La forza delle donne

Valentina Tereshkova, la prima donna a volare nello spazio (Foto: Ria Novosti)

Valentina Tereshkova, la prima donna a volare nello spazio (Foto: Ria Novosti)

Da Valentina Tereshkova a Caterina II. Le più importanti figure femminili russe che, con passione e sofferenza, hanno contribuito a rendere grande il proprio paese

La storia ci insegna che le donne russe sono creature forti, dinamiche e intraprendenti. Alcune di loro, pur avendo vissuto in una società dominata dagli uomini, sono riuscite a lasciare un segno indelebile. Presentiamo di seguito cinque tra le più note esponenti russe del gentil sesso.

Valentina Tereshkova

Il 16 giugno del 1963 Valentina Tereshkova divenne la prima donna nello spazio. Durante la sua missione a bordo del modulo spaziale Vostok-6 la cosmonauta, nata nei pressi di Yaroslavl, compì diversi esperimenti su se stessa per determinare in che modo il corpo femminile avrebbe reagito all’assenza di gravità, spianando così la strada alle donne che sarebbero andate nello spazio dopo di lei. Di ritorno sulla Terra, la Tereshkova conseguì un dottorato in ingegneria, divenne professoressa e scrisse oltre cinquanta articoli di carattere scientifico. Nel 2000 Valentina Tereshkova è stata nominata dall’Associazione internazionale donne dell’anno “la donna di maggior successo del XX secolo”. Valentina Tereshkova, che ha compiuto settantasette anni il sei marzo scorso, ha dichiarato che se le si presentasse l’occasione sarebbe pronta ad andare su Marte.

Caterina la Grande


Il dettaglio di un’opera del pittore Fyodor Rokotov, raffigurante Caterina II (Foto: Wikipedia)

Caterina, la sovrana russa più famosa di tutti i tempi, guidò l’impero russo dal 1762 al 1796: un periodo di quarantotto anni passato alla storia come “l’età dell’oro” della Russia, e durante il quale il Paese si affermò come una delle principali potenze d’Europa. A Caterina e alla sua forte leadership si attribuisce il merito della vittoria della Russia nelle guerre russo-turche e dell’espansione dell’impero russo sino al Mar Nero e al Mare d’Azov. In quello stesso periodo, il Paese iniziò ad affermarsi anche sul Pacifico, spingendosi tra l’altro sino alle isole Curili.

Tuttavia, l’importanza di Caterina non è legata esclusivamente all’espansione geografica dell’impero. Donando all’Ermitage la sua inestimabile raccolta di opere d’arte, la sovrana contribuì immensamente ad accrescere il prestigio del migliore museo della Russia. Oltre a patrocinare l’arte, Caterina promosse anche la letteratura e l’istruzione, al punto che Voltaire le diede il soprannome di “stella del nord”.

Anna Achmatova

Foto: stihi-rus.ru

Anna Achmatova (pseudonimo di Anna Gorenko) fu un’esponente del modernismo russo che riuscì ad affermarsi e a lasciare un segno indelebile in un settore − quello della poesia − dominato dagli uomini. Con i suoi versi misurati, Achmatova ha demolito gli stereotipi riguardanti le donne e i poeti. “Requiem”, la sua opera più famosa (divulgata in Urss solo alla fine degli anni Ottanta), caratterizzata da un linguaggio elegante e dal frequente ricorso a temi biblici, contribuì a far conoscere al mondo l’efferata intensità delle purghe staliniane degli anni Trenta.

Essendo invisa alle autorità sovietiche (il suo primo marito fu ucciso dalla polizia segreta e sia il figlio che il terzo marito furono mandati nei gulag), Anna Achmatova fu costretta a tenere nascoste le proprie opere e a memorizzare tutto ciò che scriveva per poi recitarlo durante degli incontri privati di fronte a una ristretta cerchia di amici fidati. Anna Achmatova, che fu tra l’altro mentore del premio Nobel per la letteratura Joseph Brodksy, è scomparsa nel 1966 dopo un’esistenza dolorosa durante la quale fu testimone delle purghe staliniane e dell’assedio di Leningrado. Alle commemorazioni funebri che si tennero in suo ricordo a Mosca e a San Pietroburgo (che all’epoca si chiamava Leningrado) parteciparono migliaia di persone. Con la sua determinazione a non lasciare l’Urss e a documentare le ingiustizie della propria epoca, Anna Achmatova dimostrò un coraggio senza pari.

Sofia Kovalevskaya

Foto: Wikipedia

Kovalevskaya, prima donna matematica della Russia, contribuì significativamente al progresso della sua disciplina e nel 1891, quando fu nominata professore ordinario all’Università di Stoccolma, divenne la prima donna a occupare a pieno titolo una cattedra presso un ateneo dell’Europa del Nord. Nata a Mosca nel 1850, Sofia Kovalevskaya dimostrò sin da giovane un grande interesse per la matematica, applicandosi allo studio del calcolo differenziale e integrale a partire da alcuni appunti di una lezione di analisi matematica del padre. La famiglia la fece seguire da un insegnante privato, dandole modo di dimostrare la propria bravura. Tuttavia, l’istruzione universitaria le rimaneva preclusa.

Dopo aver contratto un finto matrimonio, Kovalevskaya si trasferì in Germania per studiare presso l’Università di Göttingen, dove malgrado non le fosse permesso di assistere alle lezioni e presentarsi agli esami, conseguì un dottorato di ricerca presentando tre tesi sugli integrali ellittici. A dispetto del forte sciovinismo che caratterizzava l’Europa del XIX secolo, Sofia Kovalevskaya riuscì a conseguire diversi successi: nel 1884 entrò a far parte del comitato di redazione della rivista Acta Mathematica, e benché in Russia non le fu mai affidata una cattedra, nel 1888 divenne la prima donna eletta a corrispondente dell’Accademia russa delle scienze.

Kovalevskaya raggiunse una certa fama anche come scrittrice (la sua opera più nota è “Una ragazza nichilista”) e come sostenitrice dei diritti delle donne.

Vera Mukhina


Vera Mukhina in un ritratto di Mikhail Nesterov (Foto: Wikipedia)

Vera Mukhina, una dei principali esponenti del realismo socialista, è stata tra le più grandi scultrici al mondo. La sua opera più famosa è “L’operaio e la kolkhoznitsa”, considerata una rappresentazione degli ideali e dei simboli dell’epoca sovietica. L’emblematica scultura in acciaio mostra un uomo e una donna nell’atto di sollevare sopra le proprie teste una falce e un martello. L’opera, che fu scelta come logo della casa di produzione cinematografica Mosfilm, è alta ventiquattro metri, pesa settantacinque tonnellate ed è realizzata con lastre di acciaio inossidabile poggiate su una struttura di legno e collegate tra loro tramite un’innovativa tecnica di saldatura.

Tra le altre opere di Vera Mukhina ricordiamo “La contadina”, in bronzo, attualmente esposta nella Galleria Tretyakov, e il monumento Maxim Gorky, oggi a Nizhny Novogorod (che un tempo si chiamava Gorky). A Vera Mukhina si deve inoltre la conservazione del Monumento alla libertà (situato a Riga, sua città natale). Grazie alle sue pressioni e all’ottima reputazione di cui essa godeva nella società sovietica, questo infatti fu salvato dalla demolizione, e sostituito con una statua dedicata a Stalin.

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