Sport e giochi alla russa: i combattimenti con i pugni

: Alyona Repkina
Una pratica tanto brutale quanto comune: ecco l’origine degli scontri corpo a corpo, molto popolari già nell’antica Rus

Ai Campionati europei in Francia il comportamento dei tifosi russi ha suscitato molto scalpore. Ma non è un caso: la consuetudine di prendersi a pugni per far valere le proprie ragioni ha radici profonde in Russia. 

Nel corso della storia russa questi combattimenti sono stati ripetutamente vietati dalle autorità, anche se molti zar russi vi assistevano con piacere. Spesso a combattere erano persone del popolo contro esponenti della nobiltà e nella grande maggioranza dei casi tutto finiva con colossali bevute.

I primi combattimenti con i pugni

La consuetudine di far valere le proprie ragioni prendendosi a pugni ha in Russia origini molto remote. Di simili combattimenti si fa menzione già nella Cronaca dei tempi passati, una delle prime testimonianze della letteratura russa antica, databile intorno all’anno 1048.

A dire il vero il cronachista Nestore, autore della Cronaca, ne riferiva in termini non troppo edificanti. Nestore era un monaco e la chiesa considerava tali combattimenti un passatempo da pagani e miscredenti. Due secoli dopo il metropolita Kirill passò dalla riprovazione all’introduzione di pene severe che prevedevano l’esclusione dalla chiesa dei partecipanti e proibì la liturgia funebre per le vittime di questi svaghi crudeli, equiparandoli ai suicidi.

La scena del combattimento con i pugni nel film di Nikita Mikhalkov "Il barbiere di Siberia", 1998

Dove si combatteva

Ma ciò non bastò a scoraggiare questo genere di combattimenti, che nell’antica Rus avvenivano regolarmente e in forma organizzata in spazi aperti durante le festività più importanti. Perlopiù la gente del popolo vi si dedicava nella settimana di Carnevale prima della Quaresima. I contendenti attiravano folle di spettatori, i mercanti facevano affari vendendo idromele e birra e qualche volta si lanciavano fuochi d’artificio.

Tecniche di combattimento

Venivano praticati sia combattimenti singoli che di gruppo. Il combattimento tra due avversari, l’uno contro l’altro, era simile alla box attuale. I contendenti dovevano restare in piedi, senza cadere a terra, affrontandosi su un “ring”. Si considerava sconfitto il primo dei due che crollava a terra o si arrendeva. Di norma lo sconfitto restava in vita.

Venivano organizzati anche combattimenti di massa. A scontrarsi erano vicini di strada, di villaggio, persone che abitavano su due rive contrapposte di un fiume o che esercitavano professioni diverse. Esistevano due tipi principali di combattimento: il corpo a corpo e  il “muro contro muro”. Il primo era molto simile alle gare odierne di wrestling: tutti combattevano contro tutti e dopo aver vinto un avversario, si passava al successivo. Nel “muro contro muro” invece i due gruppi avversari si posizionavano l’uno di fronte all’altro disponendosi su alcune file e davano inizio alla sfida durante la quale i combattenti stanchi potevano ritirarsi e i gruppi riorganizzarsi.

Fonte: Alyona RepkinaFonte: Alyona Repkina

Pericolosità dei combattimenti 

Come si può immaginare, i combattimenti di gruppo erano i più spettacolari, ma anche i più pericolosi dato che nel caos della lotta era impossibile controllare che venissero rispettate le regole e accadeva con spaventosa assiduità che gli esiti fossero fatali, malgrado tutte le misure di prevenzione adottate.

I combattenti erano tenuti a indossare degli spessi copricapi e dei manicotti per attutire i colpi ricevuti e i cazzotti distribuiti. Ma, ahimé, questa regola finiva assai spesso col nuocere poiché alcuni contendenti nascondevano nei manicotti delle pietre o dei pezzi di metallo. 

Ma per quanto duro potesse essere stato il combattimento, un’antica tradizione imponeva che si concludesse con un banchetto collettivo tra le parti contendenti.

La funzione dei combattimenti

I combattimenti con i pugni erano visti perlopiù come una forma di svago, e non gli si attribuivano le caratteristiche di una disciplina sportiva. Tanto per fare un esempio, il gioco della lapta (simile al baseball odierno) era stato introdotto dallo zar Pietro il Grande nell’addestramento dei soldati dell’esercito russo, mentre il combattimento con i pugni, che sembrava quasi predestinato a tale scopo, non ne era stato ritenuto degno.

In compenso spesso veniva adottato per dirimere delle controversie giuridiche. L’offensore e la persona offesa regolavano i propri problemi affrontandosi direttamente o ingaggiando dei combattenti più esperti in quest’arte in vece loro.

Le reazioni del potere a questi combattimenti

Nel XVII secolo fu approvato un decreto che condannava i partecipanti ai combattimenti con i pugni a essere percossi coi bastoni e prevedeva per i “recidivi” la condanna al confino. Tuttavia, malgrado la severità delle leggi, i governanti spesso assistevano di nascosto a queste folli pratiche. Lo zar Pietro il Grande, per esempio, era un grande estimatore dei combattimenti con i pugni in cui vedeva una manifestazione dell’ardimento russo. E il conte Orlov, favorito dell’imperatrice Caterina II, eccelleva per la sua abilità nei combattimenti con i pugni. 

Sopravvive ancora questa tradizione nella Russia di oggi? 

Nel 1917 i combattimenti con i pugni vennero proibiti dai bolscevichi. Oggi sono rinati, ma senza mantenere la loro forma originale. I combattimenti di antica tradizione slava vengono ancora praticati in alcuni club, ma si tratta di fenomeni di nicchia e non si tengono tornei organizzati.

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