Il cuore di Arianna sulle piste di Sochi

Arianna Fontana alle Olimpiadi di Torino (Fonte: Ufficio Stampa)

Arianna Fontana alle Olimpiadi di Torino (Fonte: Ufficio Stampa)

Una medaglia olimpica ad appena 15 anni. E dopo otto anni, Arianna Fontana è pronta ad essere nuovamente protagonista dei Giochi Invernali in Russia del prossimo febbraio

L’ex bambina prodigio dello Short Track è ora una campionessa alla terza Olimpiade. In cerca del gradino più alto del podio. Arianna Fontana, assieme a Carolina Kostner, è la stella femminile della Nazionale azzurra per i Giochi di Sochi 2014. A poco più di due mesi dal via della competizione, le sue sensazioni: confidenze sul passato, brani di vita di una ragazza semplice che ha centrato la sua prima medaglia olimpica a 15 anni.

Arianna Fontana, oro nei 1000 metri a Kolomna nell’ultima tappa di Coppa del Mondo. La Russia porta bene. Qual è la prima immagine che viene in mente su Sochi?

Quando penso alle Olimpiadi ci sono talmente tante immagini che scorrono nella mia mente che il mio cuore comincia a battere all'impazzata. Spero che avvenga lo stesso quando sarò in Russia.

Lei è la più giovane medagliata italiana ai Giochi (bronzo nella staffetta femminile dei 3000 metri a Torino), è salita sul podio anche a Vancouver 2010. Qual è l’obiettivo a Sochi?

Centrare la finale in ognuna delle distanze nelle quali gareggerò, staffetta compresa. Se riuscirò a farlo, allora mi giocherò una medaglia sfidando tutte le atlete più forti. Rispettando tutti, temendo nessuno.

Ha detto in passato che a Voncouver nei 500 metri si era quasi ”accontentata” del bronzo. In Russia punta tutto sul bersaglio grosso?

Messa così sembra che non ci abbia provato fino in fondo ma non è vero. A Vancouver volevo una medaglia a ogni costo, acquisivo convinzione un turno dopo l’altro e mi sono trovata in finale al massimo della concentrazione. Sapevo e so che una medaglia nello Short Track può materializzarsi o scomparire in una frazione di secondo. Quella volta l’ho vista davanti a me, prima medaglia individuale azzurra nella disciplina, non ho voluto perderla. In Russia sarà diverso. Ho raggiunto una maturità tale da potermi permettere di puntare al successo anche correndo rischi.

Lo speciale su Sochi 2014

Il suo blog Road to Sochi - su www.cerchidigloria.com - è molto seguito in Rete. Da dove è partita l’idea?

Dalla mancanza di informazioni a disposizione degli appassionati dello Short Track. E perché il percorso che porta un’atleta alle Olimpiadi riesce, se ben raccontato, a creare una forte empatia con i suoi fan. Nel blog scrivo dei miei risultati sportivi, ma anche delle mie emozioni e della quotidianità che sto vivendo nel percorso verso le Olimpiadi.

Sua mamma l’ha descritta come una ragazza che, nonostante l’impegno professionale, ha vissuto un’adolescenza normale, tra amori, gioie, delusioni..

Crescere a Polaggia di Berbenno (Valtellina, Lombardia, ndr) ha il piccolo vantaggio di farti rimanere con i piedi per terra. Di conoscere un certo tipo di persone e di riuscire a far tuoi valori come umiltà e rispetto reciproco. Alle volte i ragazzi delle grandi città affrontano realtà più dispersive e si smarriscono. La mia famiglia mi è stata sempre vicino anche quando lo sport è diventato il mio lavoro e ho dovuto per forza di cose abituarmi a vivere in maniera autonoma.

Lo Short Track non è mediatico quanto lo sci alpino. La sua popolarità è alta anche perché non ha peli sulla lingua, come quando criticava squadra e tecnico ai Giochi canadesi?

Non credo sia per questa ragione. E’vero, per certe cose mi piace essere diretta, specie quando si tratta di scelte che condizionano la mia prestazione. E sono una ragazza che quando fa una cosa, la vuole fare bene. Forse la mia popolarità dalla vittoria della mia prima medaglia olimpica a 15 anni. E adesso che ne ho 24 sono alla terza Olimpiade, sono ritenuta un po’ come una veterana di questo sport.

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