I ricordi olimpici di Vitalij Smirnov

Vitalij Smirnov, membro del Comitato Olimpico Internazionale (Foto: Olesya Kurpyaeva / Rossiyskaya Gazeta)

Vitalij Smirnov, membro del Comitato Olimpico Internazionale (Foto: Olesya Kurpyaeva / Rossiyskaya Gazeta)

Ha partecipato a ventotto Olimpiadi. E a un anno dalla fine dei Giochi di Sochi, il membro russo del Comitato Olimpico Internazionale racconta la sua storia a Rbth

Nell’anniversario dell’inizio dei Campionati Olimpici di Sochi, Vitalij Smirnov, membro del Comitato Olimpico Internazionale e tra i più autorevoli direttori sportivi dell’URSS e della Russia, ha raccontato i momenti indimenticabili delle sue ventotto Olimpiadi

 
La vita dopo Sochi
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la carriera degli atleti
 

I campionati del 1980

Qual è stato il momento più drammatico della sua carriera?

Nel febbraio del 1980, durante sessione del CIO a Lake Placid, negli Stati Uniti: gli americani cercavano di rinviare e cancellare le Olimpiadi di Mosca a causa della nostra presenza militare in Afghanistan. Il segretario di Stato americano, Cyrus Vance, insisteva e parlava con durezza. Ma quello che è accaduto dopo mi ha meravigliato: gli altri membri del CIO, anche quelli americani, iniziarono a criticarlo con durezza. Quel giorno ho capito che nonostante le diverse posizioni politiche il CIO è un'organizzazione forte, monolitica, con una precisa posizione in merito al movimento olimpico. E che non permette a nessuno di influenzarla.

La biografia

Vitalij Smirnov è il membro russo del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), in carica dal 1971. Quest’anno compie 80 anni e così il suo mandato del CIO finisce. Smirnov è nato il 14 febbraio del 1935 a Chabarovsk, città dell’estremo oriente russo a ottomila chilometri da Mosca e trenta dal confine con la Cina. Dal 1970 al 1975 è il Primo vice ministro dello Sport dell’URSS. Dal 1981 al 1990 occupa il posto del Ministro dello Sport. Giornalista, collabora con diversi periodici. Sposato, ha tre figli maschi. Appassionato di musica classica, letteratura, arte, tennis

Ma gli americani boicottarono comunque i Giochi…

Sì, gli Stati Uniti vietarono addirittura di usare i loro simboli nei locali olimpici. E la sede delle olimpiadi del 1984 era Los Angeles: il cerimoniale prevedeva il passaggio delle consegne tra il sindaco di Mosca e quello della città americana. In quel momento le bandiere dei nostri Paesi avrebbero dovuto sventolare insieme.

E cosa accadde?

Il sindaco di Los Angeles non venne e noi usammo la bandiera della California. 

Il boicottaggio americano-russo 

Si può dire che il boicottaggio russo delle Olimpiadi del 1984 a Los Angeles fu una sorta di vendetta?

No, non fu una vendetta. Nel febbraio del 1984 siamo stati a Los Angeles, abbiamo anche scelto la sede per i nostri uffici. Ho tante foto di quel viaggio: gli edifici dove i nostri atleti avrebbero dovuto risiedere, la mia visita a Disneyland. La tensione nacque dalla politica: iniziò a farsi strada la voce che gli americani non sarebbero stati in grado di garantire la nostra sicurezza. E proprio in quei giorni, vicino a Los Angeles, successe una tragedia: un guidatore ubriaco investì numerose persone. Il senso di psicosi era così alto che perfino mia madre mi diceva: ma dove vai? 

Ma lei andò comunque negli Stati Uniti...

Sì, con i rappresentanti dell’URSS nelle organizzazioni internazionali. Ricordo la cerimonia d’apertura, le ovazioni del pubblico ai cinesi e ai romeni. Ricordo che un vecchio americano mi disse: la vostra dirigenza ha sbagliato, venire a gareggiare avrebbe rappresentato un ritorno d’immagine. Il tema esisteva, anche io ne parlavo sempre.

Il doping

Due settimane fa è scoppiato l’ennesimo scandalo legato al doping. Cosa succede nel nostro sport?

Non giudico nessuno, dico solo che nemmeno un atleta, sia sovietico, sia russo, ha perso le sue medaglie olimpiche. Sì, c’è un caso che risale al 1976, riguarda uno sciatore: il padre era morto da pochi giorni e lui ingerì parecchia valeriana. Lo hanno cacciato. Poi i casi delle sciatrici Olga Danilova e Larisa Lasutina. Quella volta tutti mi attaccarono: perché Smirnov non difende i suoi atleti? Ma su questo problema ho un unico pensiero che mi guida: meglio fallire che ricorrere al doping. 

Una cospirazione?

Nel mondo cambia la percezione dei nostri atleti dopo gli scandali legati al doping?

Non parlate di complotti, è svantaggioso. Tutti i membri del CIO mi ripetono in continuazione che senza il nostro apporto lo sport mondiale non sarebbe lo stesso. Certo, a volte ci lamentiamo: ma dobbiamo ricordare che siamo tra i pochi paesi che hanno ospitato più di una volata i campionati olimpici.

28 olimpiadi: le più indimenticabili

Dal 1960 lei ha partecipato a tutti Giochi Olimpici. Quali sono rimasti nella sua memoria? 

Avevo venticinque anni e venni a Roma. Nel 1964 a Tokio, appena sveglio ho trovato il nostro villaggio invaso dai giornalisti. C’erano le foto Krusciov e Breznev su tutti i giornali. I campionati del 1976 furono molto tesi: un nostro tuffatore minorenne, Nemzanov, aveva chiesto rifugio politico. Ogni Olimpiade ha la sua particolarità. Ogni volta ci sono scoperte e delusioni. E ogni volta è bella a modo suo.

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