Capello nell’occhio del ciclone

Fabio Capello (Foto: Maxim Bogodvid/RIA Novosti)

Fabio Capello (Foto: Maxim Bogodvid/RIA Novosti)

Dopo la sconfitta della nazionale russa ai Mondiali di calcio, vengono messe in discussione le sorti dell’allenatore e la possibilità di continuare a lavorare in Russia

Il commissario tecnico della nazionale russa Fabio Capello è diventato oggetto dell'attenzione e delle critiche dei tifosi e dei politici russi. Delle tre partite giocate nella fase a gironi del campionato mondiale di calcio, la nazionale della Russia allenata dallo specialista straniero ne ha vinta una e ne ha pareggiate due, mancando così la qualificazione per i play-off. Capello ha promesso di tenere entro un mese una conferenza stampa dettagliata. A ottobre, poi, l'allenatore dovrà rendere conto del suo operato davanti al parlamento russo.   

Il prezzo della sconfitta

Secondo l'attuale contratto dell'allenatore, valido fino al 2018, lo stipendio di Fabio Capello è di nove milioni di euro all'anno. La penale prevista in caso di rescissione anticipata del contratto per iniziativa della parte russa ammonta, secondo le informazioni diffuse da Itar Tass, a venticinque milioni di dollari. Il quotidiano Sport-express cita invece la cifra di trentadue milioni di euro, che corrisponde alla somma che Capello riceverebbe qualora portasse a termine il suo incarico come previsto dal contratto, la cui scadenza è nel 2018, anno del prossimo campionato mondiale che si terrà proprio in Russia. Il presidente dell'Unione calcistica della Russia Nikolai Tolstykh, nonostante il fallimento della nazionale, ha dichiarato in un'intervista rilasciata all'agenzia russa R-Sport che Capello dovrà continuare la sua collaborazione con la nazionale anche dopo l'eliminazione da questo campionato mondiale. Il ministro dello sport Vitalij Mutko in un'intervista del 30 giugno a RIA Novosti non è stato altrettanto categorico: "Se giungeremo alla conclusione che il problema è l'allenatore, vi assicuro che Fabio non vorrà rimanere al suo posto". A giudicare da quanto si è fatta accesa la discussione intorno all'allenatore italiano, le sue possibilità di continuare a collaborare con la nazionale di un paese che dovrà ospitare il prossimo campionato mondiale non appaiono affatto scontate per i vertici del mondo del calcio (e non solo).

Senza Twitter e senza vittorie

Le polemiche sul ruolo avuto da Fabio Capello nella sconfitta della nazionale russa continuano sui social network. "Hanno sollevato uno scandalo intorno al contratto di Capello: loro stessi lo hanno scelto, e adesso si lamentano perché rivogliono indietro i soldi... abbiate un po' di ritegno, perché far fare una figuraccia al nostro paese?", ha scritto sul proprio account di Twitter Sergei Galitskij, ricco uomo d'affari e proprietario della squadra di calcio del Krasnodar. "Non voglio più vedere Capello come CT della nazionale del mio paese. Go home!", stigmatizza l'allenatore italiano il commentatore sportivo televisivo Iona Andronov. "Fabio Capello ha abbandonato per primo la nave della nazionale russa di calcio mentre stava affondando", scrive un utente che si fa chiamare Polozovs. Tra l'altro, Capello ha proibito ai giocatori della nazionale russa di usare Twitter durante i mondiali.

L'esperto di calcio Valerij Vinokurov ritiene che Capello stesso abbia fatto di tutto per attirarsi le antipatie dell'opinione pubblica. "Gli allenatori stranieri ben presto finiscono per essere indistinguibili da quelli russi per i loro peggiori difetti", afferma Vinokurov. "È successo sia a Dick Advocaat, ex allenatore della nazionale, sia a Luciano Spalletti quando allenava lo Zenit di San Pietroburgo. Hanno imparato molto in fretta a scaricare tutte le colpe sugli arbitri: si provassero a parlare in quel modo degli arbitri in Olanda o in Italia! Sono pagati troppo, e per giunta ci mettono ben poco a capire che con la stampa possono comportarsi come gli pare e piace".    

Guus Hiddink, che portò la nazionale russa in semifinale ai campionati europei nel 2008, rispetto ai colleghi sembra rappresentare una fortunata eccezione. "Era capace di dire al più importante dei funzionari del mondo del calcio: Lei non mi piace. Mia moglie ha percepito subito che lei non è una persona sincera", ricorda Vinokurov. Anche l'esperto di calcio del quotidiano Sport-express Vladimir Geksin osserva che Hiddink oltre a essere un ottimo allenatore era in grado di creare l'atmosfera ideale all'interno della squadra. "Con Capello, invece, nella nazionale vige la legge marziale", sostiene Geksin. "Non capisco a cosa serva vietare Twitter". Il contratto di Capello, così come quelli dei suoi predecessori stranieri, suscita molte domande, e non solo per quanto riguarda il suo compenso. Il contratto è stato modificato a gennaio, dopo che la nazionale è riuscita a qualificarsi per la fase conclusiva del campionato mondiale. Prima di allora l'ammontare della penale per il recesso anticipato era di cinque milioni di euro.    

Un colpo di fortuna prima della resa dei conti

"Essendo una persona per bene, naturalmente Capello deve dimettersi da solo, come hanno fatto in passato altri allenatori anche più vincenti di lui quando le loro squadre sono state eliminate ai mondiali", è l'opinione di Geksin. Il giornalista osserva però che la comunità degli esperti russi di calcio si è divisa più o meno in due parti uguali. "Le probabilità di trovare un allenatore in grado di rimediare a questa situazione sono minime. Tra gli specialisti russi non sembrano esserci uomini del genere, e gli stranieri qui da noi vengono scelti per la loro fama, come è stato per Capello. Molti allenatori del suo calibro, poi, non sono affatto disposti a venire a lavorare in Russia, nemmeno per un lauto compenso".    

     

Anche Vinokurov sostiene che il fattore più importante nella scelta di un allenatore sia la sua notorietà. "I funzionari cercano persone il cui nome sia conosciuto ai governanti del paese, che devono approvare la loro scelta", spiega Vinokurov. "Anche se gli inglesi, che erano molto scontenti dei risultati di Capello con la loro nazionale, avevano avvertito i nostri specialisti che stavano compiendo una scelta sbagliata".  E adesso il "problema Capello" si pone inesorabilmente in tutta la sua serietà. "Nessuno sa bene come comportarsi. Da una parte sembra impossibile tenerlo, dall'altra si ha paura di cambiare", spiega Geksin. "Il problema non sta solo in Fabio Capello, sebbene il suo stile di gioco non corrisponda affatto alla tradizione del calcio russo. Capello è in difficoltà: effettivamente non ha a disposizione dei buoni giocatori. Che cosa faremo vedere nel torneo di qualificazione per il campionato europeo?".  

Capello ha giocato in tutto sette partite nella fase conclusiva dei mondiali con due diverse nazionali, una delle quali è l'attuale nazionale russa: ne ha vinta una sola, con la nazionale inglese.  Ma se il prossimo 3 ottobre Fabio Capello andrà davvero a rendere conto del suo operato davanti alla Duma, può darsi che avrà fortuna. L'8 settembre infatti la nazionale russa giocherà il primo match del torneo di qualificazione per il campionato europeo contro il Liechtenstein. E la Russia finora ha sempre battuto la squadra del Liechtenstein.   

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