Può la Russia superare Usa e Cina nella nuova corsa alla Luna?

Reuters
Stavolta l’obiettivo è costruire le prime basi, preparare le stazioni di lancio verso Marte e iniziare a sfruttare le risorse del sottosuolo. Ma il Paese è pronto alla sfida?

“Gli Stati Uniti stanno per tornare sulla superficie della Luna, e lo faranno prima di quanto non pensiate”, ha scritto su Twitter a novembre scorso il capo della Nasa Jim Bridenstine.

È stata la solenne scesa in campo americana nella nuova corsa per il satellite della Terra. Ma se il conto alla rovescia statunitense è partito solo su Twitter, i cinesi sono stati più concreti. Pechino, poco dopo questo tweet, ha inviato una sonda spaziale sul lato oscuro della luna, che è perfettamente atterrata: una prima volta nella storia dell’umanità. 

Intanto in Russia, durante una riunione in Parlamento, il capo di Roscosmos, l’agenzia spaziale federale, annunciava: “Posso affermare, che è iniziata la corsa alla Luna. Adesso c’è una sorta di competizione tra tre potenze dell’esplorazione spaziale”. La terza è, ovviamente, la Russia. Neanche a dirlo. Le sue nuove idee in tema di allunaggio l’agenzia spaziale promette di renderle note entro la primavera di quest’anno. Gli ultimi mezzi russi (anzi, allora sovietici) sono volati lassù nel 1976. Non proprio ieri. 

Perché tutti vogliono arrivare sulla Luna? 

Allunare è, diciamolo subito, un’attività molto costosa. Tanto costosa che la Nasa ha speso più nei primi anni della missione “Apollo” (quella per portare l’uomo sulla Luna), durata in totale 13 anni, che nel resto della sua storia. Ma si ritiene che un simile investimento sarà ripagato nel futuro. Lo studio della Luna è importante per fini scientifici fondamentali e inoltre il satellite è visto come una possibile rampa di lancio per le spedizioni su Marte, con possibilità di immagazzinarvi scorte di carburante e altre risorse. Diventerebbe insomma la “porta” per l’esplorazione del cosmo più distante. 

Adesso la Luna, così come l’Antartide, non appartiene a nessuno Stato. “Là [in Antartide] c’è una regola: se stabilisci una stazione vicino a un lago, nessun altro può farlo. In modo analogo andranno le cose sulla Luna”, ha detto il direttore dell’Istituto russo di studi spaziali RAN Lev Zelenyj. Nel 1979 all’Onu fu firmato un trattato, in base al quale la Luna e le sue risorse sono “un’eredità comune del genere umano” e nessuno può dichiarare lassù la sua sovranità. Il problema sta però nel fatto che né la Russia, né gli Stati Uniti, né la Cina hanno ratificato il trattato. E questo significa che le discussioni sulle risorse del sottosuolo, che sulla Luna sono molto ricche, nasceranno e come. Sarà solo questione di tempo. Per esempio c’è una grande quantità dell’isotopo elio-3, che invece sulla Terra scarseggia. Le sue riserve sulla Luna sono sufficienti a garantire l’energia per tutta l’umanità almeno per 250 anni. E come già ha fatto notare il capo dell’Agenzia Spaziale indiana Kailasavadivu Sivan, “i Paesi che avranno la capacità di portare questa risorsa dalla Luna alla Terra guideranno questo processo”. 

Inoltre, è molto probabile che la Stazione Spaziale Internazionale smetta di esistere, almeno nella forma attuale, dal 2024: adesso circa la metà dei costi di mantenimento sono affrontati dagli Stati Uniti (circa 2,5 miliardi di dollari l’anno), ma nel 2024 il contratto scadrà. L’amministrazione di Donald Trump è contraria al mantenimento della Stazione Spaziale. Alla Nasa già ci sono piani per spostare le attività sull’orbita lunare e sulla Luna e per dare la Stazione in affitto a compagnie private. La Cina finora non ha mai preso parte al progetto della Stazione Spaziale Internazionale e anzi progetta di mandarne in orbita una tutta sua entro il 2020, e per la Russia questa è una bella gatta da pelare: non resta che spostarsi come gli americani sulla Luna o restare fuori dai giochi. 

“Ma, già adesso, il programma spaziale russo è al palo. Il problema è che viene continuamente cambiato”, ha detto a Russia Beyond l’ingegnere Aleksandr Shaenko, uno degli sviluppatori dei razzi vettore Angara-5 e KSLV. 

I progetti ancora in sospeso 

Finora, tra i piani della Russia in forza, il primo è quello di conquistare il Polo Sud della Luna, dove c’è acqua congelata nel sottosuolo. Lì, la Russia progetta di costruire una sua futura base. Nel 2020, la sonda russa Luna-27, con equipaggiamento europeo a bordo, dovrebbe partire alla volta del Polo Sud lunare. 

In quello stesso anno la Russia vuole spedire sulla Luna le parti del segmento russo della Stazione Spaziale internazionale, con i quali, dal 2030 in poi, costruire la base orbitante lunare, dove inizieranno a volare regolarmente le navicelle spaziali di nuova generazione.

Il piano sarebbe buono, ma sono già sorti vari problemi. È stato necessario rinviare il lancio del modulo Luna-25 dal 2019 ad almeno il 2021. Per la prima volta nella storia questa apparecchiatura deve allunare sul Polo Sud lunare, proprio dove ci sono riserve di acqua congelata, ma il Consiglio dell’Istituto russo di studi spaziali ha sostenuto che le sperimentazioni finora sostenute “non hanno dato risultati positivi”. Per questo motivo la Russia ha già perso un partner, la Svezia, che ha deciso di spedire un suo strumento per lo studio dell’esosfera con la missione cinese. E c’è il rischio che le defezioni continuino. 

“Ci sono fallimenti continui nello sviluppo. Non abbiamo ancora terminato la nuova navicella “Federatsija” [a cui si lavora da dieci anni]. Girano voci che il progetto sarà abbandonato del tutto e che inizieremo a modernizzare la Sojuz. E non possiamo ancora lanciare il razzo pesante Angara A-5”, afferma, parlando con Russia Beyond, Vadim Lukashevich, ex progettista del gruppo Sukhoi.

Le conoscenze perdute  

Dietro al fallimento dei progetti c’è un problema di fondo: la Russia ha perso le conoscenze relative alle tecnologie di lancio, volo e atterraggio di veicoli spaziali interplanetari sviluppate nell’Urss. Troppo tempo è passato da allora, e più di 40 anni di inattività, senza più nessun volo fuori dall’orbita terrestre, si fanno sentire: senza pratica, questa abilità, secondo l’Accademia Russa delle Scienze, è stata dimenticata, e la Russia ha accumulato ritardo. Le persone che sapevano lavorare con sonde interplanetarie in condizioni reali ora sono in pensione o sono morte. 

Di conseguenza, la Cina, a passi lenti ma inesorabili, ha raggiunto il livello di sviluppo del programma lunare che l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti avevano negli anni Sessanta e Settanta, mentre questo livello non è più attualmente alla portata della Russia ma neanche della Nasa, ha detto Aleksandr Shaenko. 

All’inizio, la Russia dovrà di nuovo sviluppare le tecnologie per l’allunaggio morbido delle sonde (e pensare che il primo avvenne nel 1966, quando i sovietici riuscirono a far posare il Luna-9). Poi dovranno imparare di nuovo a trasportare lassù grossi carichi e a far funzionare un Lunochod, un rover per l’esplorazione lunare. Tutte cose già fatte in passato, ma dimenticate. E inoltre, a complicare il tutto ci sono le sanzioni: dopo il crollo dell’Urss, la Russia comprava circa il 70 per cento delle componenti elettroniche spaziali dagli Usa e adesso non può più farlo, e questo rallenta tutto”. 

Come guadagnare tempo

E allora che fare? Ritirare la Russia dalla corsa alla Luna? No, le sue chance sono ancora intatte. Così ritiene Aleksandr Shaenko, che ricorda tecnologie fondamentali made in Russia come il Dan (Dynamic Albedo of Neutrons), che ha scoperto la presenza di acqua su Marte, e che ora è attivo sul Curiosity americano. 

O il telescopio Radioastron, altro progetto russo di importanza planetaria. Ha permesso di avere le foto con la più alta risoluzione nell’intera storia dell’astronomia, è rimasto in servizio due volte più della sua vita utile stimata, ed è stato pensionato solo nel gennaio di quest’anno. 

E c’è un’altra cosa che può regalare alla Russia un po’ di tempo. I piani di Trump per la privatizzazione del segmento statunitense della Stazione spaziale internazionale sono fortemente contrastati al Senato da parte dell’ispettore generale alla Nasa, Paul Martin. “Gli americani temono seriamente che se smetteranno di mantenere la Stazione e di andare verso la Luna, la Cina prenderà il loro posto nello spazio”, crede Lukashevich. Tuttavia, questo è solo uno dei molti motivi per cui la Stazione potrebbe rimanere in orbita più a lungo del previsto.

“La mancanza di motivazione a tutti i livelli è il nostro problema principale. I finanziamenti ci sono, ma sembra che nessuno abbia davvero la sensazione che [la corsa alla luna] sia davvero necessaria”, dice Shaenko. “C’è la Stazione Spaziale Internazionale, e sospetto che, finché funzionerà come adesso, la Russia non inseguirà seriamente il sogno della Luna”.

 

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