La diaspora degli atleti?

Il campione olimpico di tiro a segno Artur Ayvazyan (Foto: Vladimir Pesnya / Ria Novosti)

Il campione olimpico di tiro a segno Artur Ayvazyan (Foto: Vladimir Pesnya / Ria Novosti)

Dopo la crisi, molti sportivi delle squadre ucraine hanno manifestato il desiderio di lasciare il Paese

La situazione politica instabile che si vive in Ucraina ha costretto molti atleti locali a valutare la possibilità di cambiare nazionalità. L’ultimo esempio: la decisione del campione olimpico di tiro a segno della nazionale ucraina, il quarantunenne Artur Ayvazyan, di passare alla squadra russa. Dopo l'adesione della Crimea alla Russia, l’atleta, che vive a Simferopoli, ha ottenuto il passaporto della Federazione.

La naturalizzazione

Le autorità sportive russe conducono una politica attiva di naturalizzazione di atleti stranieri. Uno dei primi ad aver ricevuto la cittadinanza è stato il giocatore di basket americano Jon Robert Holden che portò la nazionale russa a vincere la coppa Eurobasket nel 2007. E gli atleti famosi naturalizzati sono molti: la pattinatrice giapponese Yuko Kawaguti (in coppia con Alexander Smirnov), la giocatrice di basket americana Rebecca Hammon e il giocatore di rugby australiano Adam Burns. Il successo della squadra nazionale russa ai Giochi Olimpici di Sochi è stato in parte possibile proprio grazie agli atleti naturalizzati: lo shortrackista coreano Viktor An e lo snowboardista americano Vic Wild hanno, in due, vinto per la Russia cinque medaglie d'oro. 

Il problema delle infrastrutture

Secondo Ayvazyan, le infrastrutture sportive della Crimea sono davvero deplorevoli. "La scuola di tiro a segno della riserva olimpica, dove il 20-30% degli allievi sono atleti della nazionale ucraina, versa in pessime condizioni e ha bisogno di essere ristrutturata. Nessuno vi ha investito un centesimo da quando l’Ucraina ha ottenuto l’indipendenza. Avevamo una bellissima pista ciclabile che poi, però, è stata distrutta e con lei il ciclismo è finito nel dimenticatoio”, ha commentato Ayvazyan.

Non meno grave è stata la perdita subita dall'Ucraina nel pentathlon a due anni dalle prossime Olimpiadi di Rio. La ventiquattrenne Anna Buryak, al secondo posto nella classifica mondiale di questa disciplina, ha preferito lasciare la nazionale ucraina per quella russa. Nel corso della scorsa stagione, la giovane atleta aveva vinto due tappe della Coppa del Mondo, conquistato la medaglia d'argento nella gara individuale del Campionato Europeo e ottenuto il titolo di campionessa del mondo nella staffetta. La Federazione russa pentathlon ha già annunciato che Anna gareggerà per la Russia nelle competizioni internazionali a partire da maggio di quest’anno.

"Nessuno ha fatto pressioni sulla Buryak affinché cambiasse la propria cittadinanza sportiva. È stata una decisione che l’atleta ha preso autonomamente”, ha spiegato il capo allenatore di pentathlon della nazionale femminile russa, Andrey Tropin. “Il futuro marito di Anna vive in Russia e questo è stato uno dei motivi che l'hanno spinta a propendere per il trasferimento. Ha influito poi anche il fatto che le condizioni di allenamento in Russia sono migliori rispetto a quelle offerte in Ucraina”.

Una pausa forzata?

Il passaggio della Buryak e di Ayvazyan alla Russia non è tuttavia così semplice come possa sembrare. Infatti, la Federazione ucraina di pentathlon e di tiro a segno non ha ancora approvato i loro trasferimenti e, stando alle regole, Kiev potrebbe limitare di parecchio le prestazioni degli atleti a livello internazionale. Una postilla dell'art. 41 della Carta olimpica recita che un atleta che ha partecipato a un’Olimpiade, a un Campionato del mondo o del continente sotto la bandiera di un Paese può cambiare nazionalità e partecipare ai Giochi sotto una nuova bandiera solo una volta passati tre anni dalla data dell’ultima apparizione internazionale. Tuttavia, nella stessa postilla si spiega anche che i termini possono essere rivisti in qualsiasi momento qualora tanto la federazione nazionale che cede l’atleta quanto quella che lo riceve siano d’accordo.

Verso uno sport sempre più globalizzato

"Certo, il destino degli atleti ora è nelle mani di Ucraina”, osserva il Presidente onorario del Comitato olimpico della Federazione russa, Vitaly Smirnov. “Dal punto di vista puramente formale, la Federazione ucraina ha tutto il diritto di vietare ai due atleti la possibilità di partecipare alle Olimpiadi di Rio. Da un punto di vista umano, tuttavia, sarebbe un atto innecessario. Se non fosse per i recenti sviluppi della situazione in Ucraina, si potrebbe negoziare. Oggi come oggi, tuttavia, sarà più difficile raggiungere un compromesso”, sottolinea Smirnov.

"L’arrivo di atleti ucraini può essere considerato un trend? Non lo direi. Viviamo in un'epoca di crescente globalizzazione. Il cambiamento di cittadinanza per gli atleti sta diventando la norma. È vero che, nella nazionale russa, arrivano atleti provenienti da altri Paesi, ma ci sono anche quelli che la lasciano. Alle Olimpiadi di Sochi, nella gara di snowboard, l’oro per la Russia è stato vinto da un americano, mentre per la Svizzera da un russo. In Russia in questo momento vengono investiti molti soldi nello sport e gli atleti provenienti da altri Paesi lo sanno", ha concluso Smirnov. Oltre a Ayvazyan e alla Buryak, anche altri atleti ucraini hanno espresso il desiderio a giocare sotto la bandiera della nazionale russa: ad esempio, l’atleta di lancio con il giavellotto Vera Rebrik e diversi velisti.

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