I camici bianchi di Sochi

Gli uomini del pronto soccorso intervengono dopo un infortunio sulle piste di Sochi (Foto: Alexander Kryazhev / RIA Novosti)

Gli uomini del pronto soccorso intervengono dopo un infortunio sulle piste di Sochi (Foto: Alexander Kryazhev / RIA Novosti)

Gli infortuni durante le competizioni sono all’ordine del giorno. Il dottor Oleg Milenin, ortopedico traumatologo, racconta come interveniva l’équipe di medici davanti ai traumi riportati durante i Giochi invernali

Lui si chiama Oleg Milenin. Ed è considerato un vero luminare. Ortopedico traumatologo, Milenin è stato in servizio nell’ultima edizione dei Giochi Olimpici invernali, e ora racconta come i medici hanno assistito gli atleti durante la competizione.

Sostituzione dei legamenti 

Nell’ultima edizione dei Giochi Olimpici invernali, i medici hanno faticato non poco. Si sono verificati casi di seri danni articolari, incluse rotture dei legamenti incrociati anteriori. Un trauma che ha colpito anche il campione di sci kazako. Come si deve intervenire in simili casi? L’atleta viene trasportato sull’auto elettrica - due quelle che erano a disposizione - fino in clinica, dove è sottoposto a una tomografia; gli viene poi praticata un’artrocentesi (con l’aiuto di una siringa vengono rimossi dall’articolazione il sangue e il liquido che spesso compaiono in traumi come le rotture dei legamenti incrociati anteriori).

Va rilevato che tutti gli atleti che partecipavano alle gare di Sochi erano assicurati, il che consentiva che venissero sottoposti agli interventi più complicati e alle manipolazioni più costose. Si è deciso che il campione di sci kazako avrebbe dovuto essere operato a Mosca trascorse cinque, sei settimane. Questa attesa tanto lunga è motivata dal fatto che l’edema deve prima assorbirsi e l’articolazione rilassarsi prima dell’intervento. Purtroppo, il legamento crociato del paziente colpito da trauma non potrà più ricostruirsi e verrà sostituito con un innesto autoplastico. Si tratta di un intervento di alta tecnologia operatoria che richiede un chirurgo artroscopista sufficientemente esperto.

In breve

Oleg Milenin, 40 anni. Ortopedico traumatologo, ricercatore in Medicina, specializzato in traumatologia sportiva. Alle Olimpiadi di Pechino del 2008 è stato il medico della Nazionale russa. È responsabile per la traumatologia sportiva del Comitato organizzatore dei Giochi Olimpici di Sochi 2014, ha eseguito, solo nel 2013, 930 interventi, di cui 800 di artroscopia.

Il nuovo legamento verrà ricavato dal tendine stesso del paziente e a distanza di sei mesi potrà tornare a funzionare come quello originale e l’atleta tornerà a dedicarsi alla sua disciplina preferita.

L’équipe al seguito degli americani

Per le mani dell’équipe medica è passato un numero enorme di sportivi. A distinguersi, però, sono stati gli americani. Loro non si sono mai presentati da soli: ogni atleta olimpico americano ha al seguito almeno tre dottori della squadra, alcuni agenti della sicurezza e altre figure non ben identificate. Di solito sono una decina di persone. Gli americani si portano l’acqua, non toccano nulla e disinfettano ogni cosa con l’alcol. Fotografarli è proibito, così come sfiorarli.

Niente iniezioni 

Alle Olimpiadi vige la regola “Niente aghi!”. In caso di infezione la commissione antidoping può decretare la squalifica. Il commissario è autorizzato a controllare gli atleti a ogni ora del giorno. Certo, in caso di “vitale necessità” il medico è tenuto a iniettare i farmaci, ma solo dietro presentazione di un’adeguata documentazione e attestazione dell’anamnesi del paziente che motivi le ragioni e il modo d’impiego del preparato medico. In generale, tutti vogliono evitare le iniezioni, preferendo sopportare il dolore.

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