Maestri russi per l'iconografo italiano

Il maestro Giovanni Raffa mentre dipinge l'Arcangelo Michele (Foto: archivio personale)

Il maestro Giovanni Raffa mentre dipinge l'Arcangelo Michele (Foto: archivio personale)

Giovanni Raffa, artista di origine calabrese, da una vita si dedica alle icone e alla "pittura che è anche preghiera": "La Russia è una tappa obbligata"

“Dal primo, un monaco cosacco che vive a Parigi, ho ricevuto le basi. Con il secondo, invece, ho perfezionato la tecnica; con l’ultimo, anche lui un religioso, ho approfondito l’aspetto spirituale e creativo”. Si parla di iconografia, la pittura che è anche preghiera. E i tre sono Georges Drobot, Aleksandr Stalnov e Andrey Davidov, i maestri russi che hanno contributo alla formazione di Giovanni Raffa.

È grazie ai loro insegnamenti, ma non solo, che oggi Raffa, a 40 anni, è uno degli iconografi italiani più apprezzati. Le sue opere arricchiscono chiese e istituti religiosi a Reggio Calabria, Albano Laziale, Rimini, Perugia, Bologna, Prato, Venezia, Padova, Bose e Göteborg. Inoltre, tra un lavoro e un altro, tiene corsi per decine di appassionati e a breve con altri manderà in stampa un volume fotografico intitolato “Visible invisible”, per la casa editrice Kolomenskaija Versta di San Pietroburgo.

Raffa è nato in Calabria, ma da tempo si è trasferito in Umbria, a Perugia, dove lavora insieme alla moglie Laura Renzi, originaria del posto. Si sono conosciuti giovanissimi allievi. Ora gestiscono lo studio “Lo scriptorium”.

“All’inizio – chiarisce - fui attirato più dall’aspetto artistico che da quello religioso e sacro dell’icona, o almeno quest’ultimo non era prevalente. Poi ho cominciato ad appassionarmi e a approfondirne la storia”. Una tradizione secolare, con più stili creativi al proprio interno, l’iconografia: “Certo, c’è un canone molto rigido per classificare un’icona, tante regole da rispettare. Solo per fare alcuni esempi, il valore attribuito a ogni colore (blu per l’universo e il divino, rosso per il regale ma anche per il sangue e il martirio) o alle iscrizioni. Tutto ciò però non rappresenta un limite come spesso si immagina, piuttosto una bussola con la quale orientarsi”.

Giovanni e Laura li trovate quasi sempre qui, a San Sisto, periferia del capoluogo umbro. Giorni interi al cavalletto, dietro le vetrate che danno luce allo studio: tavole di pioppo per “scrivere”, pennelli, tempere, immagini sacre e biblioteca con testi sulla tecnica, di teologia e storici. In un angolo c’è anche l’Ascensione, una delle ultime due tavole che andranno a completare “Il ciclo delle feste” destinato alla chiesa locale. In tutto otto pannelli con richiami a eventi dell’Antico Testamento che prefigurano quelli del Nuovo.


Il maestro Giovanni Raffa nel suo studio (Foto: archivio personale)

“Spesso la gente dice di invidiarmi perché dipingo, lo considerano un lavoro rilassante. Invece è un’attività che richiede molta precisione e concentrazione”, spiega Laura mentre mette mano alla Pentecoste, l’altro pannello ispirato a un’ icona-mosaico nel duomo di Monreale (Palermo). E, sullo sfondo, la vicenda della Torre di Babele.

“Lavoriamo circa sette ore al giorno – conferma Giovanni - tra il disegno e la pittura”. Poi lo studio, che serve ogni volta che ci si approccia a una nuova opera. E la preghiera, “un arricchimento”. Per le icone più grandi, come la pala che rappresenta il Cristo dell’Apocalisse in trono tra due angeli nella chiesa di Stanco (Bologna), ci sono voluti più di sei anni e deve essere ancora ultimata.

Raffa ha scoperto le icone a 16 anni. Studente al liceo artistico, prima ancora dell’accademia, si iscrisse, su consiglio di amici, al corso di Padre Dobrot a Sovere. “Per me, abituato a trovare tutto pronto, fu già un piccolo choc dover preparare i colori”. Era il 1985 e all’epoca in Italia il mondo dell’iconografia era poco noto, poche opere nei negozi e pochissime pubblicazioni.

Altri tempi: “Oggi teniamo corsi a Busto Arsizio, Bologna, Venezia, Roma e Campobasso”. Sono corsi residenziali di 11 giorni o di cinque mesi, cadenzati. Massimo 15 studenti. A partecipare sono soprattutto persone di una certa età: “È un interesse che di solito si sviluppa in età matura. I partecipanti vivono i corsi come un ritiro spirituale nel loro percorso di fede”. Non a caso spesso sono ospitati in strutture religiose.

“La mia opera migliore? Credo proprio la pala di Stanco. Ma ce n’è una cui sono particolarmente affezionato, la prima. È un crocefisso che si trova nella chiesa di Lazzaro, a Reggio Calabria”. Per il futuro, infine, un viaggio in Russia. “Sono stato in Grecia, ma per chi scrive icone la Russia è una tappa obbligatoria”.

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