L'uomo che ha attraversato a piedi la Russia

Pier Luigi Delvigo, pensionato ligure di 66 anni, durante un pezzo del suo viaggio (Foto d’archivio)

Pier Luigi Delvigo, pensionato ligure di 66 anni, durante un pezzo del suo viaggio (Foto d’archivio)

Lo chiamano Siberian walker, e ha camminato per quasi novemila chilometri fino alla parte più orientale del paese. Ora si è rimesso in marcia. Destinazione: Vladivostok

Attraversare la Russia a piedi, dal Mar Baltico al Mar del Giappone. Passo dopo passo sta per concludersi l'incredibile impresa di Pier Luigi Delvigo, un pensionato ligure di 66 anni. Per arrivare a Vladivostok gli mancano ancora duemila chilometri. Una passeggiata, si fa per dire, se confrontati agli 8.500 che ha già percorso fino a Gianna, un piccolo centro tra le foreste vicino al confine più settentrionale con la Cina. A queste latitudini Delvigo è diventato quasi una celebrità, tanto da essersi guadagnato un soprannome, Siberian walker. Radio e telegiornali hanno raccontato la sua storia. Per strada la gente lo riconosce e ogni volta che si ferma in un villaggio c'è chi gli offre ospitalità o qualcosa da mangiare.

“Riparto sempre dal punto in cui mi sono fermato la volta precedente” ha spiegato a Rbth poco prima di imbarcarsi su un volo per Chita, il capoluogo della Transbaikalia, pronto a riprendere la marcia. Il suo infatti è stato un percorso a tappe: la prima volta San Pietroburgo – Ekaterinburg nel 2011; il tratto Ekaterinburg – Babushkin l'anno seguente; infine Babushkin – Gianna nel 2013. In tutto ha trascorso 209 giorni sulla strada, sotto il sole, la pioggia o con il vento. Delvigo si è fermato solo quando la scadenza del visto non gli permetteva di andare oltre. Fosse stato per il fisico avrebbe continuato: “Da giovane ho praticato atletica leggera, la mia passione era la corsa, poi con l'età mi sono dedicato alle camminate”. La prima fu quella a Santiago di Compostela, “ma lì è tutto organizzato”. Troppo facile, insomma. Poi le capitali delle tre repubbliche baltiche. Una specie di test. Superato anche questo.

Pier Luigi Delvigo durante una delle tante tappe (Foto d’archivio)

“Da Tallin – aggiunge Delvigo – decisi allora di continuare verso la Russia”. Un po' come Forrest Gump: “Mi sono detto, finché ce la faccio vado avanti. In molti mi sconsigliavano, dicevano che era pericoloso. Io non mi sono fatto condizionare”. San Pietroburgo, poi Mosca. “Le gambe rispondevano. Pensavo che se le cose si fossero messe male, avrei potuto sempre deviare verso i Paesi scandinavi. Invece non ho mai avuto problemi. Nessuno mi ha mai importunato o offeso. E così sono arrivato fino al confine tra Europa e Asia”.

Con sé porta l'indispensabile, tutto sistemato scientificamente nello zaino: una mappa, le medicine, un coltellino svizzero, cerotti, pomate, led luminosi, cibo e acqua per uno o più giorni a seconda delle distanze da percorrere. In media un peso di 30 chili sulle spalle, compresa la tenda per dormire. Nessun problema con la lingua che Delvigo parla in maniera fluente. “Mi scambiano addirittura per russo. Episodi curiosi? Per esempio quando, a cinquemila chilometri da Mosca, una vettura si fermò e il conducente mi chiese se per la capitale la direzione era quella giusta”.

Pier Luigi Delvigo durante una delle tante tappe (Foto d’archivio)

Dei luoghi attraversati ha conservato in particolare un ricordo, “i giganteschi camion che fanno la spola da un angolo all'altro del Paese e al tramonto solcano queste distese infinite, verso la notte”. Delle persone, invece, la grande disponibilità. “I villaggi della Siberia sono modesti, ma la gente è molto gentile e ospitale. Mi hanno offerto di tutto: cibo, un letto per riposare, la doccia per lavarmi. A volte anche i soldi, ma in questi casi ho sempre rifiutato ovviamente”.

Nonostante le lunghe marce in solitaria, in media circa 40 chilometri al giorno lungo le principali arterie stradali per non correre il rischio di perdersi, Delvigo non si è mai sentito solo. “La mente si libera, si deframmenta. Non pensi più ai problemi che hai lasciato in Italia, alla politica, al calcio, all'Agenzia delle Entrate, al condominio. Inoltre, la giornata è sempre piena di cose da fare e di inconvenienti da risolvere con i pochi mezzi a disposizione”. Il più grosso sono state le scarpe. “Si rompevano in continuazione e ogni volta ero costretto a comprarne di nuove. Alla fine ho deciso di fissare le suole con delle viti. Quando la vite è consumata, la sostituisco”. Poi c'erano le zanzare: “Un vero tormento, non me lo aspettavo”.

Nonostante l'impresa, Delvigo non si sente ancora soddisfatto ed è già pronto a ripartire: “Magari chissà, un giorno mi concedono la cittadinanza russa e allora la prossima volta la faccio tutta in una volta, senza soste forzate”.

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