Perché i russi ancora oggi non credono che gli americani siano sbarcati sulla Luna?

Apic/Getty Images
In Russia si registra il numero maggiore di persone che presta fede alla Teoria del complotto lunare, e appena il 24 per cento della popolazione è convinto che gli astronauti della Nasa abbiano davvero messo piede sul satellite della Terra. Ma quando è iniziata questa ondata di scetticismo e che spiegazioni ha?

“Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un gigantesco balzo per l’umanità”. La celebre frase dell’astronauta Neil Armstrong (1930-2012), pronunciata sulla Luna, inaugurò una nuova epoca: gli uomini, usciti dai confini del loro pianeta fin dall’avventura cosmica di Jurij Gagarin del 12 aprile 1961, ora per la prima volta mettevano piede su un altro corpo celeste. Era il 20 luglio del 1969. 

Adesso sogniamo lo sbarco dell’uomo su Marte e leggiamo le fughe di notizie sulla “conferenza segreta sulla colonizzazione di Marte” organizzata da Elon Musk. Eppure, sapete cosa? Dopo tanti anni, i russi ancora non riescono a credere a quel “piccolo passo” di Armstrong sulla Luna. Se infatti la “Teoria del complotto lunare” è nata negli Stati Uniti, non c’è nessun Paese al mondo che le presti fede come la Russia, e che creda fermamente che lo sbarco sulla Luna sia stato girato a Hollywood. Solo il 24 per cento dei russi crede che gli americani siano davvero arrivati sul satellite della Terra!

Le Fake news degli anni Novanta

Eppure non è sempre stato così. Nonostante il clima della Guerra Fredda, nel 1969 nessuno in Unione Sovietica, né tra le autorità né tra i mass media, dubitò del grande traguardo raggiunto dall’equipaggio americano.

“Quando ricevemmo i segnali dalla Luna, li ricevemmo dalla Luna e non da Hollywood”, ha detto il cosmonauta russo Georgij Grechko, che faceva parte del Programma lunare sovietico, che aveva ottenuto buoni successi (come il primo allunaggio morbido di una sonda sulla Luna, nel 1966), ma che fu cancellato dopo che l’Apollo 8 americano, nel dicembre del 1968, riuscì con successo a orbitare intorno alla Luna e a tornare in sicurezza sulla Terra, facendo capire ai sovietici che ormai la corsa per portare il primo uomo sulla Luna era persa. 

In quei giorni del luglio 1969 tutti gli esperti di cosmo e tutti gli addetti allo spionaggio sovietici erano concentrati sulla missione dell’Apollo 11: i segnali di bordo venivano captati, tutte le comunicazioni esaminate, così come ogni immagine trasmessa in tv.

“Mettere in piedi una simile mistificazione sarebbe stato non meno complicato che mandare davvero degli uomini sulla Luna”, ha scritto Konstantin Feoktistov, cosmonauta ed eminente ingegnere aerospaziale sovietico nel suo libro “Traektoria zhizni” (“La traiettoria della vita”). Per realizzarla sarebbe stato necessario mandare sulla luna una stazione televisiva e poi spedire un “Apollo 11” come trasmettitore. E ancora si sarebbero dovute organizzare sulla terra decine di false fabbriche per la produzione di navicelle spaziali e… imitare il rientro sulla terra… Davvero troppo complicato, anche nel contesto della corsa allo spazio tra Superpotenze. 

Ma verso la fine degli anni Novanta la “Teoria del complotto lunare” arrivò fino in Russia e la conquistò. Secondo quanto ritengono gli analisti contemporanei, il motivo di un tale successo fu il bisogno dei russi di quel periodo di trovare nuove certezze pseudopatriottiche, del tipo che gli americani avevano imbrogliato tutti, compresa l’Unione Sovietica, che altrimenti sarebbe arrivata come sempre prima, anche in questo. Ma perché la Teoria del complotto resta tanto popolare ancora oggi?

“La grande menzogna americana”

Il capitolo russo di questa teoria della cospirazione iniziò con l’uscita nel 2005 del libro di Jurij Mukhin “Anti Apollo”. Nel suo testo, il controverso giornalista racconta che i soldi per il programma lunare furono rubati e le scene dell’allunaggio furono girate dal regista del film di culto del 1968 “2001: Odissea nello spazio” Stanley Kubrick. Idea questa, ripresa dritta dritta dal primo cospirazionista, l’americano Bill Kaysing, che aveva scritto nel 1976 il libro “Non siamo mai andati sulla luna”. Ma Mukhin arricchisce il complotto, sostenendo che vi avrebbero preso parte anche i comunisti sovietici e alcuni scienziati sovietici (per soldi, ovviamente).

Ma la “grande menzogna americana” difficilmente sarebbe diventata così popolare, se non avesse trovato sponde tra le facce più autorevoli dei mass media.

Il giornalista Aleksandr Gordòn, per esempio, ha girato ben due documentari sul complotto lunare. E nel 2007 sul giornale scientifico “Aktualnye problemy sovremennoj nauki” (“Problemi attuali della scienza contemporanea”) apparve un articolo che “dimostrava” come la navicella spaziale non avrebbe potuto raggiungere la Luna, alla velocità con la quale volava. E ancora, nel 2018, ecco il direttore generale di Roscosmos, l’Agenzia spaziale russa, Dmitrij Rogozin, affermare, durante una conferenza stampa sulla preparazione della spedizione russa sulla Luna, che tra “gli obiettivi posti c’è quello di volare lassù e verificare se loro [gli americani] ci sono stati o no. Loro dicono di sì, noi andremo a vedere”.

E questo nonostante il fatto che l’Accademia russa della Scienza definisca ufficialmente la Teoria del complotto lunare “pseudoscientifica” e il presidente Vladimir Putin l’abbia detta “una fesseria”.

Lo show va avanti

Secondo i dati delle analisi statistiche, il 65% di chi non crede all’allunaggio americano non ha un titolo universitario. Ma la cosa interessante è che il desiderio di conoscere la “verità” va ben oltre la semplice curiosità, tanto che diversi russi dicono che sarebbero pronti a pagare di tasca propria eventuali ricerche.

Nel 2015 sulla piattaforma di crowdfunding Boomstarter è iniziata una raccolta di fondi per la costruzione di un microsatellite con ottimi apparati di ripresa ad alta definizione, per verificare finalmente il luogo di allunaggio dell’Apollo 11. Ha aperto la raccolta un blogger che si occupa di temi legati allo spazio. Chiedeva 800 mila rubli (al cambio di oggi circa 10.500 euro) e ne raccolse il 218% in più.

Chi sono questi donatori? Probabilmente gli stessi che partecipano alle dispute internazionali sui forum internet dedicati al Complotto lunare, che sono molto numerosi. E scrivono commenti tipo questo: “Se tu ritieni che gli americani siano dei ciarlatani, io sono d’accordo. Ci sono molte prove. Per esempio le orme, o la bandiera che non si muove, e molto altro ancora. Guardatevi per esempio il video ‘America’ del gruppo Rammstein o il videogioco ‘Grand Theft Auto: Vice City’ nel quale, su un’isola, c’è il set dello sbarco e sotto la cupola di un edificio c’è una copia artificiale della Luna, proprio come se là avessero girato le immagini del volo lunare”.

Perché i sovietici non arrivarono per primi sulla luna? 

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