Korotyshkin: Ora sono padrone del mio destino

Evgeny Korotyshkin nei 100 metri farfalla maschili ai Mondiali di nuoto di Barcellona, il 2 agosto 2013 (Foto: Ap)

Evgeny Korotyshkin nei 100 metri farfalla maschili ai Mondiali di nuoto di Barcellona, il 2 agosto 2013 (Foto: Ap)

Dopo i Mondiali di nuoto di Barcellona, la parola al nuotatore russo, capitano della nazionale, che vive e si allena in Italia

Con la brutta prestazione alle Olimpiadi di Pechino 2008 il nuotatore Evgeny Korotyshkin non era arrivato alla finale nella sua specialità, i 100 metri delfino, ed era a un passo dal concludere la sua carriera sportiva. All’inizio del 2009, invece, si è trasferito in Italia cominciando ad allenarsi con Andrea Di Nino e da quel momento ha stabilito alcuni record mondiali e conquistato un gran numero di premi e medaglie.

L’argento nei 100 metri delle Olimpiadi 2012 a Londra, secondo soltanto al gigante americano Michael Phelps, ha segnato l’apice della sua carriera. Il trentenne capitano della nazionale russa di nuoto racconta la sua vita in Italia, gli allenamenti sotto la guida di Di Nino e la sua nazionale.

Si allena da più di quattro anni in Italia nel team di Andrea Di Nino vicino a Napoli e sembra che non abbia intenzione di abbandonare lo sport. La Russia invece l’ha lasciata e a ben ricordare proprio mentre era sul punto di fare lo stesso con la carriera. Giusto?

Con Di Nino lavoro dal febbraio del 2009 e la filosofia del suo team è semplice: si mettono insieme nuotatori di massimo livello e con allenamenti serrati si ottiene un risultato. Il gruppo cambia di continuo. Se vuoi venire a un solo allenamento fai pure, se preferisci fermarti di più, prego. Ti prepari per le gare per le quali senti di essere necessario. Gli allenamenti sono a squadra, ovvero a seconda degli stili, mentre per le gare ciascuno è seguito personalmente dal tecnico. Gli atleti se ne vanno per i tornei e quando rientrano continuano a prepararsi seguendo i loro programmi. Si può, come diciamo noi, “fare un salto alla base”. È però più interessante arrivare a metà del ciclo di preparazione, per la parte specifica: iniziano già le gare nelle quali provi a superare non solo te stesso, ma anche chi hai di fianco. Gli sportivi si incalzano a vicenda.

A giudicare dall’argento olimpico nei 100 metri il sistema si conferma vincente?

Sto bene nel team: ho trovato una lingua comune con l’allenatore e il clima è buono. A Mosca invece è tutto un correre avanti e indietro. O sei bloccato nel traffico o stai a risolvere problemi senza fine. Non volevo perdere tempo in questo modo.

Su quali principi si basa il lavoro di Di Nino?

Al centro c'è l'approccio individuale. Oltre a Di Nino in squadra c'è il suo assistente, un preparatore in palestra, un dottore, un fisioterapista e ancora lo sponsor che fornisce l'integrazione alimentare. Quando sono arrivato c'era soltanto Andrea. Ora invece il team ha attrezzature e case che possiamo utilizzare. Agli allenamenti ti spremono come un limone. Quando il tecnico vede che per la stanchezza cambiano dei dettagli nella mia tecnica l'allenamento finisce. Di Nino pensa che non abbia senso continuare a lavorare se la tecnica è sbagliata.

Quali risultati si aspetta dai migliori nuotatori russi?

Prima di tutto mi aspettavo una vittoria nella gara regina, la staffette 4x100. Il bronzo va bene lo stesso, anche se i nostri ci sono rimasti tutti male.

Secondo Lei ci possono essere sorprese ai Campionati?

Con l’uscita dopo Londra di molti campioni ora tutte le strade sono aperte. E finché non torna in corsia Michael Phelps – che qui a Barcellona ha inaspettatamente dichiarato la sua intenzione di voler riprendere presto – chi ha fatto un’ottima preparazione prima dei Giochi di Londra ma non è riuscito a raggiungerli per vari motivi, può ora giocare le sue carte e ottenere dei risultati. I numeri due o tre potrebbero passare in testa; nessuno per esempio può prevedere chi vincerà i 100 metri stile libero. Potrebbe benissimo essere il nostro Vladimir Morozov.

Verrebbe da pensare che ora il nuoto Le dà soltanto soddisfazioni?

Senza ombra di dubbio. In Russia invece mi trovavo a pensare di continuo di essere nauseato dal nuoto. Andavo agli allenamenti come ai lavori forzati. Negli ultimi anni invece mi esalto gareggiando con i miei compagni d’acqua e come in passato ho una chance reale di batterli.

C’è tempo per fare altro?

Mi sono iscritto di recente all’Alta scuola di Politica e amministrazione culturale in campo umanistico presso l’Università Statale di Mosca (Mgu). È la mia terza laurea. Alla fine ho capito che la professione di manager-organizzatore fa al caso mio. Ma il management è una scienza seria e questo l’ho capito osservando Di Nino. Peraltro ho imparato molto da lui: prima di fare una qualunque cosa, studia il problema a fondo, in modo da ottenere con la minima perdita la massima efficacia. D’altro canto, però, pur ammirando la sua grinta e il suo rapporto con il lavoro e augurandomi di sapere fare quello che fa lui, non ho comunque intenzione di rimanere scapolo come Andrea e di vivere soltanto per il lavoro senza coltivare altri interessi.

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