"Lo spazio non ammette errori"

"Sono il comandante di una navicella spaziale, né più e né meno", dichiara nell'intervista Sergei Zaletin, venti anni di carriera da cosmonauta e due missioni sulla Mir e sulla Iss (Foto: Itar-Tass)

"Sono il comandante di una navicella spaziale, né più e né meno", dichiara nell'intervista Sergei Zaletin, venti anni di carriera da cosmonauta e due missioni sulla Mir e sulla Iss (Foto: Itar-Tass)

La testimonianza dell'astronauta e collaudatore Sergei Zaletin, che, in venti anni di carriera, è stato a bordo di due stazioni orbitanti, la Mir e la Iss

"Lo spazio non ammette dubbi: qui le cose sono sempre precise, difficili, e fanno paura". Questa è l'opinione del cosmonauta e collaudatore Sergei Zaletin. In venti anni di carriera è stato a bordo di due stazioni orbitanti: la Mir e la Stazione Spaziale Internazionale Iss.

Il comandante, nella Giornata della Cosmonautica che celebra il primo volo nello spazio di Yuri Gagarin, risalente al 12 aprile 1961, parla a Russia Oggi del lavoro nella stazione orbitante, degli astronauti perfetti e di un momento di panico. 

Ormai si sente a casa nello spazio, ma 20 anni fa aveva appena iniziato a studiare per fare l'astronauta. I requisiti che devono soddisfare gli astronauti-collaudatori oggi sono cambiati di molto?
Entrare nelle file degli astronauti è sempre stato un obiettivo piuttosto difficile. Ci vogliono un diploma di pilota dell'aviazione o dei missili cosmici e cinque anni di esperienza in uno di questi settori. Un astronauta deve avere un'altezza compresa tra 150 e 190 centimetri (un tempo erano circa 170 centimetri) e in posizione seduta deve misurare 80-90 centimetri. Grande importanza viene data alla creatività, alla ricettività e alla capacità di apprendimento, alla motivazione che spinge a scegliere la professione, alle conoscenze di cultura e storia dell'astronautica. Gli psicologi esaminano perfino il carattere dell'aspirante allievo, la biografia dei membri della sua famiglia, le sue esperienze lavorative e la fedina penale.

L'età degli astronauti non deve superare i 32 anni. Si può forse giudicare l'idoneità di una persona dalla sua età?
Capitano situazioni assolutamente diverse tra loro. Si può entrare in servizio a 25 anni, vale a dire diplomarsi, lavorare nel settore per il periodo minimo richiesto di tre anni e diventare un candidato alla pari degli altri. Si può diventare astronauti a 40 anni, come Mikhail Kornienko, e festeggiare il cinquantesimo compleanno durante il proprio primo volo spaziale. Si può lavorare nello spazio anche a 60 anni, come sta facendo Pavel Vinogradov.

Significa che i periodi di adattamento nello spazio e di riabilitazione sulla Terra sono identici per tutte le età?
Non dipendono solo dall'età, ma anche dalla preparazione fisica e dal programma che si svolge nello spazio. Ogni giorno sulla stazione orbitante ciascun astronauta si allena per 2-3 ore con degli attrezzi speciali: altrimenti perderebbe l'abitudine a camminare, sollevare pesi, muovere gli arti. La riabilitazione sulla Terra dura esattamente quanto la permanenza nel cosmo.

C'è una tendenza a inviare nello spazio persone di età più avanzata anziché fare largo ai giovani e a quelli che si riprendono rapidamente?
Quando era ancora in corso la conquista dello spazio si mandavano i neolaureati; non vi era alternativa, perché non c'erano generazioni precedenti più esperte. Oggi il periodo di attesa si è allungato di 10-15 anni. Per ciascun ciclogramma (il programma di una missione con i compiti da svolgere e la composizione dell'equipaggio), la selezione viene fatta con largo anticipo. Sono necessarie molte prove generali delle operazioni da svolgere, oltre a regolari controlli medici, psicologici e tecnici. Per i giovani è difficile rientrare in questi ciclogrammi, e non resta che aspettare la selezione successiva continuando ad accrescere la propria qualificazione.

Forse la vecchia generazione teme di perdere la poltrona?
Noi siamo astronauti e prendere le decisioni non spetta a noi, ma ad apposite commissioni che selezionano il personale in possesso dei requisiti necessari. La vecchia scuola è conosciuta perché ha già lavorato nello spazio e si è guadagnata delle buone referenze. Tra cinque anni noi usciremo di scena e i giovani prenderanno il nostro posto: a quel punto avranno già 35-40 anni e saranno assolutamente pronti per missioni di qualsiasi difficoltà.   

Il suo ruolo in entrambe le missioni, sulla Mir e sulla Iss, è stato quello di comandante dell'equipaggio: quali erano le sue mansioni?
(Batte con forza il pugno sul tavolo e ride). Io controllavo che il programma della missione fosse svolto rigorosamente secondo i piani e mi occupavo della sicurezza dell'intero equipaggio. La maggior parte delle volte lavoriamo seguendo una tabella in cui le operazioni da effettuare sono programmate al secondo. Se qualcosa non avviene al momento giusto, aspettiamo il numero di secondi previsti e poi passiamo all'operazione successiva. Ne va della nostra vita: al secondo, capisci?  

Cerco di immaginarlo, ma non è facile. I sistemi automatici in questi casi non sono d'aiuto?
In Russia la concezione diffusa è che finché funziona il sistema automatico noi controlliamo che tutti i valori siano all'interno del range stabilito. Quando i sistemi automatici vanno in sovraccarico, l'equipaggio passa alla gestione manuale. Per un astronauta la cosa più importante è la capacità di distribuire correttamente l'attenzione. Durante la prima missione, in fase di decollo è entrato in avaria il sistema automatico di aggancio alla stazione Mir: abbiamo dovuto effettuare l'aggancio da soli.  

In quel momento non si è sentito sopraffatto dall'emozione?
Quando voli per la prima volta non ti rendi pienamente conto di nulla, e pertanto non hai paura. Ma quanto più un astronauta è esperto, tanto meglio comprende ciò che accade e come possono andare a finire le cose. Le emozioni ci assalgono all'istante, non appena prendiamo posto nella navicella, ma bisogna subito controllarle. Io, personalmente, immagino che tutto ciò che accade sia solo una delle tante esercitazioni. 

Grazie a questa autosuggestione non prova paura?
Chi non ha paura, nel nostro lavoro? Ogni astronauta sa che la vera paura arriva al secondo 525, quando si stacca il quarto stadio del razzo vettore, e il momento dell'accelerazione provoca l'assenza di gravità.

Lavorare nello spazio aperto è ancora più difficile?
Dal punto di vista fisico è l'attività più impegnativa di tutte. Lavorare nello scafandro richiede un particolare adattamento: ad esempio, muovere le braccia e le mani richiede uno sforzo notevole. Prima di rientrare a Terra è necessario riprendersi a bordo della stazione per un paio di giorni, perché i muscoli sono notevolmente affaticati. Le sensazioni che si provano sono simili a quelle dell'adattamento sulla stazione. I primi due-tre giorni in assenza di gravità è vietato muoversi troppo. Questo perché spostarsi all'interno della navicella e guardare spesso fuori dagli oblò provoca disagio all'apparato vestibolare. Questo periodo viene però determinato per ciascun astronauta individualmente: è necessario comprendere quando l'astronauta sarà pronto a mettersi al lavoro senza subire uno stress eccessivo. Per esempio, l'astronauta Yuri Malenchenko, che ha partecipato a cinque voli spaziali, può slacciarsi le cinture di sicurezza e mettersi al lavoro subito dopo l'aggancio con la stazione. (Malenchenko, che si trova nella stanza con noi, si mette a ridere e fa cenno di sì con il capo).

Capita che l'equipaggio, una volta nello spazio, si discosti dal programma prestabilito?
Noi proviamo tutto decine e centinaia di volte al simulatore. Ma una cosa è farlo sulla Terra (prende il telefonino e lo sposta da un punto a un altro), altro è farlo nello spazio: devi prima incollare del velcro sul telefono, poi attaccarlo al pannello e poi assicurare l'oggetto con un elastico speciale perché non voli via. Se sbagli o dimentichi qualcosa, quando ti volti l'oggetto non è più al suo posto. Di norma, se sulla Terra l'astronauta impiega un'ora per eseguire un esperimento, nello spazio ne impiega due. C'è poi un altro problema: le attrezzature scientifiche sulla stazione orbitante sono state usate dall'equipaggio precedente.

E non è una comodità? Il razzo vettore deve portare un carico minore.
Immagina di andare dalla vicina di casa, che ti spiega dove si trovano le cose nella sua cucina, e come accendere e aprire le apparecchiature. Sarai d'accordo con me che ti verrebbero in mente un mucchio di domande a cui lei non avrebbe mai pensato. Nello spazio è come se ci fosse la stessa cucina. Quasi sempre gli astronauti degli altri equipaggi mettono le cose in un posto diverso da quello previsto. In questi casi bisogna chiedere aiuto a Terra, dove di solito non ne sanno niente. E così, quel disgraziato di astronauta se ne sta sulla spiaggia a prendere il sole, e d'improvviso al telefono risuona una voce: "Un saluto dalla Iss, carissimo! Dove hai messo lo spinotto che ci serve?".

Da quando ha cominciato a lavorare nello spazio la tecnologia è cambiata?
La differenza tra la Mir e la Iss è esattamente la stessa che c'è tra la vita di 20 anni fa e quella odierna. Oggi ci sono i telefoni cellulari, i laptop, automobili più belle e più veloci. Quando andai sulla Mir era in servizio da 14 anni: sono molti per una stazione orbitante.  La Iss è più grande e più potente. Rispetto alla Mir, la posizione degli strumenti sul pannello è più comoda, e ciascun compito è legato a diversi laptop: sulla navicella ce ne sono una decina o una ventina. Di aspetto sono uguali a quelli che si usano sulla Terra, ma sono progettati in modo particolare. Se sulla Terra un computer funziona cinque anni e invecchia moralmente, un computer impiegato sulla stazione orbitante dopo un anno e mezzo o due invecchia tecnicamente. I compiti da svolgere su ciascun computer contribuiscono a distruggere la memoria centrale. Ciò nonostante, la Iss non è già più all'avanguardia, e tra qualche anno non sarà più in orbita.

E lei? La manderanno di nuovo nello spazio?
Sì, ho interrotto l'attività spaziale solo temporaneamente, per lavorare nella Duma regionale di Tula. Ho superato le visite della commissione medica e sono idoneo al volo, mi sento in condizione di volare. Probabilmente sarà nel 2016, con un gruppo di turisti spaziali.  

Farà la guida turistica spaziale?
Ciò che faranno i turisti spaziali a bordo non è affar mio. Io avrò i miei compiti e i miei esperimenti da fare. Sono il comandante della navicella spaziale, né più e né meno.

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