Nei panni di Yuri Gagarin

L'attore Yarslav Zhalnin nei panni di Yuri Gagarin (Fonte: kinopoisk.ru)

L'attore Yarslav Zhalnin nei panni di Yuri Gagarin (Fonte: kinopoisk.ru)

È uscito nelle sale russe il nuovo film di Pavel Parkhomenko sull'impresa del leggendario cosmonauta. "La preparazione è stata come un addestramento per un volo in orbita", confessa il protagonista Yarslav Zhalnin

Nelle sale cinematografiche della Russia viene proiettato il nuovo film di Pavel Parkhomenko, "Gagarin: First in Space" ("Gagarin, il primo uomo nello spazio"). Svetlana Mazurova di Izvestia ha intervistato Yarslav Zhalnin, l’attore 27enne che ha interpretato la parte del leggendario astronauta.

Come ha ottenuto questa parte? È stato notato mentre lavorava per la televisione?
Il regista e il produttore non avevano mai sentito parlare di me. Ma io ho continuato a ricevere telefonate dal direttore del casting: mi hanno fatto indossare vari abiti, mi hanno truccato e mi hanno fatto provare a recitare con vari partner. Non è stato proprio come al mio primo provino, ma in un certo senso mi hanno dato carta bianca, per improvvisare e provare a sperimentare un po’. La missione era chiara: dovevo rappresentare un vero eroe che al tempo stesso era un russo qualsiasi. Dovevo dar vita a un’immagine molto umana del primo astronauta al mondo. È stato molto difficile.

Le hanno detto che assomiglia a Gagarin?
Quando mi hanno invitato alle audizioni, ho effettuato una ricerca su internet e ho trovato le sue foto. Mi sono sorpreso perché non gli assomigliavo affatto. Beh, a eccezione forse dell’ampio sorriso che ho ereditato da mia madre. Gagarin era di ben otto centimetri più basso di me. Quando il regista Pavel Parkhomenko e il produttore Oleg Kapanets hanno detto: “Lei assomiglia tantissimo a Gagarin”, ho pensato che stessero scherzando. Se non avessero utilizzato il latex o qualcosa del genere per truccarmi, la somiglianza non sarebbe stata un problema per me. Ma lo sceneggiatore, il regista e il produttore avevano un compito diverso: non avevano intenzione di creare una maschera o una “replica pupazzo”. Tutto doveva dipendere dall’energia che trapelava dal protagonista.

Come si è preparato a recitare la parte di questo film?
Ho iniziato ad allenarmi con un personal trainer prima di iniziare a girare. È stato un po’ come se dovessi addestrarmi per diventare davvero un astronauta e a parte i lanci con il paracadute sono sempre io nelle scene, non c’è nessuno stuntman. Volevo cimentarmi in tutto, per esempio nella forza centrifuga. Gagarin in assenza di gravità è stato esposto a una forza di 10g, mentre io ho sperimentato soltanto 4g, ovvero il massimo di quello che una persona della mia corporatura e con il mio fisico può reggere. Non sono di certo uno che si spaventa o si tira indietro.

A livello personale che cosa le resta di questa interpretazione?
Per me, come per chiunque altro, Gagarin è un eroe. Mentre lavoravo al film mi sono reso conto che era soltanto un tipo qualsiasi che ha avuto le stesse opportunità di ciascuno dei 20 uomini che formarono il primo team di astronauti. Era molto determinato e si impegnava per raggiungere ciò che voleva. È questo di lui che mi è piaciuto più di ogni altra cosa. Vorrei sviluppare queste caratteristiche io stesso.

Andava d’accordo con tutti sul set?
Nel film Gagarin è interpretato da quattro attori. Io lo interpreto dai 17 ai 27 anni e Gagarin aveva proprio 27 anni quando volò in orbita. È vero, ero un po’ più giovane quando sono iniziate le riprese. Sono andato molto d’accordo con Nadezhda Markina, che interpretava la parte della madre di Gagarin. Era così calata nella parte che ogni tanto mi sembrava che pensasse davvero più a me che a se stessa. Quando mi hanno fatto alcune sequenze ravvicinate, ho provato la sensazione e visto dalla sua espressione che stava recitando con me. È stato proprio un piacere lavorare con un’attrice simile. Ho stretto anche amicizia con Mikhail Filippov, che interpretava l’ingegnere Korolyov. Scoppia di energia, non lascia trapelare molto le sue emozioni, ma ha una voce che ipnotizza, uno sguardo fuori dal comune e un linguaggio corporeo incredibile, e questo ti stimola moltissimo. Insomma, sono stato fortunato a lavorare con professionisti di questo calibro e spero di aver fatto un buon lavoro.

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