Il pilota sovietico che imparò a comandare l’aereo senza un braccio pur di tornare a combattere

Archivio personale; Russia Beyond
Ivan Leonov non accettò il destino di invalido di guerra, e, dopo avere inventato da solo una speciale protesi, tornò in cielo, fino alla vittoria finale sui nazisti

Per i piloti della Seconda guerra mondiale, la perdita di un arto significava un sicuro addio al volo. Tuttavia, non tutti erano pronti ad accettare un destino così difficile, lontano dal cielo.

La storia conosce una decina di casi in cui, pur avendo perso una gamba, i piloti si sono nuovamente seduti ai comandi di un aereo. Ma quelli che sono stati in grado di decollare di nuovo senza un braccio sono stati invece un’assoluta rarità. L’asso tedesco Viktor Petermann (1916-2001) e il pilota sovietico Ivan Leonov (1923-2018) sono i pochi riusciti a compiere un atto così coraggioso.

Un giorno nero

Ivan Leonov

Il giorno fatidico nella vita del pilota del 192° reggimento di aviazione da combattimento Leonov fu il 5 luglio 1943. All’inizio della grande Battaglia di Kursk, stava tornando da un volo di ricognizione quando venne attaccato da velivoli nemici.

I nazisti erano in grande superiorità numerica, e la battaglia non durò a lungo. Il Lavochkin La-5 di Ivan Leonov venne letteralmente crivellato di colpi. “Sentii che il mio braccio sinistro bruciava e poi divenne insensibile. Non potevo spostarlo; niente da fare. Ha perso conoscenza per qualche secondo”, ricordò poi il pilota. 

Il ferito Leonov riuscì comunque a saltare fuori dall’aereo in fiamme con il paracadute. A terra venne raccolto dai suoi e portato d’urgenza in ospedale. Ma si rivelò impossibile fare qualcosa per il suo braccio: non c’era nulla da salvare, e gli venne amputato quasi all’altezza della spalla.

Di nuovo in cielo

L'aereo sovietico Lavochkin La-5

Per Leonov c’era solo un’opzione: lasciare i ranghi delle forze armate. Nella migliore delle ipotesi, avrebbe potuto sperare di ottenere qualche incarico al quartier generale nelle retrovie.

Ma Ivan non si arrese a questo destino. Dopo essere stato dimesso dall’ospedale nel marzo 1944, iniziò a bussare a tutte le porte con la richiesta che gli fosse permesso di volare. Ovunque incontrò sguardi sbalorditi: non solo era senza un braccio, ma zoppicava pure vistosamente (in quel giorno sfortunato, Leonov era stato ferito anche a una gamba).

Il biplano U-2

Il comandante della 1ª Armata aerea, il tenente generale Mikhail Gromov (1899-1985), andò personalmente a incontrare il pilota. Gli accordò il permesso di volare, se Leonov avesse capito come gestire l’aereo nelle sue condizioni. E Leonov inventò il modo per farlo.

“Gli ho chiesto come immaginasse di controllare la leva dell’acceleratore di un aereo senza una mano”, ha ricordato Gromov. “Mi ha spiegato molto accuratamente che aveva messo a punto un dispositivo speciale: una protesi in duralluminio sulla spalla sinistra. Era sufficiente un piccolo movimento della spalla e la protesi spostava la leva di controllo del gas di quanto richiesto. È così che Leonov ha risolto il difficile problema di pilotare un aereo con un braccio solo”. 

Fino alla vittoria

Nel giro di poche settimane Ivan Leonov tornò a volare ai comandi di un aereo da combattimento. Ma non poteva più combattere su aerei da caccia ad alta velocità e così si unì alla 33ª squadriglia delle comunicazioni.

Sul biplano multiuso U-2, il progenitore del Polikarpov Po-2, trasportava rapporti segreti di quartieri generali, consegnava posta e pubblicazioni stampate in prima linea, evacuava i feriti e effettuava voli aerei alle spalle del nemico, per rifornire i partigiani. Durante uno di questi voli, venne ferito a una gamba da una raffica di mitragliatrice.

In totale, dopo il suo incredibile ritorno in cielo, Ivan Leonov fece 52 sortite, finché alla fine della guerra fu trasferito al servizio di terra in un aerodromo. Il primo tenente Leonov, a cui sono stati assegnati tre Ordini della bandiera rossa, al momento della vittoria finale sulla Germania nazista era vicino a Königsberg (oggi, Kaliningrad). È morto nel 2018 all’età di 95 anni.


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