Vivere sott'acqua

L’immersione può avere diversa durata: la più brevi durano cinquanta giorni, la più lunghe novanta (Foto: Reuters)

L’immersione può avere diversa durata: la più brevi durano cinquanta giorni, la più lunghe novanta (Foto: Reuters)

Due mesi in un sottomarino. Tra i modi di conservare il cibo e quelli per mantenersi in forma. E il "bacio del maglio", il rito per la prima immersione

I temi da affrontare sono tanti. Come le curiosità. Dal “bacio del maglio” alle ragioni per cui il vino si beve con la vobla. E perché ad alcuni sommergibilisti tocca per anni pulire la toilette di bordo. Ecco come si svolge la vita negli abissi.

La prima immersione

Quando il sommergibile va per la prima volta in mare, tutti i sommergibilisti devono sottoporsi ad un rito iniziatico. Per me è stato minimo: in una plafoniera della cabina hanno versato acqua di mare che bisognava bere. Il gusto era tremendamente aspro e amaro. In quel momento mi è stato consegnato l’attestato, scritto a mano, che mi conferiva il titolo di  sommergibilista. Su alcuni sommergibili a tale rito si aggiunge il “bacio del maglio”: il maglio viene appeso al tetto e quando il sommergibile oscilla, il sommergibilista deve baciarlo. Il significato dell’ultimo rituale mi sfugge, ma discutere qui non si usa, è la prima regola che si impara a bordo.

Il servizio

Su quasi ogni sommergibile ci sono di solito due equipaggi. Quando uno di questi va in ferie (previste dopo ogni immersione), entra in servizio l’altro. L’immersione può avere diversa durata: la più brevi durano cinquanta giorni, la più lunghe novanta. Inizialmente si eseguono le varie missioni: ad esempio immergersi ed entrare in contatto con un altro sottomarino, immersione in acque profonde alla massima profondità, esercitazioni di tiro. Se tutti gli esercizi sono stati accettati dallo stato maggiore, in tal caso il sommergibile può essere adibito al servizio militare.

Nella maggior parte dei casi abbiamo navigato sotto i ghiacci del Polo Nord, in tal modo il sommergibile non è visibile dai satelliti, mentre se il sommergibile naviga per acque pulite, lo si può individuare persino ad una profondità di 100 metri. Nel nostro incarico rientrava il pattugliamento di una zona con piena preparazione e uso, in caso di attacco, delle armi. Un sottomarino con sedici missili balistici a bordo può cancellare dalla faccia della Terra, per esempio, la Gran Bretagna. In ognuno dei sedici missili si trovano dieci testate autoguidate. Una carica ha più o meno il potenziale di cinque- sei Hiroshima. Si può dire che ogni giorno trasportassimo all’incirca 800 Hiroshima.

Vita quotidiana

Vivere in uno spazio chiuso non è poi così difficile come sembra. Principalmente perché sei per tutto il impegnato, trascorri otto ore di vedetta. Ogni giorno, più o meno alla quindici tutti vengono chiamati alla “piccola pulizia”. A ciascuno viene affidata la pulizia di una qualche parte del sommergibile. A qualcuno viene affidato il pannello di controllo che deve essere spolverato, a qualcun altro il bagno (a prua della nave). La cosa peggiore è che  la zona da pulire che ti viene assegnata non cambia per tutta la durata del servizio, pertanto: se hai cominciato pulendo il bagno, lo pulirai fino alla fine.

Cibo

I sommergibilisti vengono nutriti molto bene. A colazione generalmente ricotta, miele e marmellata. A pranzo o cena caviale rosso e  balyk di storione. Ogni giorno al sommergibilista toccano 100 ml di vino rosso secco, cioccolata e vobla. Ancora in epoca sovietica quando si discuteva sul modo in cui stuzzicare l’appetito dei sommergibilisti la commissione si era divisa, alcuni avevano votato per la birra, altri per il vino. Vinsero questi ultimi, ma la vobla, che era accoppiata alla birra, per qualche ragione rimase.

Statuto

Lo statuto è tutto per noi. In verità, a volte, fino a sfiorare il ridicolo. Ad esempio secondo l’articolo 33 dello statuto costituente delle forze armate russe, la corsa comincia solo al comando “Di corsa, marsch”.  Una volta il vice comandante della divisione era andato al bagno, ma questo era chiuso con il lucchetto. Il vicecomandante ordina all’aiuto-comandante dell’imbarcazione: "Aiuto comandante, apra la sala da bagno". L’Aiuto comandante siede di spalle, non reagisce. Il vice comandante non riusciva a trattenersi: "Aiuto comandante, mi porti la chiave, di corsa". Lui rimane nella stessa posizione. "Di corsa ho detto! Cos’ha, non mi sente? Di corsa!". L’aiuto comandante chiude lo statuto che, a quanto pare, era solito leggere nel tempo libero e gli dice: "Compagno comandante di primo rango io aspetto il comando marsch".

Comandanti

Ci sono diversi tipi di comandante, ma ciascuno di loro deve incutere timore. Disobbedire a un comandante o contraddirlo, equivale ad una nota di biasimo nel fascicolo personale, come minimo. Il comandante più colorito che mi sia capitato è il capitano di primo rango Gaponenko (il cognome è stato modificato, n.d.r.). Una volta lui scese giù , si guardò intorno "che state facendo qui, eh?”. Rispondiamo che stiamo facendo un’esercitazione, bisogna coordinarsi con il sommergibile vicino, il 685. All’improvviso lui stesso si avvicina al pannello di controllo, prende il microfono e va in onda. "685, parla il veicolo 681, chiedo di eseguire il comando “parola” (nel gergo della marina “parola” equivale a fermarsi)". Dall’altra parte si sente: "Parla il 685, non posso eseguire il comando “parola”, passo". Gaponenko inizia a innervosirsi: "Ordino di eseguire il comando parola immediatamente!".  In risposta, in tono ancora più deciso si sente: "Ripeto, non posso eseguire il comando “parola”, passo". A quel punto ormai fuori di senno il capitano esclama: "Ti ordino di eseguire il comando “parola”! Immediatamente, capito! Sono il capitano di primo rango Gaponenko! Appena torni  alla base ti faccio il culo!". Cala un silenzio imbarazzato. A quel punto, l’addetto al collegamento radio, mezzo morto dalla paura sussurra: "Compagno comandante di primo rango, mi scuso, mi sono sbagliato, ci serve l’imbarcazione 683, il 685 è un aereo". Gaponenko a quel punto sfasciò il pannello, tornò alla sua cabina e non si fece più vivo fino alla riemersione in superficie.

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