Quella scuola nella steppa

(Foto: Valery Klamm)

(Foto: Valery Klamm)

Viaggio in una scuola di provincia a Emeljanovo dove i bambini studiano e vivono senza stress. Anche grazie alla rete

Nel cortile della scuola i bambini innaffiano le aiuole. Da una settimana ormai fa un gran caldo, la terra è riarsa, le piante “bruciano”. Siamo al “quinto trimestre lavorativo”, vale a dire il tirocinio estivo. Nell’edificio della scuola c’è fresco e pulito, come capita solo negli istituti di campagna. "Non voglio proprio andar via da qui! Sto così bene che vorrei restarci per frequentare anche le ultime classi delle superiori e l’Università. E vivrei qui per tutta la vita", dice Dasha Denishenko. Dasha ha completato la scuola elementare e quella media col massimo dei voti. Sa benissimo che tra un paio d’anni sarà costretta ad abbandonare il proprio paesello.

La scuola del villaggio di Emeljanovo, nel distretto Moshkovskij della regione di Novosibirsk (3.500 km da Mosca), è quella dell’obbligo: nove anni in tutto. I ragazzi che vogliono continuare a studiare, portano a termine le ultime classi delle superiori nel capoluogo del distretto o a Novosibirsk. A volte i genitori prendono in affitto un alloggio per i figli e li lasciano soli a fare i conti con lo studio e con le tentazioni della grande città. Per quanto possa sembrare strano, di solito è lo studio ad avere la meglio. Così li ha temprati la scuola del villaggio natio. Elena Mikhailovna, la mamma di Dasha, maestra di informatica e disegno, ha mandato il figlio maggiore a studiare a Novosibirsk dopo la scuola media. Alla domanda: "Chi lo controlla? Chi controlla se ha fatto i compiti, chi lo aiuta?". Elena stringe le spalle e risponde: "I nostri figli sanno che gli ignoranti non servono a nessuno".

La scuola di Emeljanovo è composta da 48 scolari e 13 insegnanti, diretta da Nadezhda Makarova. Le classi hanno dai cinque ai sette scolari. Ogni docente deve sobbarcarsi diverse materie. E nonostante questo, quest’anno mancavano gli insegnanti di geografia, fisica e biologia. Così la scuola ha deciso di unirsi a un progetto, la cui versione pilota è stata avviata proprio a Novosibirsk nel 2011: “Istruzione a distanza in rete”. Un'iniziativa nata per risolvere la mancanza di docenti e la distribuzione frammentaria delle scuole sul territorio della regione, che si estende per 178mila chilometri quadrati. Ad oggi nella regione di Novosibirsk, 70 scuole e più di 5mila scolari studiano comunicando con i propri insegnanti via Internet. E si tratta di un sistema all'avanguardia, che potrebbe essere esportato anche in realtà simili di altre nazioni. Basta pensare alle tante scuole di montagna presenti sul territorio italiano: piccoli centri di formazione che, attraverso il loro lavoro, regalano prospettive e futuro a tanti ragazzi. Una rete spesso finita sotto l'osservazione delle autorità competenti, che da anni sono impegnate in progetti per rilanciarle e per non disperdere questo patrimonio culturale.

La formazione a distanza si come modo per rafforzare la cittadinanza, insomma. Igor Yashkin, direttore del centro di metodologie informatiche del distretto Moshkovskij, dice a questo proposito: "I ragazzi che studiano qui non valgono meno rispetto a quelli che vanno a scuola vicino alla Piazza Rossa a Mosca. Anche loro hanno bisogno di un’istruzione completa e di qualità. Certo, possiamo metterci a discutere sui pro e contro di questo tipo di istruzione, sulla necessità di un rapporto vivo e concreto con l’insegnante, ma in realtà non c’è altra via d’uscita". Ma come funzione questo sistema? Il docente può trovarsi a migliaia di chilometri di distanza: in classe ci sono gli studenti e un tutor, è lui che coordina le lezioni. I ragazzi però non gurdano in faccia il maestro: ognuno ha lo sguardo fisso sul proprio monitor. Le scuole che hanno aderito al progetto di “Istruzione a distanza in rete” hanno a disposizione attrezzature ottime: notebook e dispositivi che garantiscono l’alimentazione elettrica dei computer e il collegamento a Internet senza fili. E i computer vengono usati solo per le lezioni in rete.

Elena Vikhrova, vice-direttrice della scuola del vicino paese di Barlak, ragiona in questi termini. "Qual è il vantaggio dell’istruzione a distanza? Soprattutto il fatto che le nozioni degli alunni vengono verificate da una persona che non ha nessun contatto emotivo con loro. I rapporti umani coinvolgono molto la sfera emozionale, siamo collettivi chiusi, i bambini crescono in un ambiente protetto. Quando entro in classe, i bambini sanno subito qual è il mio stato d’animo e cosa si può fare oppure no. Io invece conosco la situazione di casa di ogni bambino, il suo stato di salute e qual è l’approccio migliore. Agli esami, però, vengono valutate solo le nozioni: i ragazzi devono essere preparati a quello che li aspetta fuori dal cancello della scuola".

Valia e le due sue compagne di classe, Olia Ionova e Sasha Abaeva, si sono presentate all’incontro con il corrispondente tutte agghindate. Valia ha i boccoli, un vestito con una gonna molto vaporosa e i tacchi a spillo. Tutte e tre dovranno lasciare il paese dove sono nate, Emeljanovo. Valia andrà all’istituto politecnico. E poi, forse, rivela arrossendo, andrà a studiare da giudice istruttore. Sasha finirà la scuola media nel capoluogo distrettuale e in futuro progetta di studiare una materia scientifica in una qualche università. Olga vorrebbe diventare pasticcera, sta ai fornelli da quando ha dieci anni, ha già le sue specialità. Anche per lei, dopo l’istituto tecnico, ci sarà l’Università. "All’inizio pensavo di fare pedagogia. Ma dopo le giornate di tirocinio, quando ci siamo cimentate come maestre nelle classi inferiori, ho cambiato idea: è un mestiere troppo difficile".

La scuola di Emeljanovo è immersa nella natura. Il complesso agricolo dove vengono coltivate verdure, garantisce alla popolazione posti di lavoro e stipendi discreti. Molti giovani del posto vi tornano dopo aver completato gli studi per fare gli agronomi. Il paese, però, non è in grado di fornire alloggio agli studenti degli istituti pedagogici e dell’università. È per questo che il collettivo degli insegnanti della scuola lavora con la stessa composizione da ormai 30 anni e la direttrice Nadezhda Vasilevna definisce “giovani” i docenti che vanno per i quaranta. Nadezhda Vasilevna racconta: "Le famiglie problematiche sono poche, ma se ci capitano dei casi del genere, buttiamo giù tutte le porte, andiamo a “pescare” i genitori, e se i colloqui con loro non bastano, allora ci rivolgiamo al capoluogo distrettuale. Per non parlare poi di tutto il tempo che, dopo l’orario di lezione, gli insegnanti passano con i bambini che restano indietro".

La maestra elementare Anna Vadimovna Trubacheva sette anni fa è stata l’insegnante di Valia. Dice che la scuola strappa i bambini dal mondo delle fiabe, quando loro non sono ancora pronti per abbandonarlo. Per questo cerca di organizzare per i ragazzi un processo cognitvo che sia entusiasmante, capace di catturare l’attenzione di ogni scolaro seduto in classe. La scuola, oggi come in passato, è il vero centro spirituale del paese. Ogni volta che un piccolo plesso viene chiuso perché non sostenibile, il paesello comincia a svuotarsi. La direttrice conclude: "Qui il maestro del villaggio è una personalità molto in vista. Non appena gli viene un pensiero negativo, tutto il paese ne è a conoscenza. È per questo che cerchiamo di sintonizzarci solo sulle cose buone".

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