Chi sono “peceneghi e cumani”, che Putin ha citato parlando del nuovo nemico, il coronavirus?

Aleksandr Druzhinin/Sputnik, Galleria Tretjakov
Si tratta di due antiche popolazioni nomadi. Ma perché il presidente russo ha fatto riferimento proprio a loro?

Durante un incontro online con i membri del governo e i leader degli 85 soggetti che costituiscono la Federazione Russa, il presidente Vladimir Putin ha discusso della diffusione del coronavirus in Russia e delle misure necessarie per contenere il Covid-19. Al 10 di aprile nel Paese ci sono 11.917 casi di infezione (di cui 7.822 a Mosca, il 66% del totale), con una crescita di 1.786 unità nelle ultime ventiquattr’ore, e la malattia ha causato 94 morti (qui i dati aggiornati). 

All’improvviso, alla fine del suo discorso, il presidente ha cercato di rassicurare, rivolgendosi direttamente alla popolazione, e virando sulla storia russa, offrendo un’analogia poetica con le difficoltà del momento. In particolare, Putin ha parlato di “peceneghi e cumani”.

Questo è quanto ha affermato il presidente Putin:

“Cari amici! Tutto passa e passerà anche questo. Il nostro Paese ha sopportato più di una volta dure prove: e i peceneghi lo hanno tormentato, e i cumani. Con tutti la Russia ha avuto la meglio. E sconfiggeremo anche questo flagello del coronavirus. Insieme supereremo tutto”.

Alcuni russi, per non parlare degli stranieri, non hanno capito subito chi fossero questi peceneghi e cumani, citati in riferimento alla pandemia di Covid-19…

Qualche informazione storica

Dopo la battaglia del principe Igor contro i cumani, di Viktor Vasnetsov

I peceneghi e i cumani (questi ultimi in russo si chiamano pólovtsy) erano due grandi gruppi di tribù nomadi turche, che si stabilirono e si spostarono attorno alle steppe del Mar Nero e più a est tra l’VIII e il XIII secolo, entrando in contatto con i principi russi e il popolo russo in molte occasioni.

Queste tribù non svilupparono il linguaggio scritto e quindi non disponiamo di molte informazioni. Tuttavia, gli storici, che basano la loro conoscenza di questi popoli sulle antiche Cronache russe, affermano che il rapporto che queste tribù nomadi ebbero con i russi era lungi dall’essere intransigentemente ostile.

“La guerra e la pace tra i principi russi e i cumani si alternavano in una sequenza abbastanza regolare”, ha dichiarato lo storico Fjodor Uspenskij in un’intervista a “Meduza”.

Secondo l’esperto, le tribù menzionate da Putin avevano effettivamente creato alcuni problemi ai russi: ad esempio, i peceneghi assediarono Kiev, la capitale della Rus’, nel 1036. E questo fu solo uno dei momenti segnati dal sangue tra i russi e la tribù nomade.

La morte del principe Svjatoslav nella battaglia con i peceneghi

Allo stesso tempo, i principi russi e queste popolazioni occasionalmente formarono alleanze e organizzarono matrimoni dinastici. Secondo Uspenskij, i principi russi non rispettarono sempre rigorosamente le alleanze, perché i nomadi non erano cristiani e rompere un’alleanza con dei “pagani” non era considerato un peccato o una violazione importante del codice morale di un principe.

I cumani cessarono di esistere a seguito dell’invasione mongola dell’Europa orientale nel XIII secolo.

Dopo che Putin aveva menzionato le due tribù nomadi e confrontato le sofferenze che avevano inflitto al popolo russo all’attuale pandemia di coronavirus, alcuni osservatori si sono chiesti perché il presidente avesse scelto proprio queste popolazioni, il cui effetto sui russi non è stato così grave come, ad esempio, l’invasione mongola o quella tedesca.

Lo storico Fjodor Uspenskij ha proposto la sua teoria circa la scelta del presidente:

“Penso che quando Putin ha parlato dei problemi che hanno colpito la Russia in passato, si riferisse principalmente all’immaginario del gioco tataro-mongolo. Ma, considerando la situazione attuale e il fattore della correttezza politica, semplicemente non ha voluto offendere i tatari [che con 5,6 milioni di persone, sono il secondo gruppo etnico più numeroso in Russia, ndr] o, ad esempio, i polacchi, quindi ha semplicemente scelto dei popoli che non esistevano più”.

I media russi hanno anche notato che Vladimir Putin aveva preso in prestito le parole sui peceneghi e sui cumani, da un discorso del famoso avvocato russo Fjodor Plevako (1842-1909), un grande principe del foro dell’epoca dell’Impero russo.

Difendendo un’anziana accusata di aver rubato una teiera, Plevako fu in grado di farla assolvere dopo che si era rivolto alla giuria nel modo seguente:

“La Russia ha dovuto sopportare molti problemi e sfide negli oltre mille anni della sua esistenza. I peceneghi la tormentarono, e i cumani, i tatari e i polacchi. Le nazioni calarono su di lei nel 1812 e conquistarono Mosca. La Russia ha sopportato tutto, ha vinto tutto, è diventata più forte solo a seguito di tali sfide. Ma ora… una vecchia ha rubato una vecchia teiera da 30 copechi. Questo, ovviamente, la Russia non può tollerarlo o altrimenti perirà sicuramente…”.

Prima di entrare a far parte del Kgb, il presidente russo Vladimir Putin aveva studiato legge all’Università Statale di Leningrado, laureandosi nel 1975. Avrebbe potuto conoscere questo aneddoto giudiziario durante gli studi, e vi aveva già fatto riferimento due volte in passato: nel 2010, mentre parlava degli incendi, e nel 2013, mentre discuteva con il ministro delle finanze sul sostegno agli studi di produzione dei cartoni animati russi.


Quali Stati hanno invaso la Russia nel corso dei secoli? 

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