Doping, Russia sotto accusa dopo il rapporto della Wada

Le dure conclusioni sono state presentate oggi in conferenza stampa a Toronto, in Canada, nel rapporto reso noto dalla Commissione presieduta dall'avvocato canadese Richard McLaren.

Le dure conclusioni sono state presentate oggi in conferenza stampa a Toronto, in Canada, nel rapporto reso noto dalla Commissione presieduta dall'avvocato canadese Richard McLaren.

: Aleksej Malgavko / RIA Novosti
La commissione indipendente dell’agenzia internazionale antidoping avanza nuove pesanti accuse contro Mosca, sostenendo che avrebbe sostituito i test prima delle Olimpiadi. Sfumerà il sogno di Rio per gli atleti russi?

Il capo della commissione indipendente della Wada, Richard McLaren, ha affermato che gli atleti russi avrebbero fatto uso massiccio di doping durante le Olimpiadi invernali di Sochi del 2014, sostenendo che le autorità avrebbero sostituito i test antidoping. “Tutti i campioni da noi verificati presentavano sembravano essere stati aperti”, ha affermato McLaren presentando i risultati della relazione in una conferenza stampa a Toronto (Canada).

La Wada aveva avviato le indagini dopo un’intervista all’ex funzionario russo Grigorij Rodchenkov, pubblicata sul The New York Times il 13 maggio scorso, e che aveva fatto scandalo. L’ex capo del laboratorio antidoping di Mosca aveva dichiarato che l’intero gruppo di atleti russi avrebbe fatto uso di doping durante le Olimpiadi di Sochi, grazie alla copertura dei servizi segreti russi. E, a giudicare dalle conclusioni tirate dal rapporto della Wada, la commissione sembra essere d’accordo con le parole di Rodchenkov. “L’Fsb avrebbe portato i test antidoping da Mosca nei frigoriferi di uno speciale laboratorio creato prima delle Olimpiadi - ha dichiarato McLaren -. L’Fsb conduceva operazioni segrete”.

Secondo le parole di McLaren, un simile sistema sarebbe stato utilizzato dal 2011 e sarebbe stato adottato anche per il campionato del mondo di atletica leggera di Mosca nel 2013 e per il campionato del mondo di sport acquatici, svoltosi a Kazan nel 2015.

La fuga di notizie 

Il giorno prima della pubblicazione del rapporto della Wada, sul New York Times e su altri giornali era apparso un documento rivolto al presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Thomas Bach, e firmato dal capo dell’agenzia Usa antidoping e da una decina di altri comitati antidoping internazionali, con il quale si chiedeva l’esclusione di tutta la squadra russa dalle Olimpiadi di Rio, nel caso in cui fossero emerse prove di un sistema di doping di stato in Russia. Il comitato olimpico russo ha risposto con una lettera nella quale indicava le azioni dell’agenzia antidoping degli Stati Uniti come una violazione della Carta Olimpica, facendo notare che i dettagli del report della Wada erano stati diffusi ancor prima della sua pubblicazione. Il comitato olimpico russo ha quindi chiesto di valutare l’incidente nella riunione del Comitato Olimpico Internazionale. 

La preoccupazione per la possibile eliminazione degli atleti russi “puliti” dai Giochi di Rio era già stata espressa dalla Federazione internazionale di ginnastica (FIG), dalla Federazione internazionale di nuoto (FINA), dalla Federazione internazionale di lotta (FILA) e dalla Federazione internazionale di pallavolo (FIVB).

Si spegne il sogno di Rio?

A livello formale il report di McLaren non ha relazioni con le Olimpiadi estive. Il Comitato olimpico russo ha fatto notare che la decisione di espellere la squadra russa dai Giochi potrebbe spettare solo al Comitato olimpico internazionale con una votazione a maggioranza. “Si tratta solo di una teoria”, ha detto alla Tass Aleksandra Brilliantova, capo del dipartimento legale ROC.

Vitalij Smirnov, membro russo del Cio, sostiene che il Comitato olimpico internazionale non arriverà a tanto. “Per il Cio sarebbe una perdita irreparabile - ha spiegato -, perché l’unità del movimento olimpico viene prima di tutto. Sarebbe inaccettabile punire il Paese per le colpe di alcuni. Sarebbe un errore mostruoso”.

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