Ucraina, così ci si arruola per il fronte

A combattere a fianco dei separatisti ci sarebbero quasi quattromila giovani russi. Il corrispondente del giornale Rbc, Aleksandr Sokolov, si è recato da volontario nel sud-est del paese per scoprire come e perché i suoi connazionali entrano nelle file della resistenza

Entrare a far parte delle milizie che combattono nelle regioni orientali dell’Ucraina è solo un gioco da ragazzi. Basta un computer. E un banalissimo account su alcuni social network. La diffusione dei social media oggi permette di accedere alle risorse più disparate, e per iscriversi nelle file dei volontari è bastato semplicemente aderire a due dei gruppi più numerosi su "VKontakte", quelli dedicati alle repubbliche popolari di Donetsk e di Lugansk.

 
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Un biglietto per il fronte

Ad esempio, nel gruppo delle Milizie popolari del Donbass (NOD) si trovano le informazioni necessarie per contattare delle persone di riferimento a Mosca che vi possono aiutare a raggiungere il fronte. La struttura delle Milizie del Donbass è subordinata al responsabile per la mobilitazione del ministero della Difesa della Repubblica popolare di Donetsk Pavel Gubarev. Del trasporto dei volontari verso il Sud-Est dell'Ucraina si occupa l'amministrazione del gruppo "Raggruppamenti delle milizie di Novorossija". Il curatore del gruppo scrive che i volontari devono raggiungere autonomamente Rostov sul Don; da qui possono poi mettersi in contatto con lui per ricevere il desiderato "lasciapassare" per il fronte.

Una volta arrivato al punto di raccolta, il corrispondente di RBC ha incontrato quindici volontari, molti dei quali indossavano già le tute mimetiche e gli zaini militari. I mezzi che dovevano trasportare i "novellini" nella zona delle azioni militari avevano targhe ucraine; gli autisti e i miliziani venuti ad accompagnare i nuovi arrivati erano abitanti del Donbass. Secondo le loro dichiarazioni, la camionetta viene a prendere i russi circa una volta alla settimana.   

"Nella nostra camionetta viaggiavano dei volontari i cui nomi di battaglia sono Gek e Rakhmet, ragazzi di meno di venticinque anni. Il primo è di San Pietroburgo, un tenente delle truppe di terra della Marina militare russa, proveniente da una famiglia di militari. Gek ha spiegato così la sua decisione: tutti e due i suoi nonni, che furono insigniti del titolo di Eroi dell'Unione Sovietica, morirono in Ucraina durante la Seconda guerra mondiale; un altro dei suoi parenti è bruciato vivo ai primi di maggio nell'incendio appiccato alla Casa dei sindacati di Odessa. Il sentimento del proprio dovere nei confronti della famiglia ha spinto Gek a partire per il fronte. La motivazione di Rakhmet, un giovane dal berretto blu che ha prestato servizio nell'aviazione militare, è altrettanto patriottica: ha ripensato al resoconto fatto dai media statali russi su come di recente a Mariupol sono state strappate di dosso ai veterani decorazioni e medaglie", racconta il giornalista nel suo articolo.   

Secondo Sokolov, la maggior parte dei volontari sono giovani di età compresa tra i venti e i trentacinque anni. Tra di loro si incontrano, in verità, anche dei militari esperti che hanno superato la quarantina. L'attraversamento del confine non ha presentato alcun problema: le guardie di frontiera hanno dato una rapida occhiata alle cose trasportate e ai documenti dei passeggeri, e poi hanno lasciato entrare la macchina in Ucraina. Solo una giovane agente di frontiera ha provato a fare una battuta: "Andate pure, aspiranti salme!" (l'espressione usata in russo è "carico 200", che indica una bara di zinco contenente la salma di un militare).

 
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Nel quartier generale della resistenza

La camionetta ha portato i suoi passeggeri a Donetsk, in una delle basi dei miliziani situata nell'edificio dell'ex Direzione generale del ministero degli Interni dell'Ucraina. Il comandante ha inserito tutti i nomi dei volontari in una base dati computerizzata, che verrà poi trasmessa al ministro della Difesa dell'autoproclamata repubblica, nella quale i combattenti vengono già assegnati ai diversi settori del fronte. Molti di loro sanno già dove vogliono andare a prestare servizio, e fanno richiesta di trasferimento in un determinato battaglione. Uno dei più prestigiosi è considerato quello del comandante di campo "Motorola" (al secolo, Arsenij Pavlov). Nella sola Repubblica popolare di Donetsk vi sono i reparti dell'ex ministro della Difesa della repubblica Igor Strelkov, quello di Igor Bezler, quello dei cosacchi, oltre ai battaglioni "Vostok", "Oplot", "Berkut", "Kalmius", e altri ancora. Ciascun raggruppamento ha le proprie caratteristiche specifiche ed è legato a una particolare regione.

"Nel battaglione Vostok c'è una suddivisione ben definita delle ore della giornata, è un'organizzazione di combattenti degna di questo nome, fanno tutto come si deve. L'Oplot invece è più alla maniera cosacca, più libero. Sotto questo aspetto è tutto più semplice, ma anche le punizioni sono più severe: per un'ubriacatura o per un oltraggio sono anche capaci di fucilarti immediatamente", afferma in un'intervista rilasciata al giornalista un volontario soprannominato "Special".

Tra i miliziani, secondo il corrispondente di RBC, c'è scarsità di armi e munizioni. Spesso si vedono delle carabine Simonov a carica automatica (SKS), entrate in dotazione all'esercito nel 1949, e persino delle mitragliette Shpagin (PPSh).

Come ha dichiarato il presidente del Consiglio supremo della Repubblica popolare di Donetsk Boris Litvinov, la bilancia pende dalla parte dell'esercito regolare ucraino. Il rapporto numerico tra le truppe è di cinque a uno (40-45 mila contro circa 10 mila miliziani); quanto ai mezzi e agli armamenti, poi, la situazione è ancora peggiore.

Questo però non spaventa quanti vanno a combattere seguendo le proprie convinzioni interiori. "Special", ad esempio, spiega di essere arrivato nel Donbass per i seguenti motivi: "Qui c'è la nostra gente. Vale a dire che questa è la nostra patria. Per me la patria è l'intero territorio dell'Unione Sovietica, oltre ad alcune altre zone".

Come scrive il corrispondente di RBC, tutti i miliziani intervistati affermano di combattere a titolo gratuito. Secondo un membro dei corpi speciali russi, vengono pagate solo le guardie che lavorano per alcuni personaggi importanti.  

Il ritorno a casa

Tornare dalla guerra si è rivelato assai più complesso che non raggiungere il fronte. Le interminabili azioni militari e il fuoco dell'artiglieria avevano distrutto alcune strade, e per il viaggio di ritorno il giornalista ha dovuto cambiare percorso. Ciò nonostante, egli è riuscito a trovare un autista disposto a portarlo, insieme ad alcuni profughi, fino al confine con la Russia, da dove essi hanno poi potuto proseguire il viaggio autonomamente. Alcuni sono diretti nei campi per rifugiati che si trovano poco oltre il confine, altri dai loro parenti; qualcuno invece è tornato a Mosca per raccontare come e perché i suoi connazionali vanno a combattere una "loro" guerra altrui. 

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