Il mito dell'Urss e il calcio sostenibile

I ragazzi dell'associazione Quartograd (Foto: archivio personale)

I ragazzi dell'associazione Quartograd (Foto: archivio personale)

Due squadre campane. Che si ispirano alla toponomastica e agli ideali socialisti. Lo sport come luogo etico, comunitario. "Da noi l'intolleranza non passerà"

Il calcio popolare. Sostenibile, per promuovere l’uguaglianza, la lealtà sportiva, la sana competizione. Un concept alternativo di vita in provincia di Napoli, con il mito dell’Unione Sovietica nel nome e nel cuore. Il Quartograd è un’associazione senza finalità di lucro di una cittadina, Quarto, in periferia di Napoli, che utilizza lo sport per operare nel sociale, attraverso una squadra che gioca in seconda categoria, dopo aver vinto quello di terza senza perdere una partita. Tra i dilettanti, sul logo del club un pallone antico, martelli incrociati – simbolo della working class – e stella della Rivoluzione.

I calciatori sono studenti, lavoratori, precari. Anche disoccupati. Soprattutto, giovani che scendono in campo nelle periferie della capitale del Mezzogiorno per affermare un’idea differente di sport, lontano dalle isterie del business. Che dia voce alla collettività. Il collettivo che batte l’individualismo, modello da applicare anche in altri settori. Oggi il pallone, domani il trasporto pubblico, poi la sanità pubblica. “Il nome della squadra è stato deciso all’unanimità dai soci fondatori – spiega Giorgio Rollin, presidente del Quartograd tra lavoretti a tempo, come altri ragazzi della squadra – Il riferimento è alla battaglia di Stalingrado del 1942, la prima batosta subita dalla Germania nazista. Come i tedeschi non passarono sull’esercito sovietico, così intolleranza, razzismo non passeranno sul nostro campo di gioco”.

I primi calci in un torneo di calcio a 8 “Antifascista e “Antirazzista”, aggiunge il presidente del piccolo club napoletano. La tolleranza che diventa pietra angolare di un fenomeno collettivo. Oltre 120 tifosi seguono le partite del Quartograd. Una piccola carovana che va anche in trasferta. Con il pallone che s’inserisce tra convegni, assemblee, dibattiti, feste in piazza, cineforum. E i fondi? “Azionariato popolare, sottoscrizioni individuali, realizzazione di eventi e sponsor commerciali. L’obiettivo è portare avanti una certa idea di calcio lontano dagli interessi economici dominanti” ribadisce il presidente del Quartograd. La società è prima in classifica nel girone B campano di seconda categoria dopo il campionato di terza categoria vinto da imbattuta. “Abbiamo battuto il calcio d’oggi. La prova che è possibile gestire una società di calcio in questo modo, con molti che scelgono il proprio destino anziché dipendere dai soldi di un proprietario.

Per la festa promozione c’erano mille persone che hanno finanziato il progetto e la nostra iscrizione al campionato. E presidente, calciatori pagano una piccola quota per le attività dell’associazione”. Da Quarto a Pianura, pochi chilometri, stessa mission con la Lokomotiv Flegrea, che gioca in terza categoria, zona alta della classifica. “Un’idea partita la scorsa estate, con il nome Lokomotiv è in onore alla Cumana, ferrovia che collega tutti i paesi della zona flegrea, a circa 20 km da Napoli. Un nome fortemente legato alle nostre simpatie calcistico-politiche verso l’Europa dell’Est” spiega Riccardo Rosa, dirigente-calciatore. Un pezzo del collettivo che da anni fa politica in un quartiere operaio dalla grande coscienza civile. E che si è battuto in prima linea per la difesa dell’acqua pubblica, della spiaggia pubblica di Bagnoli, baia napoletana famosa nel mondo, per la bonifica dell’ex area industriale.

Ma i calciatori della Lokomotiv Flegrea vanno in scarpini e maglietta soprattutto per realizzare una scuola calcio popolare. “Fare calcio a Napoli costa troppo – dice Riccardo – vogliamo realizzare una scuola calcio che consenta alle famiglie dei bambini di spendere 15-20-euro mensili. Con i ragazzini via dalla strada per uno sport pulito, in tono minore”. Per un pallone inserito nel sociale, sgonfiato da veleni, dal calcioscommesse, dalla dittatura delle televisioni a pagamento.

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