Tu chiamali se vuoi, scongiuri

Alcuni campioni hanno rifiutato di portare la bandiera della Nazionale russa alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi, convinti che questo gesto possa portare sfortuna durante le gare (Foto: Ria Novosti)

Alcuni campioni hanno rifiutato di portare la bandiera della Nazionale russa alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi, convinti che questo gesto possa portare sfortuna durante le gare (Foto: Ria Novosti)

Barba folta, no al cellulare, la disposizione della bandiera. Non c'è gara senza rito scaramantico. Dall'hockey al pattinaggio artistico, ecco come ci si prepara alle competizioni

All’apertura dei Giochi Olimpici di Sochi manca una manciata di ore. Ma ancora non è stato reso noto il nome di chi porterà la bandiera della Nazionale russa. L’intento non è soltanto quello di voler creare un clima di segretezza intorno all’evento: da un po’ di tempo si ritiene che accettare questo incarico onorifico porti sfortuna. Da qualche anno a questa parte il compito di portabandiera in Russia spetta ai campioni olimpici. Tuttavia, dagli anni ’80 in poi questi stessi campioni hanno smesso di ottenere buoni risultati in gara e si ritiene che accettare questo incarico sia di cattivo augurio. A rifiutare l’onore di portare la bandiera russa alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Sochi sono stati finora il campione del mondo di pattinaggio di figura, Evgenij Pljushchenko, e lo skater Ivan Skobrev. I loro allenatori motivano la decisione con lo stress fisico ed emotivo a cui sarebbero sottoposti gli atleti nei giorni immediatamente precedenti all’inizio delle gare.

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Biathlon: il fiato sul collo dei funzionari sportivi

Elena Vjalbe, capo allenatore della Nazionale russa di biathlon, ha proibito alla squadra di scendere dalle montagne per partecipare alla cerimonia d’apertura dei Giochi. A suo avviso, la scelta non sarebbe dettata solo dalla necessità di evitare sbalzi di pressione e temperatura ai quali l’organismo di un atleta potrebbe adattarsi con difficoltà, ma alle probabilità più che numerose che questo possa attirare il malocchio. “Sono molto superstiziosa e so che portare la bandiera alla cerimonia di apertura dei Giochi significa di sicuro perdere l’oro”, ha dichiarato. “Traete voi le conseguenze”.

Il due volte campione olimpico di biathlon, Sergej Chepikov, portabandiera della Nazionale russa ai Giochi Olimpici di Lillehammer nel 1994, non condivide questi timori. In un’intervista al giornale Sport-Express ha detto che a provocare lo stress non sono state tanto le performance supplementari quanto i funzionari sportivi. “Mi stavano sempre col fiato sul collo e non facevano che augurarmi di vincere. Nel periodo che precede le gare questo crea tensione”, ha confessato. Al primo start di quell’Olimpiade lui aveva fatto davvero fiasco, ma poi ha conquistato il suo primo oro olimpico nello sprint.

Pattinaggio artistico di figura: senza telefonini, ma con la croce

I campioni di pattinaggio artistico su ghiaccio non amano parlare dei loro riti scaramantici e delle loro superstizioni persino dopo che hanno lasciato la loro disciplina sportiva. Si dice che la sfortuna abbia un’azione limitata nel tempo, ma durante la carriera decennale dello zar del pattinaggio, Evgenij Pljushchenko, campione a Torino 2006, i suoi fan hanno avuto modo di notare come l’atleta si facesse per tre volte di seguito il segno della croce sul ghiaccio prima e dopo una scivolata. Nelle gare femminili individuali le partecipanti preferiscono non togliersi i pattini dopo il break del programma libero per non perdere la concentrazione necessaria. E molti pattinatori nello spogliatoio cercano di allineare le lame dei pattini, perché si ritiene che così facendo la scivolata riesca perfettamente.

Il campione del mondo di pattinaggio di figura a coppie, Maksim Trankov, non porta mai con sé il cellulare alle gare e teme che il madre e il padre assistano alle gare per tifare per lui. “Mi succede da quand’ero piccolo: dovunque gareggiassi se i miei genitori venivano a vedermi non riuscivo a pattinare bene”, ha raccontato al portale Tribunasports.ru. “In compenso, se è la mia ragazza ad assistere alle gare, nulla va storto. Quando lei è in tribuna io mi sento bene”.

Hockey: “Se hai battuto il Canada, perderai le Olimpiadi”

Quando partono per le gare i giocatori di hockey russi preferiscono non portare donne al seguito. Si ritiene che la presenza femminile mini il loro spirito combattivo. Il rituale scramantico più diffuso tra gli hockeisti è quello di non radersi durante il play-off: le finali delle competizioni, dalla Coppa Stanley alla Coppa Gagarin ai Giochi Olimpici, si trasformano di anno in anno in una battaglia tra barbuti.

La sfortuna ha colpito anche la Nazionale russa di hockey durante gli ultimi Giochi di Vancouver. Allora gli hockeisti russi incontrarono già nei quarti di finale i loro acerrimi nemici – la squadra di hockey canadese – e investirono tutte le energie per battere il nemico di sempre vincendo il match con un punteggio di 3-0, e la conseguenza fu che persero tutti gli altri incontri. Analizzando quel match, l’agenzia di stampa russa BaltInfo coniò una nuova formula scaramantica: “Se hai battuto il Canada, perderai le Olimpiadi”. Per quanto possa apparire strano gli hockeisti sono disposti a rappresentare la squadra russa e a portare la bandiera alla cerimonia d’apertura dei Giochi a Sochi. Uno dei principali candidati al ruolo di portabandiera è l’attaccante della squadra, Ilja Kovalchuk. Kovalchuk ha appoggiato l’iniziativa, commentando all’indirizzo dei colleghi: “Se sei superstizioso, è meglio che lasci perdere lo sport”.

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