Ritorno alla campagna

Ivan, 30 anni, da 8 anni ha deciso di trasferirsi in campagna (Foto: archivio personale)

Ivan, 30 anni, da 8 anni ha deciso di trasferirsi in campagna (Foto: archivio personale)

Lasciare la capitale per riscoprire i privilegi della provincia: la scelta di Ivan, tornato nel piccolo villaggio paterno nella regione di Samara. “Creatività, autorealizzazione, una vita sociale normale. Ecco il luogo che mi ha reso felice”

Una delle tendenze che caratterizzano la società russa è il desiderio di trasferirsi nella capitale. Tuttavia, esistono anche casi di esperienze opposte che non finiscono mai di stupire. Un laureato di un prestigioso istituto universitario ha fatto proprio questa scelta.

Biglietto solo andata

Ivan ha 30 anni e da otto anni vive in campagna. Dopo essersi laureato all’Università Statale di Mosca M. Lomonosov, si è subito trasferito dalla capitale nel villaggio di Kinel-Cherkassy della regione di Samara. “Sono nato e cresciuto a Mosca. Dopo un’infanzia sovietica felice, ho vissuto i difficili anni di transizione della perestrojka. È stato allora che mi è venuta per la prima volta l’idea di trasferirmi in campagna. Ho cominciato a essere certo di lasciare la città fin da quando frequentavo la settima classe”, racconta.

A detta di Ivan, la vita in una città contemporanea presenta un’infinità di svantaggi che non possono essere compensati dalle tante opportunità e dai tanti privilegi che offre una megalopoli. La cattiva qualità dell’ambiente, il ritmo di vita troppo frenetico, l’assenza di tempo libero sono i principali deterrenti della vita cittadina.   

 
La forza di Yuri, detto Cetriolo 

“Creatività, autorealizzazione, una vita sociale normale, ecco che cosa offre la campagna”, spiega il nostro eroe. Inoltre, proprio in campagna, nella propria terra, si può percepire la libertà autentica. Qui lo spazio non manca e non si prova nessun senso di oppressione”.

Ivan ha comprato un biglietto ed è partito in cerca della libertà. “Me ne sono andato, appena finita l’università. Questa scelta non ha richiesto una particolare preparazione, sono andato a vivere in un villaggio, nella casa in cui aveva vissuto mio padre e dove per circa 250 anni avevano vissuto i miei antenati. Perciò, inizialmente, è risultato tutto piuttosto semplice. La cosa più problematica è stata rimettere in ordine il nostro nido domestico quasi in uno stato d’abbandono, ma quando si è in una dimensione rurale è normale occuparsi continuamente della casa e della terra.

Quanto al lavoro, non è stato difficile trovarlo: "Essendo un giovane laureato dell’Università Statale di Mosca sono stato accolto volentieri nel collettivo della scuola locale. In questo sono stato molto agevolato anche dalla consuetudine di trasmettere i diversi saperi e mestieri da una generazione all’altra. Ma a impegnare soprattutto Ivan è stata la creazione e la promozione di un circolo storico-militare. Attualmente, oltre 250 ragazzi dai 5 anni in su sono stati coinvolti nell’attività di questa organizzazione fondata dal giovane storico. Molti di loro hanno ottenuto risultati positivi nelle gare di scherma storica, nel tiro con l’arco, nel recupero di antichi mestieri e nelle ricostruzioni storiche".

“L’obiettivo principale del circolo è un lavoro di tipo educativo e formativo. Durante le lezioni raccontiamo ai ragazzi delle gesta eroiche del passato, della vita quotidiana e dei costumi dei nostri antenati. E al contempo gli offriamo la possibilità di esprimere la loro creatività: gli indumenti, i mobili, le suppellettili e le armature le realizziamo autonomamente. Oltre a partecipare alle ricostruzioni storiche, prendiamo parte anche a gare di scherma storica e di tiro con l’arco. Così non abbiamo problemi a decidere come trascorrere il nostro tempo libero”.


Un giovane trascorrerà
l’inverno come nel Medio Evo

Per Ivan è stato semplice vivere in campagna, benché, secondo le statistiche, gli standard di qualità della vita in un villaggio di campagna risultino inferiori a quelli cittadini. Ma il nostro storico ritiene che le cifre non vadano sempre prese alla lettera e che lo standard di qualità della vita dipenda dalle occupazioni della popolazione. “In primo luogo c’è campagna e campagna e io sono stato fortunato a ritrovarmi in una regione tradizionalmente ricca, con persone benestanti, e quel che più conta, con gente che lavora, e con discrete infrastrutture” dice Ivan. E poi, una vita buona non dipende solo dalla quantità di profitti accumulati. Per esempio, dalla scienza, a essere apprezzati di più non sono tanto gli indicatori finanziari quanto la qualità della vita (i prodotti consumati, la salute, ecc.). Sotto questo riguardo qui siamo a posto: ci nutriamo di prodotti freschi di buona qualità, respiriamo aria pulita, facciamo attività fisica. Inoltre, non va dimenticato che molte persone hanno esigenze eccessive di comfort perché sono condizionate dalla società dei consumi. Credo che sia difficile accontentare persone simili”.

Cosacchi in campagna

Esiste una leggenda secondo la quale il villaggio di Kinel-Cherkassy sarebbe stato fondato da cosacchi ucraini “circassi”. Se fosse vero, tutti gli abitanti del villaggio sarebbero discendenti dei cosacchi. Dopo aver fatto conoscenza con i cosacchi locali, Ivan è subito entrato nelle loro fila.

“Conosco bene la cultura cosacca e la sento molto vicina. I cosacchi di oggi aiutano le forze di polizia a mantenere l’ordine pubblico, educano i loro figli all’amore per la patria, alla conservazione delle antiche tradizioni e alla tutela dell’ambiente. Ho molto in comune con loro” rileva l’ex moscovita.

Ora Ivan ha il grado di sotnik (primo tenente) della comunità dei cosacchi del Volga ed è responsabile dell’educazione patriottica dei giovani. Oltre a ciò, tiene un blog in internet dove pubblica materiali di contenuto storico e sociologico e anche i risultati delle sue lezioni sui mestieri.

“Non voglio raccontare solo di episodi, fatti e date, ma anche insegnare alle persone a comprendere correttamente la storia del nsotro paese, a lavorare onestamente e coscienziosamente” dichiara il giovane storico. “Il vero patriottismo non è nelle parole, ma nei fatti”.

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