Quei giochi senza tempo

Due ragazzi giocano a lapta (Foto: ufficio stampa)

Due ragazzi giocano a lapta (Foto: ufficio stampa)

La vittoria nel medagliere di Sochi risveglia la tradizione sportiva delle Federazione. Ecco le competizioni più antiche

Mentre a Sochi si celebra il trionfo della squadra russa, prima nel medagliere, Russia Oggi ricorda alcuni giochi all’aperto che appartengono alla tradizione russa e che, pur essendo ormai in parte dimenticati, hanno contribuito a fare dei russi un popolo di sportivi.

Coltelli
Un paio di anni fa un mio amico si recò negli Usa, dove prese in affitto un’abitazione insieme ad altri russi. E benché ciascuno di loro provenisse da una regione diversa, tutti sapevano giocare a “coltelli”: un passatempo che richiede di infilare a terra un coltello per sottrarre al nemico una fetta del suo territorio, “tagliandola”. Gli agenti della polizia, giunti sul posto su segnalazione dei vicini, presero atto della natura innocente di quel gioco, e presto impararono a loro volta a praticarlo. “Coltelli” deriva dallo svayka, un gioco oggi praticamente scomparso, che nella Russia prerivoluzionaria era invece assai diffuso.

Svayka
In un’antica epopea russa, il gioco dello svayka era usato come metafora del rapporto sessuale, e non a caso: il simbolo dello shivaismo, uno dei culti religiosi più antichi al mondo, è un lingam: combinazione di un anello (simbolo femminile) e una verga (simbolo maschile) – gli stessi strumenti richiesti dallo svayka, che ovviamente affonda la propria origine in epoca precristiana. Un tempo lo svayka era enormemente diffuso tra i russi di ogni estrazione sociale, sia contadini che aristocratici. Persino i giovani principi, cresciuti nell’isolamento delle loro dimore reali, ne conoscevano le semplici regole. Il gioco è anche collegato ad un importante evento della storia russa: l’ultimo figlio di Ivan il Terribile, il principe Dmitry, era cagionevole e soffriva di epilessia.

Giocatori di svayka (Foto: ufficio stampa)

Quando il fratello maggiore Fedor salì al trono, Dmitry fu spedito nella città di Uglich affinché gli fossero risparmiate le preoccupazioni della vita di corte nella capitale. Nel 1591, quando Dmitry aveva solo nove anni, a Mosca iniziò a circolare la notizia della sua morte; Dmitry, si diceva, si ero ferito mortalmente durante una partita di svayka quando, colto da un attacco di epilessia, si era inavvertitamente colpito con una verga. I russi, diffidenti riguardo a quella versione dei fatti, poiché non credevano che il giovane principe sarebbe stato in grado di continuare a tenere in mano una verga da svayka durante un attacco di epilessia, ritennero piuttosto che Dmitry fosse stato ucciso dai boiardi, i quali non volevano che governasse il Paese. Vera o falsa che fosse, la notizia della morte di Dmitry segnò per la Russia l’inizio di una crisi dinastica e del “periodo dei torbidi”, che si concluse con l’ascesa al potere di un’altra dinastia: quella dei Romanov. E lo svayka? Dopo la rivoluzione del 1917 e l’abdicazione dell’ultimo zar, fu lentamente rimpiazzato da “coltelli”.

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Lapta
Mentre lo svayka era per lo più un passatempo, il lapta poteva essere praticato solo da giocatori in buona forma fisica. Il lapta, che è molto simile al cricket e al baseball, si gioca con mazza e palla e richiede due squadre: una che serve la palla con una mazza di legno piatta, e l’altra che tenta di afferrarla e al tempo stesso di acchiappare i membri della squadra avversaria. Il gioco presentava un vantaggio importante: aveva un costo irrisorio, dal momento che per praticarlo bastava dotarsi di mazza di legno e una palla. Il noto scrittore Aleksandr Kuprin scrisse che il lapta “richiede ingegno, una respirazione profonda, spirito di squadra, un atteggiamento vigile, inventiva, velocità, accuratezza, fermezza nel tiro e una profonda fiducia nella vittoria. Non è un gioco per perdigiorno né per codardi”.

Stalin durante una partita di gorodki (Foto: Ria Novosti)

L’origine del lapta è oscura. Le prime testimonianze del gioco lo fanno risalire a Pietrog il Grande, che agli inizi del XVIII secolo lo introdusse nell’esercito russo. Pietro, che durante i suoi viaggi in Europa aveva visitato anche l’Inghilterra, potrebbe essersi ispirato al cricket. Non lo sapremo mai. La sua iniziativa ebbe comunque delle conseguenze durature: il lapta continuò infatti ad essere praticato nell’esercito come forma di esercizio fisico sino al XX secolo, quando si diffuse a livello nazionale. Le gare ufficiali di lapta si tennero solo per un breve periodo, negli anni Cinquanta. Da allora il gioco è diventato uno dei passatempi più amati dai bambini dei villaggi e dei paesi delle provincie russe. Negli anni Ottanta, ad esempio, nella città russa di Tambov, il lapta era molto diffuso tra i bambini della periferia ma risultava praticamente sconosciuto a quelli dei quartieri urbani. Negli anni Novanta fu creata la Federazione russa di lapta, e oggi nella maggior parte delle regioni russe si disputano dei campionati. Un atro gioco che è recentemente tornato in auge è il gorodki.

 

Gorodki
Di tutti i giochi, il gorodki è forse il più “autenticamente russo”, dal momento che non sembra avere molti riscontri in altre culture. L’obiettivo del gioco, inventato probabilmente nel XVIII secolo, è quello di colpire con una mazza, facendoli cadere, dei gruppi di birilli di legno disposti in varie configurazioni. Nel 1805 l’artista tedesco Christian Geissler scrisse a proposito del gorodki: “Questo gioco è conosciuto solo in Russia perché richiede una forza considerevole. Viene giocato da individui forti e ben piantati, che vivono in questo Paese ostico. Quando dei russi si radunano, solitamente giocano a gorodki”. Lo straniero notò inoltre che spesso, alla fine dell’incontro, i membri della squadra vincente salivano sulla schiena dei perdenti – una consuetudine che è scomparsa verso la fine del XIX secolo. Il gorodki era enormemente diffuso tra le persone comuni che vivevano nei paesi e dei villaggi, mentre era disdegnato dalla nobiltà, che vi si dedicava esclusivamente durante il periodo della leva militare.

Il conte Leo Tolstoy ricordava di aver giocato a gorodki con i suoi compagni nel loro campo militare sul Caucaso. Tuttavia, quando i sovietici presero il potere e la nobiltà fu spazzata via, il gorodki si affermò come un gioco di contadini e proletari. Molti leader bolscevichi dimostrarono di amare il gorodki. Nei suoi ultimi anni della sua vita lo stesso Vladimir Lenin soleva dedicarvisi ogni sera per un paio di ore, mentre Joseph Stalin ne era addirittura più entusiasta. “Biliardo, birilli, gorodki – a mio padre piacevano tutti gli sport che richiedevano una buona vista”, ha scritto Svetlana Alliluyeva, figlia di Stalin. La sua casa di campagna era dotata di un campo da gorodki, che egli spesso praticava insieme alle sue guardie. Come ricorda Eugene Katzman, un artista che fece visita a Stalin nella sua dacia: “Joseph Stalin era un ottimo giocatore di gorodki. Quando prendeva la mira con una mazza, il suo volto si faceva particolarmente energetico ed espressivo, come se stesse lottando per imporre la sua opinione in un congresso di partito”. Stalin giocava molto spesso a gorodki con i suoi ospiti, con i quali si faceva vanto della propria abilità.

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