Perché le forze speciali sovietiche e russe avevano ai piedi delle Adidas?

Reuters; Avito
Prodotte in Urss su licenza della casa tedesca, con il marchio “Moskvà” e il logo modificato per motivi politici, dopo le Olimpiadi del 1980 divennero ambitissime dalla popolazione in generale e soprattutto dai militari impegnati nel teatro bellico afgano

Nonostante il fatto che lo stile di vita occidentale e tutto ciò che veniva prodotto nei Paesi capitalistici fosse ufficialmente disprezzato e considerato “immorale” in Unione Sovietica, le autorità dell’Urss cooperarono con le aziende occidentali abbastanza attivamente. Tali joint-venture non dovevano però essere troppo pubblicizzate, e a provarne l’esistenza sono rimasti o i rapporti riservati del governo sovietico o articoli sulla stampa estera; non certo su quella di Mosca. Una di queste alleanze mantenute segrete in patria era quella con Adidas.

Le scarpe

Contratti segreti

Nel dopoguerra, furono i Giochi Olimpici a diventare una delle principali piattaforme per la pubblicità di articoli sportivi, anche se indiretta e non ufficiale. Qualsiasi azienda sognava che i suoi prodotti fossero indossati dai migliori atleti. A questo proposito, l’Urss era particolarmente attraente: gli atleti sovietici erano tra i più forti al mondo.

Generalmente si ritiene che l’alleanza tra Adidas e l’Unione Sovietica sia iniziata nel 1980, quando Mosca ospitò le Olimpiadi, ma tutto, in realtà, era iniziato molto prima.

Viktor Saneev, tre volte campione olimpico di salto con l'asta

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Nella nota del Comitato per la cultura fisica e lo sport del Consiglio dei ministri dell’Urss al Comitato centrale del partito nel 1979, intitolata “Sulla questione della cooperazione con la società ‘Adidas’ (Repubblica Federale Tedesca)”, si legge che “Il Comitato Sportivo dell’Urss è in costante collaborazione con la società tedesca da 20 anni”.

Anche altri marchi occidentali furono indossati dagli atleti sovietici. Nel 1965, il “New York Times”, citando l’agenzia AP, riportò un ordine di 46 paia di scarpe per giocatori di basket, che l’americana Converse aveva ricevuto dall’Urss.

La spiegazione per questa doppia morale del regime sovietico era banale: in Urss non producevano buone scarpe sportive da competizione; mancavano sia le tecnologie che i materiali. Ed era necessario uscire da quel vicolo cieco in qualche modo. E nel caso dell’Adidas venne trovata anche una buona soluzione.

Le tre strisce nascoste

Nella seconda metà degli anni Settanta, la leadership sovietica iniziò a formalizzare rapporti ufficiali con l’Adidas. L’azienda divenne il fornitore ufficiale per le imminenti Olimpiadi e la maggior parte della fornitura era costituita da scarpe sportive moderne. Ma nel 1979, le truppe sovietiche intervennero in Afghanistan, il che divenne la ragione per un boicottaggio internazionale e un forte raffreddamento nei rapporti con l’Occidente. Di conseguenza, su spinta degli Stati Uniti, 65 Paesi, compresa la Germania, si rifiutarono di partecipare alle Olimpiadi (l’Italia partecipò senza bandiera né inno nazionale; sotto le insegne del Cio) e il “fornitore ufficiale” si trovò in una situazione difficile, perché aveva già investito molto. Dovette andare avanti, seppur in circostanze complicate. Inoltre, come risulta da alcuni documenti, Horst Dassler (1936-1987), il presidente di Adidas, lavorò quasi come consigliere per la politica estera dei sovietici durante il periodo di tensione intorno ai Giochi, informando i funzionari comunisti dei sentimenti nei confronti dell’Urss degli altri Paesi.

I sovietici acquisirono la licenza per produrre scarpe da ginnastica Adidas sul territorio sovietico

I sovietici, a loro volta, fecero le loro dure richieste al businessman capitalista. In primo luogo, pretesero la rimozione di tutti i loghi e del nome Adidas, in modo che il produttore occidentale non apparisse né nelle fotografie né nei video con atleti sovietici. In secondo luogo, l’intera attività di produzione di questo lotto doveva essere trasferita in Urss e in seguito l’attrezzatura doveva essere lasciata qui.

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Per questo, l’Urss acquisì una licenza per la produzione di scarpe da ginnastica da Adidas. Per l’azienda tedesca, questa era una pratica normale, a quel tempo l’Urss era già il ventesimo Paese in cui le scarpe venivano prodotte su licenza Adidas. Oltre alla licenza stessa, i tedeschi dovevano acquistare attrezzature, materie prime chimiche e altri materiali necessari. Secondo i risultati di un’analisi preliminare, solo tre tipi di materiali artificiali che i sovietici avevano a disposizione erano infatti adatti per la produzione di tali scarpe.

Il modello prodotto in Urss seguiva la base di una scarpa simbolo del marchio, la Gazelle, ed era realizzato in diversi colori. Ma praticamente non arrivò mai in vendita ai consumatori sovietici: una parte venne immediatamente esportata, un’altra consegnata agli atleti della nazionale sovietica. Quest’ultima ottenne scarpe da ginnastica solo nei colori blu (per cui si presumeva che le altre semplicemente non esistessero). Le tre strisce sui lati sulle scarpe furono lasciate, ma venne cambiato completamente il logo (a quel tempo era il “trifoglio”, oggi usato per Adidas Originals) e la scritta Adidas fu sostituita con “Москва” (“Moskvà”; ossia “Mosca”), tanto che in Urss queste scarpe da ginnastica erano chiamate così.

Una parte della produzione di scarpe venne immediatamente esportata, un’altra consegnata agli atleti della Nazionale sovietica: ma solo in colore blu

Fu allora che il popolo sovietico in massa iniziò a desiderare questo tipo di calzatura: “Prima [delle Olimpiadi del 1980] non c’era un culto particolare per le scarpe da ginnastica. Ad esempio, non era accettabile indossare scarpe da ginnastica al lavoro”, ha ricordato uno dei contemporanei. 

Gara internazionale di atletica

Prima di quelle Olimpiadi, apparvero un sacco di articoli con foto sui giornali, e di video in tv e al cinema, che avevano come protagonisti gli atleti stranieri, e i sovietici decisero che le scarpe da ginnastica con i jeans erano un look meraviglioso per tutti i giorni, e iniziarono a sognarli e a ricercarli. Così, per le scarpe da ginnastica, anche per quelle di produzione nazionale, ben lontane dalle Adidas, iniziò un terribile deficit sul mercato”.

A proposito, l’Unione Sovietica aveva provato anche a produrre i jeans, ma il tentativo fallì: non erano neanche lontanamente simili ai popolari pantaloni degli Stati Uniti. Rendendosi conto che la stessa storia poteva ripetersi con le scarpe da ginnastica, Adidas pretese una rigorosa selezione del personale.

Misha Ulikhanjan, direttore della fabbrica di scarpe sportive di Yeghvard (nella Repubblica Socialista Sovietica Armena), che produsse prodotti Adidas su licenza dal 1985, ricorda: “I tedeschi vennero qui, e assumevano solo ragazze sotto i 23 anni; quelle più grandi non le prendevano. Le donne più anziane non erano neanche prese in considerazione. E c’era una condizione: che non avessero lavorato prima e non fossero specializzate. Insomma, dovevano partire da zero, in modo da imparare a cucire come voleva Adidas, senza essere ‘viziate’ dalle cuciture di bassa qualità sovietiche”.

Scarpe fantastiche per le forze speciali

Di conseguenza, le scarpe prodotte in Urss dalla Adidas non erano di qualità inferiore a quelle prodotte in Germania. E questo è in parte il motivo per cui le scarpe da ginnastica “Moskva”, quella sorta di rebranding di Adidas, finirono persino in quel Paese che era alla base del boicottaggio delle Olimpiadi del 1980, l’Afghanistan.

I comandanti sovietici si opposero alla pubblicazione di foto di soldati in scarpe da ginnastica sulla stampa

Il fatto è che il set standard di equipaggiamento sovietico non era molto adatto per il terreno roccioso dell’Afghanistan, e la maggior parte dei problemi riguardava proprio le scarpe: gli stivali sovietici facevano troppo rumore quando si camminava e non erano adatti per scalare le montagne.

Una scena tratta dal film

I membri delle unità d’élite, come le Forze Aviotrasportate e le Forze Speciali, potevano poi improvvisare: erano autorizzati a scegliere da soli scarpe leggere e versatili, adatte al territorio di azione. La scelta cadde sulle scarpe da ginnastica Moskva, cosa che interessò persino le spie americane: “Ogni volta che è possibile, i comandanti mettono ai loro soldati delle speciali scarpe da ginnastica”, si legge in un rapporto dell’Ufficio statunitense di ricerca sulla guerra in Afghanistan.

I comandanti sovietici, ovviamente, si opposero alla pubblicazione di foto di soldati in scarpe da ginnastica sulla stampa. Tuttavia, rare eccezioni arrivarono ad uscire sui giornali, trasformando le Moskva in scarpe di culto. Erano considerate così “fighe” che questo modello è stato immortalato quasi ovunque nei film, nelle rievocazioni militari e persino nei videogiochi, ovunque si parli di sovietici in Afghanistan (e furono molto usate anche sul teatro di guerra ceceno).

Gli stivali sovietici facevano troppo rumore camminando e non erano adatti per scalare zone montuose

La produzione delle “Moskvà” è cessata solo nel 2011, e ai piedi dei soldati sono state sostituite da scarpe più avanzate, create appositamente per i militari, nell’ambito della riforma e della modernizzazione dell’esercito.


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