Una nuova era per la nazionale di Hockey

Il nuovo allenatore della nazionale di hockey, Oleg Znarok (Foto: Vladimir Fedorenko / RIA Novosti)

Il nuovo allenatore della nazionale di hockey, Oleg Znarok (Foto: Vladimir Fedorenko / RIA Novosti)

Dopo il flop della squadra russa alle Olimpiadi, circolano varie idee su come rimetterla in sesto al meglio

Nella cascata di medaglie d’oro conquistate dalla Russia nelle Olimpiadi di Sochi c’è stato un unico segno negativo. Di tutti gli sport in programma, l’hockey maschile è quello più seguito in Russia e la sconfitta della nazionale per 3 a 1 con la Finlandia ai quarti di finale è stata a dir poco una catastrofe. “È stata la prestazione più disgraziata e disastrosa dell’intera storia dei Giochi Olimpici” ha scritto online tutto maiuscolo un commentatore furibondo. “Una disgrazia per chiunque fosse in campo o in panchina”. Un altro, in modo più sintetico, ha scritto: “Licenziateli tutti”.

L’allenatore della nazionale di hockey, Zinetula Bilyaletdinov, ha espresso rabbia sfidando i giornalisti a “mangiarlo vivo” subito dopo la partita con la Finlandia, ma è stato licenziato immediatamente dopo che il Canada ha battuto la Svezia 3 a 0 in finale, vincendo la medaglia d’oro.

La fase del processo di ricostruzione della nazionale di hockey è iniziata quando è stato reso noto il sostituto di Bilyaletdinov: si tratta di Oleg Znarok, che ha allenato la squadra della Dinamo Mosca per i campionati della KHL nelle ultime due stagioni. È dunque lui che dovrà allenare la nazionale russa in vista dei campionati del mondo che si svolgeranno a maggio.

Znarok, chiamato talvolta Olegs Znaroks come si usa in Lettonia, è famoso a livello internazionale per aver preparato la nazionale lettone per le Olimpiadi del 2010, ma nel periodo in cui ha allenato la Dinamo Mosca è diventato celebre per il suo impegno a preparare un vero gioco di squadra sul ghiaccio, senza fare affidamento solo sui giocatori più forti. Per la nazionale russa, che a Sochi è parsa più un’accozzaglia di giocatori che una vera e propria squadra, l’approccio di Znarok potrebbe essere proprio quello che serve. Una possibilità alla quale non si è pensato, malgrado alcuni esperti russi di hockey abbiano cercato di farlo presente, era quella di reclutare un coach non russo (Znarok avrà anche la cittadinanza tedesca e quella lettone, ma è nato in Russia). Negli ultimi dieci anni tutta una serie di allenatori stranieri, il più recente dei quali è stato l’italiano Fabio Capello, ha completamente trasformato la nazionale di calcio russa, ma la Federazione hockey russa, molto tradizionalista, resta legata al principio che ad allenare la squadra deve essere un russo, anche se ciò significa sceglierne uno che ha pochi contatti con le stelle nazionali della National Hockey League che ha sede in Nord America.

Nel frattempo si è registrato anche un aumento nel numero degli allenatori stranieri nella Kontinental Hockey League, Khl, la più importante lega delle squadre di hockey di Russia ed Europa dell’est. Il più famoso in questa stagione è Dave King, che ha allenato la squadra canadese preparandola a tre Olimpiadi e vincendo nel 1992 una medaglia d’argento. Il caso ha voluto che King e Znarok si incontrassero nel primo girone dei playoff della Khl di questa stagione. La Dinamo di Znarok è arrivata ai playoff come campione in carica e testa di serie, ma ha perso in una partita di sette game vinta dalla squadra Lokomotiv Yaroslav allenata da King, che ha giocato esercitando forti pressioni sui portatori di disco della squadra avversaria nella parte di campo di quest’ultima. La Lokomotiv adesso ha la meglio in vista del duello della semifinale Western Conference rispetto a un’altra squadra importante come Ska San Pietroburgo.

Una vittoria in quell’incontro farebbe continuare la corsa da favola della Lokomotiv che nel 2011 ha perso tragicamente tutti i suoi giocatori e allenatori in un incidente aereo e da allora, poco alla volta, sta ricostruendo la sua squadra. 

Le squadre russe possono avere fino a un massimo di cinque giocatori non russi a libro paga, ma i limiti corrispondenti delle squadre non russe sono talmente elastici da essere privi di significato. Scopo dichiarato di tale vincolo è garantire che i giovani talenti russi giochino davvero, senza essere scalzati dai giocatori stranieri, ma di fatto ciò significa che i russi più anziani di metà livello possono esigere salari più alti, consapevoli e sicuri che una delle squadre russe dovrà pur soddisfare quelle richieste per riempire tutti i posti degli effettivi. Nel frattempo, però, le squadre non russe possono assumere a loro piacere giocatori americani e scandinavi a prezzi più convenienti, creando una squadra di titolari competitiva e con spesa minore. Se la differenza c’è sempre stata, l’espansione della Khl in questa stagione ha fatto raggiungere un punto di crisi. Nelle ultime otto squadre dei playoff ne compaiono tre non russe: è il numero più alto di sempre. Oltretutto, le squadre hanno budget di gran lunga inferiori ai loro rivali russi. In modo quanto mai contrastante, la piccola squadra croata del Medvescak Zagabria ha riempito la sua rosa di titolari con americani della league inferiore (e con Johathan Cheechoo, della Nhl All-Star), e si è classificata meglio della Cska Mosca nella stagione malgrado abbia a libro paga meno di un ottavo della squadra russa. Di fatto il limite imposto al numero dei giocatori stranieri rappresenta una tassa per le squadre russe.

Le squadre della Khl hanno votato in massa a favore di un modico aumento del numero massimo di giocatori stranieri in squadra per la prossima stagione, ma la proposta potrebbe concludersi con un nulla di fatto dopo che il presidente russo Vladimir Putin in un suo discorso in televisione si è espresso in maniera contraria. Anche se il governo ufficialmente non può modificare le regole della Khl, la maggior parte delle 21 squadre russe della lega dipendono per i finanziamenti dallo Stato, e quindi si potrebbe anche prevedere un’inversione totale di rotta. A prescindere da quello che accadrà, capire come l’hockey russo dovrebbe riprendersi e rinascere dopo il fallimento plateale delle Olimpiadi di sicuro accenderà il dibattito per molto tempo ancora.

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