Pallavolo, un italiano con la Russia sul tetto d'Europa

La Russia di volley agli Europei di Copenaghen festeggia la medaglia d'oro, conquistata in finale, battendo l'Italia 3-1 (Foto: AP)

La Russia di volley agli Europei di Copenaghen festeggia la medaglia d'oro, conquistata in finale, battendo l'Italia 3-1 (Foto: AP)

È tinto d'azzurro il titolo continentale della Nazionale della Federazione, conquistato a Copenaghen a spese dell'Italvolley, ed è firmato Sergio Busato, vice, in panchina, di Voronkov

Il nome di Yuri Sapega è quello che ricorre più spesso nei ricordi di Sergio Busato, il trevigiano di San Marco di Resana che ha tinto un po’ d’azzurro gli ultimi successi della Nazionale russa di pallavolo, compreso il titolo europeo, il primo dopo la scomparsa dell’Urss, conquistato al Parken di Copenaghen il 29 settembre 2013.

Busato, 47 anni di cui una buona parte spesa sui campi di volley della Federazione Russa, è l’assistant coach di Andrei Voronkov. E come lui è campione d’Europa e ha conquistato l’oro nella World League 2013. Ma, a differenza di Voronkov, Busato ha messo in bacheca anche l’oro olimpico come assistant coach di Vladimir Alekno. A portarlo in Russia per la prima volta, nel lontano 1999, fu proprio Yuri Sapega, che lo aveva conosciuto a Padova, quando il “poeta della rete” (così era soprannominato il campione scomparso nel 2005) era allenatore a Padova.

Al centro, il vice allenatore italiano della Nazionale russa di volley maschile, Sergio Busato (Foto: zenit-kazan.com)

La Nazionale russa di pallavolo ha finalmente trovato maturità e continuità?

Diciamo che la continuità di risultati fa presagire una new age pallavolistica della Russia. Tutto merito di un ottimo lavoro sui gruppi con la vittoria anche del Mondiale prejuniores e juniores, nei club e di un campionato che cresce. Questo era il sogno di Yuri Sapega che immaginava una Lega Volley semi-professionistica con un campionato nello stile di quello di hockey su ghiaccio.

Vincere l’Europeo battendo l’Italia, da italiano l’ha fatta soffrire un po’ oppure la dimensione agonistica è stata più forte dello spirito d’appartenenza a una nazione?  

Io lavoro per la Russia e faccio di tutto affinché la mia squadra possa vincere. Con l’Italia, poi, avevamo già perso al tie break una finale nel 2005 quando eravamo avanti 2-1 e 19-14 nel terzo set. Pallavolisticamente, ormai, mi sento più russo che italiano perché ho acquisito la loro mentalità del lavoro. In Italia i carichi di lavoro sono proporzionali al tempo dedicato al riposo, in Russia, complici le distanze, il freddo e l’organizzazione logistica, la famiglia viene un po’ trascurata.

Non avrebbe preferito incontrare un’altra squadra in finale?  

No, ero sicuro che se avessimo incontrato l’Italia avremmo vinto. Giocare contro gli azzurri crea grandi motivazioni nei russi che vedono l’Italia ancora come un modello da seguire. In questo senso temevo molto di più la semifinale con la Serbia.

Come avete festeggiato la vittoria dell’Europeo, al di là di quello che è successo nello spogliatoio con la foto osé di Spiridonov che circola in rete?  

Su Spiridonov non so dire se purtroppo o per fortuna… Abbiamo festeggiato alla maniera russa con grandi bevute tutti insieme che, sono sicuro, saranno continuate a Mosca. Io, poi, sono rientrato in Italia per riabbracciare mia moglie e mio figlio. In questo sono rimasto italiano: alla famiglia, al caffè, alla pasta al ragù ci penso sempre.

Quanto divario c’è tra la Russia e l’Italia di oggi?  

La Russia, come dicevo, sta lavorando molto bene e sta crescendo. Ci sono almeno 40 giocatori nel giro delle Nazionali che vengono selezionati da un campionato che limita a due gli stranieri in squadra, che, invece, sono liberi per le squadre che partecipano alle competizioni europee limitatamente a quegli impegni. Il rinnovamento post Olimpiade non è stato traumatico perché dietro c’è un buon bacino. Berruto, il tecnico dell’Italia, ha fatto una scelta coraggiosa, furba e giusta convocando molti giovani esordienti che, in caso di debacle, l’avrebbe messo al riparo da eventuali sconfitte.

Lei è stato assistente di diversi tecnici nella Nazionale russa, che rapporto ha con Andrei Voronkov?  

Voronkov è un gentleman, una persona squisita con cui tutti vorrebbero lavorare. È preparato tecnicamente e, da giocatore, ha fatto esperienze internazionali in Turchia ed Estonia. Un tecnico dalla visione internazionale che fa il paio con la presenza di tre allenatori esteri nel campionato: l’argentino Weber e gli italiani De Giorgi e Gulinelli.

Ma lei, quasi sempre eterno secondo, a fare il primo non ci pensa mai?  

Certo che ci penso. Sono secondo per una serie di motivazioni, ma non mi ci sento perché dico sempre la mia nelle discussioni di natura tecnica con i miei coach. Ma sono rispettoso, questa è la mia caratteristica vincente.

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