La costruzione di un campione

Nello sport, il presidente Vladimir Putin predilige un modello di “potere verticale”: gli atleti rispondono ai propri allenatori, i quali rispondono alle loro federazioni, che a loro volta rispondono al Ministero (Foto: Itar Tass)

Nello sport, il presidente Vladimir Putin predilige un modello di “potere verticale”: gli atleti rispondono ai propri allenatori, i quali rispondono alle loro federazioni, che a loro volta rispondono al Ministero (Foto: Itar Tass)

Prendendo le distanze dal vecchio modello, che prevedeva il totale finanziamento e controllo da parte dello Stato, molti degli atleti che parteciperanno a Sochi sono stati preparati da allenatori stranieri

Ivan Drago ha delle grandi responsabilità. A partire dal 1985, quando si impose sul grande schermo a suon di pugni, l’algido rivale sovietico di Rocky Balboa ha influenzato la percezione che l’Occidente ha degli atleti russi. A fissarsi nella nostra memoria è stato, in particolare, il suo regime di preparazione che si svolgeva in laboratorio asettico dove, tra tecnologie moderne e steroidi, si creava un atleta artificiale. Per molti, ancora oggi, i campioni russi sono simili a robot, in stile Ivan Drago, o si presentano invece come la tennista Anna Kournikova, bionda e sexy.

La verticale del comando. I russi, inutile dirlo, non sono dei robot. Tuttavia la loro preparazione atletica è assai diversa da quella dei loro rivali Usa o britannici, e l’avvicinarsi delle Olimpiadi offre l’opportunità di studiarla da vicino. La differenza principale è rappresentata dal ruolo dello Stato: per molti degli americani che il mese prossimo arriveranno a Sochi, la partecipazione alle Olimpiadi è resa possibile grazie alle donazioni, al denaro degli sponsor e a sacrifici economici. I russi invece sono lì a spese del loro governo. Il presidente Vladimir Putin predilige un modello di “potere verticale”: lo stesso a cui è improntata l’organizzazione della maggior parte degli sport russi (ad eccezione forse del calcio, dell’hockey e del tennis): gli atleti rispondono ai propri allenatori, i quali rispondono alle loro federazioni, che a loro volta rispondono al ministero.

Lo speciale su Sochi 2014

I fondi statali. Il finanziamento dello sport segue invece la traiettoria opposta − a patto che gli atleti obbediscano e ottengano buoni risultati. Dal momento che per assicurarsi i fondi necessari a finanziare la propria attività non hanno bisogno di perdere tempo con eventi promozionali, gli atleti russi raggiungono spesso una forma fisica migliore di quella dei loro rivali. Quando funziona, questo modello consente di raggiungere risultati spettacolari. Nelle specialità olimpiche nelle quali i russi si distinguono particolarmente, come la ginnastica ritmica, il pattinaggio di figura o il nuoto sincronizzato, gli atleti sono spesso sottoposti a un addestramento intenso e generosamente finanziato a partire dai dieci anni di età, e in seguito vengono ammessi nelle migliori università. Molti di loro iniziano ad allenarsi a soli quattro anni.

L'emotività degli atleti. Durante una conferenza stampa, quando un’atleta della Nazionale di nuoto sincronizzato ha ammesso di aver iniziato a praticare lo sport all’età di sette anni, le sue parole sono state accolte dal resto della squadra con l’esclamazione “Così tardi?”. I risultati, tuttavia, parlano da soli: dal 2000 in poi, la Nazionale russa di nuoto sincronizzato ha prodotto un ricambio continuo di nuovi campioni, conquistando tutti gli ori olimpici. Ad oggi, degli ultimi venti ori del pattinaggio di figura, ben dodici sono andati alla Russia. Inoltre, a dispetto dei luoghi comuni, il modello russo non produce atleti simili a cloni di Ivan Drago, ma lascia anzi molto spazio alle emozioni. Yelena Isinbayeva, forse la più grande campionessa russa di atletica leggera di tutti i tempi, considera il proprio allenatore “un secondo padre”, ed è legata a lui da un rapporto molto speciale. “Certe volte non abbiamo nemmeno bisogno di parlare”, ha dichiarato l’atleta a Ria Novosti nel 2012. “Per capirlo mi bastano poche sillabe e qualche sguardo”.

Zone opache. Il modello russo presenta tuttavia un aspetto negativo. Un ambiente nel quale l’autorità dell’allenatore è sancita dal potere dello Stato, i casi di abuso di potere non sono una rarità. Ciò potrebbe spiegare alcuni dei numerosi scandali di doping: è improbabile che una giovane atleta faccia troppe domande sul regime di “supplementi vitaminici” a cui viene sottoposta quotidianamente, se il suo allenatore ha il potere di annullare i successi da lei ottenuti al SDYuShOR − uno degli eventi riservati alle migliori scuole di sport e vissuti dagli atleti con grande intensità. Questo tipo di isolamento può favorire l’insorgere di una mentalità “da assedio”. A meno di due settimane dalla vittoria del loro ennesimo titolo mondiale, le giovani campionesse del nuoto sincronizzato di cui sopra raccontavano di essere state vittime di numerosi complotti. Il fatto che il pullman che doveva portarle alla piscina per un allenamento fosse arrivato in ritardo era visto come un chiaro tentativo da parte degli spagnoli di “metterle in difficoltà sin dall’inizio”. Ad affermarlo è Svetlana Kolesnichenko, che nel campionato si è aggiudicata quattro medaglie d’oro.

In piscina. Le nuotatrici russe si attengono a delle norme rigorose, che impediscono loro di fraternizzare con le rivali per evitare che sostanze dopanti “possano finire accidentalmente nella nostra acqua, o nel cibo che mangiamo”, aggiunge con impeto l’atleta. Sembra incredibile che un ambiente costretto a lungo a rimanere isolato oggi possa decidere volontariamente di restare tale. Quanto agli americani, “sono anni che cercano di far escludere [dalle Olimpiadi] il nuoto sincronizzato”, dichiara Kolesnichenko. Di simili tentativi non esistono prove. Il nuoto sincronizzato rappresenta uno degli esempi di maggior successo, maggior rigore e maggior isolamento del sistema russo − tanto da far tornare alla mente l’era sovietica. Alcuni indizi lasciano però supporre che le cose stiano cambiando.

La svolta. In alcuni sport il sistema non ha mai funzionato. È il caso dello sci alpino, o del ciclismo. E che alle Olimpiadi del 2010 il medagliere russo abbia raggiunto il minimo storico lascia intuire la necessità di una svolta. I cambiamenti ci sono stati: molte discipline − dal judo, allo snowboard, al curling − sono state vivificate dall’influsso di allenatori e atleti stranieri che hanno portato con se’ nuove idee e una maggiore apertura, che vanno ad unirsi a generosi finanziamenti statali. Dimenticate gli steroidi di Ivan Drago: da questo incontro tra lo stile russo e quello occidentale potrebbe forse nascere la formula vincente.

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