Sochi, un anno dopo

Secondo alcune testate giornalistiche straniere, all’indomani dei Giochi, Sochi sarebbe diventata una città fantasma. Eppure i lavori per riutilizzare le strutture sono in pieno svolgimento

Il Treugolnik, un locale situato nel sobborgo meridionale di Adler, non lontano dall’aeroporto, è talmente affollato che solo una sardina vi si potrebbe sentire a proprio agio. Siamo a gennaio: le lunghe celebrazioni per il Capodanno russo sono appena finite e per la prima volta in quattro anni sulla zona litoranea di Sochi è caduta la neve. La debolezza del rublo, l’invito con cui il presidente Putin ha esortato i russi a trascorrere le feste in patria e la presenza dei nuovi impianti olimpici hanno contribuito a far confluire a Sochi più turisti del solito: le piste e sentieri della città (venticinque chilometri in tutto) operano a pieno regime, facendo registrare circa 10.500 presenze giornaliere.

I negozianti e gli imprenditori di Sochi (o quanto meno quelli tra loro che non hanno dovuto subire il controverso esproprio della casa o del terreno a causa dei lavori necessari per preparare la città al grande evento) non credono ai propri occhi. Non molto tempo fa i media di tutto il mondo avevano dichiarato che una volta che il circo olimpico avesse alzato le tende Sochi sarebbe diventata una “città fantasma”. A quanto pare, invece, è accaduto l’opposto. Non che di problemi non ve ne siano: nei giorni in cui non ci sono gare in programma, gli impianti costruiti lungo la costa - cuore pulsante dei Giochi - rimangono avvolti in un cupo silenzio. Inoltre, la costruzione di alcuni edifici residenziali non è mai stata completata.

Dmitry Bogdanov, direttore del sanatorio Znanie di Sochi, afferma che la città non è in grado di accogliere ulteriori visitatori. “Tutto il Paese ha bisogno di nuove strutture turistiche. Purtroppo a Sochi la scarsa esperienza nel gestire infrastrutture di queste dimensioni ha dato luogo a problemi di capienza e all’impossibilità di garantire una redditività. In epoca sovietica”, aggiunge, “qui ogni anno arrivavano più di un milione e mezzo di visitatori. Un paio di anni fa c’erano solo cinquantamila turisti - è chiaro che possiamo darci da fare di più”. Una cattedrale nel deserto Il più delle volte la zona che circonda lo Stadio olimpico, abbandonata già in fase di costruzione, appare desolata.

Andrei Ponomarenko, proprietario dell’agenzia di traduzioni G8, che promuove attivamente i rapporti di Sochi con il resto del mondo, afferma però che le apparenze ingannano. “Per ogni incontro dei Sochi Leopards (la locale squadra di hockey su ghiaccio) il Palazzo del ghiaccio Bolshoi attrae tra i settemila e i novemilacinquecento tifosi. Qui a settembre si è tenuta la Coppa Channel One, a cui hanno partecipato squadre di tutto il mondo”, prosegue. “A febbraio il Palazzo del ghiaccio Shaiba ospiterà il Cirque du Soleil, mentre nell’Iceberg è stato allestito per sei mesi un musical, con cinque rappresentazioni a settimana”. “Lo stadio per il pattinaggio di velocità”, aggiunge Ponomarenko, è stato trasformato a tempo pieno in un’accademia di tennis, mentre altri impianti hanno ospitato eventi quali il Campionato mondiale di scacchi, forum economici e mostre di diversa natura.

Lo scorso autunno, infine, durante il Gran Premio russo di F1, gli alberghi della zona litoranea che durante le Olimpiadi non erano mai completamente pieni hanno registrato il tutto esaurito”. Un marchio internazionale Questo inverno a Krasnaya Polyana il problema principale è stato il sovraffollamento. Gli alberghi erano tutti prenotati già molto prima delle vacanze di Capodanno, e le autorità si sono viste obbligate ad adottare delle misure volte a scoraggiare l’arrivo di altri visitatori. I pass di sei giorni per lo skilift, il cui costo era stato portato a 13.500 rubli, sono stati successivamente rilasciati solo ai clienti degli alberghi. Per evitare problemi di sovraffollamento, le autorità cittadine a dicembre hanno persino lanciato una campagna televisiva volta a dissuadere i residenti dal frequentare gli impianti nel mese di gennaio. Bogdanov ritiene che il recente deprezzamento del rublo rispetto alla sterlina, all’euro e al dollaro rappresenti una manna, anche se, crede, non durerà a lungo. “Vista la difficile situazione economica quest’anno alcune persone hanno scelto di venire a trascorrere le vacanze qui. Dobbiamo continuare a fornire un buon servizio, per incoraggiarle a tornare. È questa la nostra vera sfida”.

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