Gli obiettivi della Nazionale italiana

Intervista a Giovanni Malagò, presidente del Coni. "Migliorare rispetto a Vancouver 2010"
Il presidente del Coni Giovanni Malagò
(Foto: www.coni.it

Fare meglio di Vancouver 2010. Primo passo di un percorso per una nuova mentalità sportiva in Italia. Giovanni Malagò è alla prima Olimpiade da presidente del Coni. Ecco le sue emozioni e le aspettative sulla spedizione azzurra, in occasione dei Giochi di Sochi.

Presidente Malagò, sono le sue prime Olimpiadi da numero uno del Coni. Prevale l'emozione o la responsabilità per il grande evento, che arriva un anno dopo la sua elezione?

“Sono orgoglioso di poter vivere questa esperienza fantastica, perché i Giochi olimpici rappresentano la massima espressione dello sport, per significato e contenuti. È certamente un’emozione speciale da affrontare con doveroso senso di responsabilità, con la certezza che il Coni ha profuso il massimo impegno nella marcia di avvicinamento all’appuntamento, supportando le federazioni in ogni loro necessità”.

Cinque medaglie per la spedizione italiana a Vancouver: si può fare meglio? 

“Andiamo ovviamente a Sochi con l’obiettivo di migliorarci, le premesse esistono: tornammo dal Canada con cinque medaglie ma vorrei ricordare che siamo da podio in gare in cui può cambiare tutto da un momento all’altro, come nella discesa libera o nel SuperG maschili. Ci tengo comunque a ribadire che vincere più medaglie di Vancouver non vorrebbe dire aver risolto tutti i problemi del nostro movimento e se andassimo peggio non sarebbe comunque tutto da cancellare. Il tema centrale rimane dotare il Paese di una nuova mentalità sportiva”

Lei ha definito l'edizione dei Giochi russi "esageratamente blindata". Ci sono state anche ripetute minacce terroristiche per l’Italia...

“Non ci sentiamo intimoriti, siamo in buona compagnia ed è un discorso molto generalizzato. Ci sono persone professionali che sono abituate a gestire questi problemi e che ci danno ampie rassicurazioni. Come tutte le persone che hanno ruoli istituzionali, e quindi anche un forte senso di responsabilità, valuterò comunque tutti gli approfondimenti del caso, rispettando l’evoluzione dei fatti. Mi sembra che il rapporto sia di otto poliziotti ogni atleta ma meglio così piuttosto che avere lacune nella sicurezza".

Alcuni atleti azzurri, come per esempio Arianna Fontana, ritengono che a Sochi ci sia stato salto di qualità nella qualità delle strutture rispetto a Vancouver. È dello stesso parere?

“Credo che le testimonianze degli atleti valgano più di qualsiasi altra riflessione, sono loro i protagonisti e i principali fruitori degli impianti, soprattutto nella logica della competizione che richiede parametri di valutazione sicuramente diversi e più specifici. Le risorse economiche investite nell’organizzazione della manifestazione costituiscono certamente un elemento oggettivo discriminante per intuire l’impegno profuso nella realizzazione e nell’allestimento dei siti di gara”.

In recenti interviste ha detto che non è il solo medagliere ma anche la programmazione a fotografare lo stato di salute dello sport di un Paese. Gli sport invernali hanno un futuro in Italia anche in caso d'insuccesso a Sochi?

“Quel che occorre è un salto di qualità nella cultura sportiva, questo discorso prescinde dai risultati e vale per l’intero sistema sportivo. Gli sport invernali ci hanno sempre regalato grandi emozioni, grazie a una tradizione storica premiata dai successi e dalla nascita di nuovi campioni. La Federazione ha lavorato in modo serio, sappiamo quanto sia diventata agguerrita la concorrenza nella corsa alle medaglie, non sarà un podio in meno o in più a cambiare i programmi. Esistono certamente le basi per pianificare un futuro ambizioso”.

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