Pugno di ferro contro il doping

Il ministro russo dello Sport Vitaly Mutko (Foto: Sergei Guneev / RIA Novosti)

Il ministro russo dello Sport Vitaly Mutko (Foto: Sergei Guneev / RIA Novosti)

La campagna del ministro russo dello Sport: "Dobbiamo svegliarci e trovare una soluzione per ottenere solo vittorie oneste"

Il nemico? Le droghe che circolano nel mondo dello sport, gli atleti che le assumono e gli allenatori che gliele forniscono. Con un’iniziativa politica di grande effetto, Mutko ha invitato a prendere parte a un dibattito pubblico i rappresentanti di trentanove regioni russe che hanno conosciuto da vicino casi di doping. “Dobbiamo svegliarci e trovare una soluzione” ha detto loro, puntando il dito contro le iniziative anti-doping che, rimaste “agli anni Novanta”, impediscono alla Russia di conseguire delle “vittorie oneste”. L’unico rimedio? Il “pugno di ferro”. A differenza di altri funzionari che lo hanno preceduto, Mutko non ha usato mezzi termini nel condannare gli atleti russi che fanno uso di sostanze dopanti. Un atleta che assume sostanze illecite è uno “sciocco”, ha detto, e quando un campione russo viene squalificato dagli esiti di laboratorio mette a rischio “il prestigio stesso dello Stato”.

Nello sport russo si sentiva il bisogno di un discorso simile. Dall’inizio di quest’anno almeno ottanta atleti russi che praticano sport olimpici ad alto livello sono risultati positivi al doping o sono stati squalificati. E lo scorso novembre l’Agenzia mondiale anti-doping ha criticato il laboratorio di analisi di Mosca, invitandolo a "conformarsi”.

Tra gli atleti che quest’anno sono stati squalificati figurano nomi di grande rilievo, come quello della campionessa mondiale di nuoto Yulia Efimova e del ciclista Denis Menchov, che è stato privato del secondo posto conquistato nel 2010 al Tour de France.

Questo mese Elena Lashmanova, la campionessa russa vincitrice del titolo nazionale e mondiale di marcia, non ha partecipato ai campionati europei di atletica perché bandita per due anni dalle gare insieme al suo allenatore Viktor Chegin, dopo che diciotto degli atleti da questi allenati sono risultati positivi ai test. Forse, starete pensando, il doping andrebbe legalizzato. In questo modo non ci sarebbe più bisogno dei test e i risultati delle gare non potrebbero più essere alterati ad anni di distanza: gli atleti sarebbero liberi di assumere le sostanze che desiderano per ottenere delle prestazioni migliori.

Il fatto, però, è che in così facendo molti di loro ci lascerebbero la pelle. Negli anni in cui il doping nel ciclismo aveva raggiunto la massima diffusione capitava infatti che atleti di livello internazionale, presumibilmente al culmine della forma fisica, morissero all’improvviso perché l’epo rendeva il loro sangue troppo denso. La sostanza rilevata nel corpo della Lashmanova, il GW1516, aumenta la resistenza fisica e non è mai stata considerata legale perché considerata altamente cancerogena. Nel caso della Lashmanova le indagini sono ancora in corso, e alla fine di certo cadranno delle teste. “I nomi dei responsabili saranno resi noti”, ha affermato Mutko. “E questi riceveranno punizioni adeguate”.

Il ministro non ha voluto fornire ulteriori dettagli, ma i suoi commenti lasciano supporre che le autorità sospettano che si sia trattato di un’operazione di doping su larga scala. Una sostanza sperimentale come il GW1516 non finisce nel sangue di un atleta per caso: l’allenatore o il dirigente della una squadra che potrebbe aver acquistato tale sostanza per poi iniettarla nella Lashmanova, che ha ventidue anni, potrebbe averle distrutto la carriera e messo repentaglio la sua vita. Mutko ha suscitato una certa perplessità quando, nel descrivere quanto accaduto alla Lashmanova, ha parlato di “assoluta negligenza”. Il suo discorso tuttavia ha provocato una sorta di terremoto, anche se alcuni segnali – come la mancanza di esiti positivi tra gli atleti russi che hanno partecipato alle Olimpiadi invernali di Sochi – lasciano ben sperare. E anche se molti atleti russi sono stati squalificati, un giorno forse guarderemo al 2014 come all’anno in cui la Russia ha finalmente deciso di sradicare il fenomeno del doping.

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