Sofia Gubajdulina: "Stregata dalla musica di Venezia"

La compositrice russa, erede di Dmitri Shostakovich, per anni ai margini a causa della sua produzione controcorrente, ritierà in Laguna il Leone d'oro alla carriera

Quando parla, sorride. E si illumina nel ricordare Shostakovich, sua guida e maestro, colui che l’ha consacrata nel firmamento dei più grandi compositori russi di tutti i tempi. “Senza di lui, io non sarei esistita”. A 82 anni, Sofia Gubajdulina porta ancora negli occhi quella stessa vivacità che al tempo dell’Urss aveva irritato il potere e l’aveva condotta sulla “cattiva strada”, tanto da farla finire nella lista nera dei musicisti dissidenti, così come nel 1979 decise il VI Congresso dei compositori dell’Unione delle Repubbliche Sovietiche.

Ora Sofia Gubajdulina è a Venezia per ritirare, nell'ambito della Biennale Musica, il Leone d'oro alla carriera (la consegna si terrà il 4 ottobre 2013 alle 20 al Teatro delle Tese, ndr). “Mi piace il nome di questo premio… Leone d’oro. Suona bene. Per me è un grande onore. Non solo perché è il riconoscimento più prestigioso che può ottenere un artista. Ma perché è il simbolo di come la mia generazione, cresciuta fra tante difficoltà, oggi possa considerarsi veramente libera”.

Dal suo hotel a pochi passi da Piazza San Marco, non lontano dalla casa natale di uno dei suoi compositori italiani preferiti, il veneziano Luigi Nono, Sofia Gubajdulina si apre ai ricordi, lasciandosi cullare dal filo ancora lucido della memoria. Chiacchiera come fosse seduta nel salotto di casa sua, con una tranquillità e una confidenza che di solito si riservano ai vecchi amici. Con voce chiara parla dei suoi anni da ragazza, dei suoi incontri con Shostakovich e dei suoi viaggi in Italia, fino al ruolo determinante che la religione ha sempre avuto nelle sue composizioni.

“La religione è tutto. Senza di essa l’uomo rischia di perdere il senso della grandezza della vita, e di cadere a un livello molto basso di esistenza. Nutro grandi speranze, infatti, nei confronti del nuovo pontefice, Papa Francesco: nel mondo c’è ancora troppa ostilità e tanta arroganza nei confronti dei più deboli”.

Gli incontri con Sofia Gubajdulina

3 ottobre 2013 alle 16.30, Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, Venezia, Sofia Gubajdulina incontra il pubblico
4 ottobre 2013 alle 20, Teatro alle Tese, Venezia, cerimonia di consegna del Leone d’oro alla Carriera a Sofia Gubajdulina. A seguire, concerto dell’Orchestra del Teatro La Fenice insieme a Les Percussions de Strasbourg, Glorious Percussions per ensemble di percussioni e orchestra, Sofia Gubajdulina
6 ottobre 2013 alle 11.30, Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, Venezia, Daniele Roccato (contrabbasso), Fabrizio Ottaviucci (pianoforte), Massimiliano Pitocco (bayan) suonano Sofia Gubajdulina

Ed è proprio nella fede cristiana che la sua musica trova la massima ispirazione. Lo dimostrano composizioni come “Il cantico del sole”, omaggio a san Francesco, “Passione e Resurrezione di Gesù Cristo secondo San Giovanni” e “The Light of the End”. Ma non è solo la fede a far vibrare le corde della sua sensibilità artistica. È il mondo intero: “Se non fossi nata ai tempi dell’Urss, non credo che la mia musica sarebbe stata molto diversa. Ciò che ha fatto veramente la differenza è stata la mia capacità di ascoltare il mondo: basta prestare un minimo di attenzione e ci si accorge che la terra produce musica: gli animali, l’acqua e il vento suonano. Le città suonano, ognuna in un modo diverso. Anche la vostra bella Venezia porta nell’aria rumori incantevoli, trattenuti nella sua architettura straordinaria. Per non parlare di Firenze: ci sono andata l’anno scorso e sono rimasta colpita non solo dalle persone, ma anche dalle emozioni che trasmette questa città. Lì ho incontrato musicisti straordinari, dotati di quello che io amo definire, forse senza nemmeno saperlo spiegare, un talento del Sud”.

Sofia Gubajdulina insieme al violoncellista russo Ivan Monighetti (Foto: Alexander Van Ingen / Ufficio Stampa)

Al Festival di Musica della Biennale di Venezia la Gubajdulina è stata eseguita a partire dalla fine degli anni Settanta, quando ha inizio la sua carriera internazionale: il primo brano eseguito è "Rumore e silenzio" per clavicembalo e percussioni (1977). Durante la sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra i quali il premio Franco Abbiati nel 1991 e il Cannes Classical Award nel 2003

Il suo talento, invece, agli esordi fu riconosciuto da Dmitri Shostakovich, che per primo difese e incoraggiò la sua produzione artistica. “La figura di Dmitri Dmitrievich, così come quella di Prokofev, è stata determinante non solo per me, ma per tutta la mia generazione – racconta -. Erano due persone molto diverse. Prokofev lo rispetto e ho molta stima nei suoi confronti. Ma senza Shostakovich non sarei mai esistita. Di incontri, con lui, non ce ne sono stati molti. Alcuni puramente casuali. Uno, invece, mi ha cambiato la vita: è stato quando il mio insegnante decise di mostrare a Shostakovich un mio lavoro. Era un composizione molto semplice, sicuramente non perfetta, realizzata durante i miei anni di studio. Siamo andati a casa sua. Lui si è dimostrato umile e disponibile: ha corretto gli errori, ha apprezzato ciò che c’era di buono. Anche davanti alla composizione di un semplice studente ha dato prova di estremo interesse. Mi ha detto di proseguire su quella strada e i suoi consigli mi hanno accompagnato per tutta la vita. Era una persona buona, attenta e premurosa”.

Da quell’incontro sono passati molti anni. La musica continua a riempire la sua vita, e quando non lavora Sofia Gubajdulina si dedica alla lettura e a lunghe passeggiate. Macina Dante, Novalis, Thomas Mann e i Vangeli. E ama perdersi nella campagna tedesca dove vive dal 1992, da quando ha lasciato la sua Russia. In questi anni, il cambiamento più percepibile forse lo ha avuto il pubblico. “I giovani stanno perdendo interesse nei confronti della musica classica. Anche se devo ammettere che in Russia, a differenza di ciò che, a quanto pare, sta accadendo in Italia, le nuove generazioni continuano a essere ancora molto legate ai nostri maestri. Di recente sono stata a un concerto a San Pietroburgo: mi sono stupita nel vedere la sala piena e la gente che ascoltava come stregata”.

Ed è proprio nel pubblico che oggi Sofia Gubajdulina riconosce la sua più grande vittoria: “Prima, quando la mia musica era vietata, lo sconforto più grande consisteva nel fatto che le mie note non avessero orecchie per essere ascoltate, e pubblico dal quale essere giudicate. La musica è comunicazione: ci deve essere chi la scrive, chi la compone, chi la esegue e poi chi la ascolta e la critica. Con i divieti imposti durante l’Unione Sovietica veniva meno questo dialogo. E la musica moriva. Oggi, per fortuna, abbiamo capito che la politica non è così potente da poter fermare tutto questo”.

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