Il mito e l'umanità. Tikhonov e il cinema

Il film di produzione hollywoodiana “Miracle”, del 2004, dedicato a Viktor Tikhonov (Foto: Kinopoisk)

Il film di produzione hollywoodiana “Miracle”, del 2004, dedicato a Viktor Tikhonov (Foto: Kinopoisk)

Un film hollywoodiano racconta la storia dell'allenatore di hockey entrato nella leggenda e in grado di suscitare paura nei suoi rivali

La scomparsa del grande allenatore russo di hockey Viktor Tikhonov, deceduto il 24 novembre a Mosca all’età di ottantaquattro anni, è stata accolta in tutto il mondo con grande commozione. A più di ottomila chilometri di distanza, a Vancouver, in Canada, Zinaid Memisevic siede nella hall di un hotel del centro per riflettere con noi sul lascito di Tikhonov. Capelli argentati e sopracciglia folte, l’attore caratterista - che oggi ha sessantaquattro anni - ha vestito i panni Tikhonov nel film di produzione hollywoodiana “Miracle”, del 2004. “Fu una grande sfida”, ricorda Memisevic esprimendosi in un inglese ma con forte accento straniero. “Interpretare un personaggio tanto amato nel mondo dell’hockey fu un vero piacere”.

“Miracle”, girato a Vancouver e interpretato anche da Kurt Russell nel ruolo dell’allenatore americano Herb Brooks, racconta della partita passata alla storia come “Miracolo sul ghiaccio”, giocata durante le Olimpiadi invernali di Lake Placid, New York nel 1980 e nella quale la nazionale americana, formata da studenti universitari, inflisse alla prestigiosa compagine sovietica guidata da Tikhonov il risultato di 4 a 3. Un esito che suscitò scalpore e fu definito appunto “miracoloso” alla luce dei successi di Tikhonov, per il quale segnò un raro passo falso.

La nascita di una leggenda

Cresciuto in Jugoslavia, Memisevic ha giocato a calcio a livello semi-professionistico, e più che l’hockey oggi alla televisione segue la Premier League inglese. Eppure l’attore ricorda ancora chiaramente le Olimpiadi invernali che si tennero nel 1984 a Sarajevo, sua città natale, dove Tikhonov portò la nazionale sovietica alla medaglia d’oro in quello che fu il primo dei suoi tre trionfi olimpici“L’Unione Sovietica era davvero fortissima”, afferma Memisevic. “I russi dominavano l’hockey mondiale, e Tikhonov era uno dei pilasti di quello sport”. A Sarajevo i sovietici vinsero 48 a 5: un risultato tipico per Tikhonov, il cui punto di forza come allenatore stava nell’imporre alla squadra un livello massimo di preparazione – sia sul ghiaccio che fuori.

Era praticamente impossibile fermare la sua “grande macchina rossa”. Dal duro lavoro, risultati di successo Tikhonov si era fatto strada nel sistema sovietico senza nessuna facile scorciatoia. Da ragazzo aveva lavorato come meccanico di autobus. Tra il 1949 e il 1963 giocò 296 incontri come difensore nel Campionato sovietico, e vinse quattro campionati con la Vvs (la squadra dell’Aeronautica sovietica) e la Dynamo Mosca. Abbandonato l’agonismo, divenne assistente allenatore per la Dynamo Mosca e poi allenatore della Dynamo Riga. Due ruoli che rivestì con successo e che lo prepararono ad allenare la Cska Mosca e, nel 1977, la nazionale. Tikhonov studiava ossessivamente le tattiche del gioco ed esercitava un controllo senza precedenti sugli orari, sugli allenamenti e la vita personale dei suoi giocatori, che faceva allenare undici mesi all’anno.

Di lui si può dire che precorse i tempi, sia per l’enfasi che attribuiva agli allenamenti su terreno che per il suo assiduo impiego di quattro linee difensive anziché tre. “Sul set del film ci mostrarono dei filmati d’epoca, nei quali ebbe modo di vedere come Tikhonov dirigeva il gioco”, spiega Memisevic. “Era forte. Sapeva che senza un duro impegno non ci sarebbero potuti essere dei buoni risultati”. A proposito dello stile di Tikhonov, il giornalista sportivo Vsevolod Kukushkin ha recentemente dichiarato in un documentario mandato in onda da Sportsnet: “Cos’è meglio: essere un po’ un dittatore e ottenere buoni risultati, o instaurare un regime scrupolosamente democratico?”. E di risultati Tikhonov ne ottenne molti, vincendo otto Campionati della Federazione internazionale hockey su ghiaccio (Iihf), affermandosi sui professionisti della Nhl nella Challenge Cup del 1979 e nella Canada Cup nel 1981, e aggiudicandosi dodici titoli consecutivi nella Soviet League – senza contrare i trionfi olimpici.

Un ruolo non facile

Prima di interpretare Tikhonov in “Miracle”, Memisevic aveva studiato recitazione a Belgrado e trascorso ventidue stagioni con il Teatro Nazionale prima di trasferirsi sulla costa occidentale del Canada nel 1994. Nell’ottobre del 2002, si presentò a un’audizione per “Miracle”, sperando di ottenere la parte del medico della squadra, l’americano George Nagobads. Quattro mesi dopo il suo agente lo chiamò per dirgli che il regista Gavin O’Connor aveva scelto di affidargli invece il ruolo di Tikhonov. Memisevic si sentì lusingato. “Alcuni attori russi che vivevano a Vancouver mi dissero: ‘sarei felice di interpretare quella parte anche gratis’”. Appare in due scene: quella della vittoria pre-olimpica per 10-3 dei sovietici sugli americani al Madison Square Garden di New York, e nella partita del “Miracolo sul ghiaccio” del 22 febbraio 1980. Il palazzo del ghiaccio di Lake Placid è stata ricostruito nello stadio Pne Agrodome, situato accanto al Pacific Coliseum dove un tempo Pavel Bure giocava con i Vancouver Canucks.

In piedi di fronte ai suoi giocatori, Memisevic urla loro con foga, in russo: “Più veloci! Più forti! Non dategli tempo di respirare! Non lasciategli un centimetro di spazio!”. Non sapendo parlare bene russo, Memisevic tradusse quel dialogo grazie all’aiuto di Roger Watts, un avvocato di Vancouver. (Watts, che era un grande ammiratore di Vladislav Tretiak, oggi presidente della Federazione russa hockey, interpreta in “Miracle” proprio il leggendario portiere). Memisevic ricorda con tenerezza come una scena, in cui Tikhonov e Herb Brooks, seduti sulle rispettive panchine, si scambiano cenni di reciproco rispetto, dovette essere girata quasi dieci volte prima che lui e Kurt Russell riuscissero a centrarla. “Tikhonov era il più grande dei grandi”, dichiara l’attore, che oggi, sposato da quarantatré anni, aiuta la moglie a gestire un asilo nido.

Il lascito di un leader

A proposito del suo più famoso “centro” degli anni Ottanta, Tikhonov disse una volta: “Pur essendo ateo, devo riconoscere che Igor Larionov è un giocatore divino”. Tikhonov non fu sempre amato da tutti i giocatori, e negli ultimi anni dell’Urss alcune stelle dell’hockey come Larionov o Vyacheslav Fetisov cercarono di sottrarsi alla sua guida. Eppure, che lo si odi o lo si ami, è impossibile negare che grazie a Viktor Vasilyevich Tikhonov l’hockey russo raggiunse un livello di eccellenza. Il grande allenatore è stato introdotto nella Hall of Fame dell’Iihf nel 1998. Miracle può essere ordinato in Dvd sui siti Usa, canadese o britannico di Amazon (www.amazon.com), o può essere visto su Netflix (www.netflix.com).

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