Crimea, la disputa sui campi da calcio

I giocatori del TSK Simferopol scendono in campo per il match contro la squadra FK SKChF, Club sportivo della flotta del mar Nero (Foto: Ria Novosti)

I giocatori del TSK Simferopol scendono in campo per il match contro la squadra FK SKChF, Club sportivo della flotta del mar Nero (Foto: Ria Novosti)

Tre squadre della penisola hanno iniziato a giocare nel campionato russo. Una scelta che la Uefa non vuole accettare. Tra dibattiti e polemiche

Nel mese di agosto, tre squadre di calcio della penisola di Crimea ritornata alla Russia hanno debuttato nella Coppa di Russia. In risposta, l’Unione delle Associazioni Calcistiche Europee (UEFA) ha dichiarato di non voler riconoscere i match dei club crimeani sotto l’egida dell’Unione Calcistica Russa (RFS), e che non vi saranno sanzioni. Nel comunicato della UEFA si legge che il comitato d’urgenza dell’organizzazione ha preso la decisione di non accettare i risultati degli incontri dei club della Crimea in coppa russa fino a nuovo avviso.

 
Crimea, la terra ritrovata

Per aggirare la legislazione ucraina ed evitare possibili sanzioni da parte di FIFA e UEFA sono stati creati cinque nuovi club con relative nuove persone giuridiche. L’FK “Sevastopol’” ha di fatto cambiato il suo nome in FK SKChF (Club sportivo della flotta del mar Nero), mentre “Tavrija” ha preso il nome di FK TCK (Tavrija – Simferopol’- Crimea). Le restanti tre squadre sono state chiamate “Zhemchuzhina” (Jalta), “Achtiar” (Sevastopol’) e “Okean” (Kerch’). “Con grande probabilità, la FIFA interverrà con una dichiarazione forte e minaccerà la Russia di esclusione dai tornei europei, oltre che dal Campionato del mondo 2018”, ritiene il giudice sportivo, Jurij Zajcev. Del resto, secondo l’opinione del presidente onorario della RFS e il vice-presidente della FIFA, Vjacheslav Koloskov, “la UEFA non ha alcun motivo di applicare sanzioni contro la RFS”.

“Tutte le raccomandazioni della FIFA e della UEFA da parte della RFS sono state soddisfatte, sono state inviate lettere ad entrambe le organizzazioni, il cui senso è riassumibile nel fatto che quei club ammessi alle gare sotto l’egida della RFS non sono mai stati sotto la giurisdizione della FFU”, sottolinea lui. Secondo le sue parole, dal momento che i club della Crimea si sono costituiti sotto la giurisdizione della RFS, non ci può essere alcuna sanzione.

Una storia difficile

La questione dell’integrazione del calcio crimeano con quello russo è affiorata ancora prima del referendum sullo status della penisola. Nel febbraio 2014 la duma di stato russa si è rivolta al presidente della lega russa calcio, Nikolaj Tolstych, con la richiesta di prendere in considerazione la situazione in seguito alla sostituzione del presidente Viktor Janukovich, ma allora la domanda era stata rimandata. La conferenza della RFS, dove si doveva risolvere il destino dei club della Crimea si è svolta il 7 giugno. Ma anche allora la RFS aveva rimandato la decisione per via di una missiva del segretario generale della FIFA, Jerome Valcke ricevuta alla vigilia dell’incontro.  Il messaggio conteneva un riferimento alla pagina 84 dello statuto della FIFA secondo il quale leghe o club affiliate a membri della FIFA possono rientrare nella composizione di un altro membro solo in circostanze eccezionali. In conseguenza del mancato accordo tra RFS e Federazione calcistica ucraina (FFU) sul passaggio indolore della squadra di Crimea sotto l’egida del calcio russo, i giudici hanno ritenuto utile rimandare l’integrazione.

Non appena si è concluso il campionato del mondo in Brasile, la RFS ha annunciato una nuova data per la pubblicazione delle decisioni riguardanti i club della Crimea: il 31 luglio. L’ufficio di presidenza del comitato esecutivo della RFS ha stabilito di ammettere tre dei cinque club della Crimea nell’organizzazione e di affrancarli all’area “sud” della seconda divisione del campionato. Due altri club, “Achtiar” e “Okean”, si sono ritirati perché non potevano dare le necessarie garanzie economiche. In conclusione, il 12 agosto, tre club della Crimea hanno svolto i primi incontri sotto l’egida della RFS in occasione della 1/256 coppa Russia. Il TSK a Simferopol’ ha perso contro SKChF (0:2), mentre “Zhemchuzhina” a Jalta ha ceduto il passo a Sochi  (0:2).

Considerando il fatto che l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha preso la decisione di sostenere l’integrità territoriale dell’Ucraina e non ha riconosciuto legale il referendum in Crimea, gli esperti si aspettano che la UEFA e la FIFA non permettano alle strutture calcistiche della Crimea di unirsi tranquillamente alla RFS. “Noi chiediamo di applicare le legittime sanzioni alla RFS che ha infranto i regolamenti e ignora i principi fondamentali delle istanze calcistiche superiori. La nostra posizione in relazione ai club e ai membri collettivi sparsi sul territorio della penisola di Crimea resta invariata e di principio”, si legge nel comunicato ufficiale del presidente della FFU Anatolij Kon’kov, diffuso tramite agenzia di stampa. Nondimeno, il ministro dello sport russo, Vitalij Mutko ha già definito le dichiarazioni di Kon’kov infondate. “È un discorso insensato. Per noi oggi la Crimea e Sebastopoli sono due soggetti della Federazione. Così come l’oblast’ di Leningrad. Oggi sono nostri soggetti , le persone là son cittadini della Russia”, ha dichiarato alle agenzie russe.

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