L'emblema dei Giochi

Le mascotte dei Giochi di Sochi (Foto: PhotoXPress)

Le mascotte dei Giochi di Sochi (Foto: PhotoXPress)

Le mascotte come messaggio. Cosa ci dice il simbolo scelto per Sochi? Russia Oggi ha analizzato la questione e si è rivolta ad alcuni esperti per avere un commento in merito

Sei anni per scegliere il proprio simbolo. Perchè la prima votazione per scegliere gli schizzi per le mascotte delle Olimpiadi è avvenuta tra gli abitanti di Sochi già nel 2008. In quell’occasione aveva vinto il delfino sugli sci dell’artista di Jaroslavl Olga Beljaeva. Ma, purtroppo per lui, questa votazione non è stata rilevante: il comitato organizzatore delle Olimpiadi ha deciso di rimandare la scelta del simbolo di due anni e nel 2010 ha indetto un concorso nazionale. Il concorso era aperto a tutti e vi hanno preso parte sia professionisti sia dilettanti, al voto sono stati ammessi anche gli utenti di Internet.

In quell’occasione erano arrivati in finale: Ded Moroz, un orso bruno e un orso bianco, un leopardo, un lepre, il sole, il ragazzo di fuoco, la ragazza di neve, una matrioska e un delfino. Prima della votazione la giuria ha eliminato dalla competizione Ded Moroz. Una scelta spiegata dal fatto che i diritti sui simboli delle Olimpiadi vengono trasferiti al Comitato Internazionale Olimpico, e siccome Ded Moroz è il simbolo principale del capodanno russo, è stato deciso di non cederlo al CIO. Alla fine, nel febbraio del 2011 con una votazione televisiva sono state scelte come mascotte il leopardo, l’orso bianco e la lepre, mentre per i giochi paralimpici le mascotte scelte sono state Luchik e Snezhinka. 

L’orso buono del 1980

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Molti allora si sono chiesti: per quale ragione optare per tanti simboli considerato che le Olimpiadi dovrebbero unire e non dividere? Questa opinione è stata espressa in un'intervista di Russia Oggi anche da Viktor Chizhikov, illustratore per bambini e creatore dell’orsetto Misha, mascotte delle Olimpiadi estive di Mosca del 1980. Prima dei Giochi, nel 1977 era stato indetto un concorso  per tutti i paesi dell’Unione, che non aveva dato risultati, dopo il quale furono chiamati a prendere parte all’ideazione della mascotte artisti e illustratori di libri.

L’orsetto olimpico di Chizhikov si attirò le simpatie del presidente del Comitato Internazionale Olimpico e fu confermato dal Comitato Centrale del partito comunista: “Prima l’orso russo si associava a qualcosa di negativo”, racconta Chizhikov “ma adesso, grazie al mio Miša è cambiata la percezione di questo simbolo russo”. La simbologia, secondo Chizhikov, non deve limitarsi a riflettere l’avvenimento, ma deve portare al mondo un messaggio positivo sul paese. In questo senso una grande quantità di mascotte può distrarre l’attenzione. Certo, anche in altre occasioni sono state scelte più mascotte. Ad esempio nel 2002 a Salt Lake City negli USA erano stati scelti un coniglietto, un coyote ed un orso, inoltre, più di una volta, è successo che venissero scelti due animali mascotte.

“È molto positivo che, nonostante siano animali, si possano conferire loro dei tratti emozionali - sostiene Chizhikov - questo è molto importante”. All’opposto porta l’esempio delle mascotte delle Olimpiadi londinesi del 2012,  Wenlock e Mandville. Si tratta di due gocce d’acciaio animate provenienti dall’acciaieria di Bolton. Le due mascotte hanno una propria leggenda secondo la quale si tratterebbe di gocce colate dalle ultime travi dell’Olimpic Stadium. Tuttavia non hanno i tratti del viso. Al centro del loro volto c’è solo un puntino e nessuna emozione. Gli animali possono invece essere rappresentati con fattezze umane, vale a dire conferendo loro espressioni del viso umane e le relative emozioni. 

Tra show e ideologia

Gli esperti  hanno pareri discordanti sulla simbologia di Sochi. Alcuni la apprezzano, altri ritengono che in certi momenti non sia all’altezza. Così il celebre designer russo Erken Kaganov ritiene la scelta visiva delle presenti Olimpiadi eclettica: “Soluzioni interessanti, come ad esempio il patchwork, si combinano con manifesti di bassa qualità, un’infografica mediocre e logotipi costruiti su giochi con il carattere. A questo si unisce un’eccessiva quantità di mascotte tra loro eterogenee. Si ha la sensazione, aggiunge, che non ci sia stato un art director a definire lo stile o, viceversa, che ce ne siano stati più d’uno, ma che non siano in alcun modo riusciti a mettersi d’accordo tra loro".

Al contrario, la professoressa dell’Istituto Superiore di Economia Anna Novikova  sostiene che l’organizzazione delle ultime Olimpiadi non abbia nulla da invidiare  alle precedenti. La dottoressa Novikova analizza le Olimpiadi come fenomeno socio-culturale per questo tende a pensare le Olimpiadi in un contesto più ampio: “Ogni mascotte ha il proprio carattere e ciò rientra perfettamente nella passione, più che generalizzata a livello globale, per lo storytelling. Tuttavia a me sembra che alla simbologia delle Olimpiadi di Sochi manchi l’autoironia. Manca il conflitto interno che avrebbe dato spazio all’interpretazione. Le nostre mascotte sono eccessivamente  fiabesche, patinate”.

Confrontando le Olimpiadi di Sochi con quelle di Mosca del 1980 la Novikova sottolinea che allora nella simbologia e nell’organizzazione degli eventi di massa si teneva conto dell’ideologia di stato. Nell’organizzazione delle Olimpiadi di oggi, invece, si denota un conflitto tra il tentativo di rendere questo avvenimento uno show e quello di scegliere una “strategia bellica” per dimostrare a tutto il mondo che siamo i migliori. Dopo l’apertura dei giochi Olimpici sarà finalmente chiaro dove ci condurranno il leopardo, l’orso bianco e il leprotto.

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