Le voci dietro la festa di Sochi

Un momento della cerimonia di inaugurazione allo stadio Fisht di Sochi (Foto: Grigory Sysoev / RIA Novosti)

Un momento della cerimonia di inaugurazione allo stadio Fisht di Sochi (Foto: Grigory Sysoev / RIA Novosti)

Tre miliardi di persone in tutto il mondo hanno seguito la cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi invernali. Russia Oggi ha parlato con gli organizzatori del maestoso evento

Oltre tre miliardi di spettatori in tutto il mondo. Una coreografia maestosa, rimasta top-secret fino all’ultimo giorno. Dodicimila collaboratori, provenienti da 17 Paesi diversi. La cerimonia d’apertura dei XXII Giochi olimpici invernali, che si è svolta presso lo stadio "Fisht" nel villaggio olimpico di Sochi, ha confermato essere lo spettacolo suggestivo che tutti aspettavano. Russia Oggi ha raccolto i commenti delle persone che hanno partecipato alla realizzazione dell'evento.

Andrey Nasonovsky, produttore esecutivo della cerimonia:

Abbiamo dedicato solo due anni alla preparazione della cerimonia. Si tratta di un tempo davvero esiguo se si considera la grandezza dell’evento. La cerimonia è stata davvero senza precedenti dal punto di vista tecnico, con un sistema unico di cambio delle scenografie, 385 cavi di sospensione e guide per una lunghezza totale di 2 chilometri e mezzo, che hanno trasformato lo stadio, con una capienza di 40mila spettatori, in un enorme teatro senza eguali al mondo.

La Russia nella storia delle Olimpiadi
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James Lee, produttore tecnico della cerimonia:

Nonostante le numerose sfide, lo staff tecnico ha fatto l'impossibile per rendere realtà l’idea creativa della manifestazione. La cerimonia di apertura di Sochi 2014 non ha precedenti dal punto di vista tecnico, alla luce del complesso e dell’innovativo sistema di rampe e strutture sospese utilizzato per realizzarla.

Lo stadio "Fisht", così chiamato in onore di una delle cime della catena montuosa del Caucaso, colpisce non solo per le dimensioni, ma anche per l'aspetto esteriore: l’imponente edificio retroilluminato da una luce azzurra assomiglia effettivamente ad una montagna ricoperta di ghiaccio. I 40mila spettatori, che ieri hanno gremito i suoi spalti, hanno assistito a un meraviglioso spettacolo multimediale, il cui compito principale era raccontare a tutto mondo il nostro Paese, la sua cultura, le sue tradizioni e i suoi abitanti.

Andrey Boltenko, regista e sceneggiatore:

Abbiamo voluto raccontare la storia del nostro grande Paese come nessuno l’aveva mai fatto prima. Volevamo fare in modo che i 3 miliardi di spettatori vedessero la grandezza e la diversità della Russia attraverso gli occhi di un bambino. La protagonista principale della Cerimonia era infatti una bambina di nome Lyubov, che è diventata una sorta di metafora dell’anima femminile della Russia.

Viaggiando attraverso i sogni della piccola protagonista Lyubov, gli spettatori hanno visitato varie regioni del Paese, assistito a importanti eventi della storia della Russia e incontrato figure leggendarie. Non potevano mancare i simboli ai quali si associa spesso la Russia. Un’enorme e scintillate troika di cavalli che ha attraversato la cupola dello stadio; una chiesa ortodossa costruita da “tutto il mondo”; le prime navi militari di Pietro I; la fondazione di San Pietroburgo e, infine, il leggendario balletto russo. La comparsa della scultura dell’Operaio e della Kolkhoznitsa, un simbolo dell'era sovietica, ha suscitato, sugli spalti, un’autentica raffica di emozioni. Una locomotiva e varie costruzioni metalliche hanno ricordato i grandi progressi tecnologici di quegli anni e la Rivoluzione. L’industria automobilistica sovietica, il disgelo di Krusciov, la canzone del film “Mosca non crede alle lacrime”... Insomma, i russi hanno avuto di che ricordare, suscitando in alcuni casi un pizzico di nostalgia. Ma fino a che punto gli spettatori stranieri sono riusciti a capire questi simboli del tempo? 

Mark, Canada:

Il momento più spettacolare della cerimonia è stato quando in scena è comparsa un’enorme locomotiva. L'intero episodio, con i ballerini, le luci e la musica, era, secondo me, un simbolo del potere dell'Urss. Davvero molto suggestivo.

Cecile, Svizzera:

Le cupole delle chiese ortodosse sono conosciute in tutto il mondo, ma quando ha iniziato a risuonare la canzone russa “Kostroma”, ho subito capito che ci trovavamo in Russia! E poi tutto è volato in cielo: uno spettacolo davvero entusiasmante!

Ivan, Polonia:

Mi aspettavo qualcosa di grandioso, ma non potevo proprio immaginarmi uno spettacolo così impressionante. Non saprei nemmeno dire che cosa mi sia piaciuto di più... Credo i fuochi d'artificio alla fine. Io e i miei amici abbiamo intenzione di assistere anche alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi. Mi aspetto di vedere uno spettacolo ancora più sorprendente.

I dettagli della cerimonia di chiusura dei Giochi verranno mantenuti segreti fino al 23 febbraio.

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