a intervenire a sostegno della popolazione, mettendo a disposizione due aerei della protezione civile e contribuendo a costruire il nuovo centro medico di Beslan - spiega Bordato -. A Beslan ‘Italia’ significa ‘solidarietà completa’”. Oggi, tornando in quella città, il presidente dell’associazione ha trovato “una comunità impegnata a ricordare”. E a reagire. 

Palloncini bianchi in memoria delle vittime (Foto: associazione Aiutateci a Salvare i bambini Onlus)

“I segni di quella tragedia di vedono ancora: la Città degli Angeli, il cimitero che raccoglie le vittime, è sempre molto frequentato. C’è gente che trascorre ore sulle tombe. E dicono che il vento, quando soffia, raccoglie le foglie e le cartacce gettate al suolo, e le porta fuori,  lontano dal cimitero, come se volesse tenere pulito quel luogo. La Scuola N.1 è stata sistemata e trasformata in un vero e proprio mausoleo”.

La delegazione, composta anche dal Console Onorario della Federazione Russa per il Trentino Bernhard Kiem e da Padre Paolo de Carli, è stata ricevuta dal primo ministro del governo dell’Ossezia del Nord-Alania, Sergei Takoev. “Siamo grati a tutti coloro che ci sono stati vicini fin dal primo giorno - ha affermato il primo ministro -, e voglio sottolineare il rapporto speciale con il popolo italiano: il suo ruolo non può essere sottovalutato e ci ricorderemo di questo”.

L’impegno dell’associazione, nonostante siano trascorsi diversi anni, non si ferma. “Lavoriamo per tenere vivo il ricordo delle vittime - ha concluso Bordato -. Beslan non deve essere dimenticata. Stiamo infatti discutendo come sviluppare ulteriormente il rapporto con questa realtà. Il dialogo prosegue”.

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